GIOVANI IMPRENDITORI | 27 Novembre 2014

Il “pianeta legno” e l’industria che cambia

Dai pannelli per mobili ai semilavorati destinati al settore auto. Bragapan protagonista nel mercato del legno: «Gestione dinamica e innovativa». Parla l’imprenditore

di LUCA PIACENTINI

La sua è la seconda generazione Braga. Un cognome che ormai, nel settore del legno, è entrato nella storia dell'impresa italiana. E’ stato il padre Giuseppe nel 1972 a fondare l’azienda che oggi gravita al centro della galassia di famiglia. Lui, il figlio Luca, 44 anni, è approdato al “pianeta legno” nel 2000 con la Bragapan. Dalla tradizione ai nuovi prodotti: se da 40 anni l’azienda madre è leader europeo nei semilavorati per porte, Bragapan ha fatto strada nel settore mobile, arrivando a consolidare un fatturato di 15 milioni di euro e ad assumere una cinquantina di dipendenti. Non solo. 

Come sottolinea lo stesso Luca, l’azienda non è mai ferma. Dinamica nella gestione, con progetti innovativi, è alla continua ricerca di orizzonti diversi. «Nel 2001 ci siamo trasferiti in questa sede, a Casalmaggiore - spiega l’imprenditore - La prospettiva è continuare a crescere ideando prodotti moderni e originali». 

Oggi il complesso casalasco occupa 20mila metri quadrati, dispone di macchinari avanzati e linee con impianti sempre attivi, che danno risultati di «massima qualità a costi competitivi». Mentre mostra lo stabilimento, il 44enne fa capire che la produzione è in costante divenire. Il core business rimane l’industria del mobile, chiarisce, «ma stiamo uscendo dal principale utilizzo del pannello listellare. Esploriamo nuovi settori, come l’auto e i trasporti». 

Si innova guardando all’estero. E’ questa la meta del sentiero imboccato, ed è qui che l’azienda fronteggia gli aspetti più critici legati alla filiera. Se infatti da un lato la gran parte dei pannelli viene esportata, il 20% in Europa e il 50% tra Usa e Canada, dall'altra parte la Bragapan si è vista costretta ad attivare collaborazioni con aziende d’oltre confine, «tre in Slovacchia e una in Polonia», per risolvere il problema più grave «dell’approvvigionamento del legno». 

Anche se, precisa Braga, «nell’ultimo periodo pure in quelle zone si fatica a reperire la materia prima che, sostanzialmente, sono tronchi di abete e di pioppo». La prospettiva dell’industria italiana del legno è piena di ostacoli, ma la vita non è facile neppure per le imprese estere. «Tutta la concorrenza è in difficoltà», conferma Braga. Anche all’estero hanno leggi che salvaguardano il territorio, e le aziende, a loro volta, "escono" per l’acquisto di materiale. 

«Ci siamo mossi creando nostre piantagioni in Ungheria», aggiunge il 44enne, rimarcando quanto la cura degli alberi e dell’ambiente sia una priorità del Gruppo Braga. Lo provano i numeri: soltanto nel paese est europeo in pochi anni sono stati messi a coltura 135mila alberi. 

Sia nelle piantagioni legate ai terreni «ex coltivi» sia nelle «foreste naturali, in genere boschi misti», si legge nella sezione web che l’azienda dedica al ciclo ecologico, «sono in atto programmi di ripopolamento in collaborazione con gli organi forestali, per far sì che l'equilibrio naturale e paesaggistico non subisca alcuna variazione». 

E’ così: ancora una volta emerge una verità in contrasto con la vulgata dell’ecologismo, che banalizza l’ambiente descrivendolo antagonista della società: è l’uomo a mettere a frutto la natura attraverso l’impresa e, così facendo, ne rimane il vero e unico custode. «Le nostre piantagioni, nel tempo, non hanno cambiato aspetto - è la policy di Bragapan - E questo è per noi motivo di orgoglio». La ragione è semplice: «Per ogni albero abbattuto ne piantiamo uno nuovo».

 

 


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

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