EUROPA | 27 Novembre 2014

Il piano Juncker sa di nuovo

Un cambio di direzione, e una sconfitta dei tedeschi. L'opinione dell'economista Giulio Sapelli

di ROSSANO SALINI

Dire se funzionerà o meno è come sempre un esercizio difficile, oltre che poco interessante. Ma il piano Juncker l'aspetto almeno della novità e del cambio di passo sembra garantirlo. Con una leva di 21 miliardi di euro di soldi pubblici (che poi diventano 60 con quelli che il Fondo Feis dovrebbe raccogliere sui mercati) l'intento è quello di smuovere 315 miliardi di investimenti privati. «Non si tratta di un piano keynesiano», sostiene l'economista Giulio Sapelli, ordinario di Storia economica all'Università Statale di Milano: «assomiglia di più a un meccanismo di project financing: si usa sì la leva delle risorse pubbliche, ma in realtà sono molto poche. Siamo di fronte a una ottimizzazione della finanza creativa per un fine che dovrebbe essere positivo. Checché se ne dica, si tratta di una buona inversione di tendenza, e di certo un passo avanti rispetto al cosiddetto ''ordoliberalismus'' di stampo tedesco, in base al quale non bisogna condividere il debito con nessuno».

Le critiche non mancano, e naturalmente sono arrivate proprio dalla Bundesbank tedesca, che vede appunto scattare l'allarme della condivisione del debito e quindi la possibile contaminazione con le economie più deboli dell'eurozona. «La Bundesbank è partita all'attacco, perché il finanziamento dovrebbe essere fatto con una condivisione dell'investimento che non può che implicare un indebitamento» spiega infatti Sapelli. «Inoltre si è gridato all'allarme per l'impegno previsto da parte della Banca Europea di Investimenti: se la Bei aumenta il proprio indebitamento potrebbe arrivare a perdere il rating da tripla A che al momento la contraddistingue. Però ritengo che sia molto facile avere una tripla A quando si investe così poco.. Io dico che se una banca si chiama ''Banca di Investimenti'', allora non ci sarebbe assolutamente nulla da preoccuparsi se anche dovesse avere un rating B1 o B2. Vorrebbe solo dire che sta finalmente facendo il proprio mestiere».

Oltre al metodo meramente economico, c'è anche un piano più politico-economico che sta dietro al piano Juncker, che secondo Sapelli altro non è che la «sconfitta della Germania». Secondo l'economista c'è un dato importantissimo di cui tenere conto: «il piano Juncker coincide con gli annunci fatti ieri dal capo della Bundesbank Weidmann, cui nessuno colpevolmente ha dato importanza: lui che è sempre stato propenso a dire che tutto va bene e che tutti sono arretrati rispetto alla Germania, ha dovuto ieri ammettere che le banche tedesche sono in grave difficoltà a causa dei titoli immobiliari. Questo è il prezzo che pagano per tutto ciò che sono riusciti a sottrarre agli stress test della Bce, mettendo in atto operazioni che se fossero state fatte da paesi come l'Italia, la Spagna, il Portogallo o la Grecia si sarebbe sicuramente gridato alla truffa». Si tratta dunque di un contesto molto delicato sul piano politico ed economico, all'interno del quale «il fatto che Juncker – rappresentante di un partito come il PPE che secondo me ha commesso troppi errori negli ultimi vent'anni – prenda una posizione di questo genere è un fatto sicuramente positivo».

A margine di tutto questo si pone infine il problema Italia: «Renzi – dice ancora Sapelli – dovrebbe giocarsi molto meglio questa partita. E invece non ho visto un'enfatizzazione di questo passaggio. Non capisco perché non lo faccia. In fondo è l'unica cosa positiva che porta a casa dalla presidenza europea. A parte la Mogherini, si intende, che è sì una bravissima donna, ma per avere lei non abbiamo avuto un commissario economico rilevante. Quindi mi sembra un passaggio politico non ben gestito dal nostro premier». Intanto che aspettiamo di sapere se il piano Juncker abbia efficacia o meno, rimane dunque il timore che dal punto di vista politico tutto si risolva nell'ennesima occasione persa dall'Italia.


ROSSANO SALINI

Laureato con lode in Lettere Classiche, dottore di ricerca in Italianistica, è giornalista professionista. Ha pubblicato articoli e interviste su testate nazionali (Il Riformista, Il Giornale, L’Osservatore Romano, Liberal, Panorama Economy). Ha lavorato al quotidiano on line 'ilsussidiario.net', dopo aver direttamente partecipato all’attività di elaborazione e avviamento del progetto editoriale. Ha lavorato per enti e associazioni nell'ambito dell'attività di comunicazione e ufficio stampa.

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