NO ALLA RIFORMA | 12 Novembre 2016

Il referendum? «Se vincerà il sì, 'crollerà una diga'»

Intervista al presidente del Comitato difendiamo i nostri figli Gandolfini: «Governo non sostiene grandi valori antropologici. In atto strategia nazionale contro la famiglia». Se vince il «sì»? «Leggi su omofobia, cannabis, divorzio express ed eutanasia

di LUCA PIACENTINI

Non è vero che la riforma costituzionale cambierà in meglio il paese. Via i ‘falsi miti’: non sarà decisiva per crescita economica, taglio della spesa pubblica e lentezza nell’approvazione delle leggi. Nel merito è «confusa e pasticciata», nelle conseguenze sul piano antropologico è estremamente preoccupante, perché faciliterà la «destrutturazione della famiglia». Sono queste, in sintesi, le tesi argomentate nell’incontro pubblico organizzato lunedì 7 novembre a Palazzo Cittanova dalla sezione cremonese del Comitato difendiamo i nostri figli. In sala posti esauriti, presenti circa trecento persone. Piatto forte della serata, l’intervento del presidente nazionale del comitato, Massimo Gandolfini. Con la consueta chiarezza, facendo uso di slide per focalizzare i concetti chiave, il neurochirurgo e neuropsichiatra ha evidenziato i rischi per il futuro della famiglia collegati alla riforma Renzi-Boschi. 

 

PERCHE' NO AL REFERENDUM. CASADEI: I FALSI MITI DELLA RIFORMA COSTITUZIONALE
Ad aprire l’incontro, dopo l’introduzione del filosofo cremonese Sante Maletta, l’inviato del settimanale Tempi Rodolfo Casadei, che ha sfatato i 'falsi miti' positivi legati alla riforma costituzionale. Casadei è entrato nel merito degli aspetti più critici, come l’aumento dei contenziosi prevedibilmente causati dal nuovo Senato o il ritorno al 1970 nel rapporto con le Regioni, attraverso la clausola di «supremazia» invocabile dallo Stato. 

 

Senza contare il metodo: il governo non agisce con il largo consenso che sarebbe auspicabile - è stata la riflessione del giornalista - qui si cambiano 47 articoli della Costituzione su 139, e lo si fa con una maggioranza risicata, per di più sostenuta da parlamentari tansfughi di altri schieramenti. 

 

GANDOLFINI SULLE «CONSEGUENZE ETICAMENTE SENSIBILI» SE VINCE IL SI'?
Intorno alle 21.40 ha preso la parola Massimo Gandolfini, delineando lo scenario più probabile e le conseguenze «eticamente sensibili» in caso di vittoria del sì al referendum del 4 dicembre. Il medico ha preso le mosse dal Family day. Ha ricordato le ragioni che hanno portato in piazza per ben due volte milioni di famiglie. 

 

SUL «CI RICORDEREMO» AL CIRCOMASSIMO: «VEDREMO SE IL GOVERNO RAPPRESENTA IL COMUNE SENTIRE DI MILIONI DI ITALIANI»??
Ha spiegato che quel «ci ricorderemo», rivolto al governo dal palco del Circo Massimo, non era una sfida ma significava una cosa molto semplice: «Vediamo come si comporterà questo esecutivo», se «rappresenta il comune sentire di milioni di italiani». Le famiglie sono attente ai provvedimenti dell’esecutivo, vigilano, sono pronte a dare battaglia con ogni strumento lecito e democratico a disposizione. Tradotto: così ha promesso il comitato, così sta facendo nella battaglia per il no. 

 

«FIDUCIA SU UNIONI CIVILI GRAVISSIMA VIOLAZIONE DELLA LIBERTÀ DI COSCIENZA DEI PARLAMENTARI»?
Gandolfini ha criticato il governo Renzi per l’approccio tenuto sulla legge delle unioni civili. «Iniziando la 17 legislatura - ha ricostruito il medico - il presidente del consiglio dichiarò che nel programma di governo non c’erano leggi eticamente sensibili e che se per disgrazia fosse capitata un’evenienza di questo genere non avrebbe mai posto il voto di fiducia. Se quella è la parola del premier, guardare com’è andata a finire». L’iter di approvazione del ddl Cirinnà ha visto il governo porre il voto di fiducia, «imponendo d’obbligo la disciplina di partito», ha sottolineato il leader del comitato, una «gravissima violazione della libertà di coscienza dei parlamentari» e «di un sano dibattito parlamentare, che rispecchiava la delicatezza di un tema che investiva l’intero tessuto sociale». 

 

L'INTERVISTA A MASSIMO GANDOLFINI
Ecco l’intervista che Gandolfini ha rilasciato all’Inviato Quotidiano a margine dell’incontro. 

 

Perché non va questa riforma costituzionale. Quali sono i pericoli per la famiglia? 
«E’ una riforma pasticciata e molto confusa. Crea molti più contenziosi di quanto non dichiari di volerne risolvere. Soprattutto è pericolosa perché dà un accentramento di potere all’esecutivo, che di fatto svolgerà pesantemente l’attività legiferativa, che dovrebbe essere esclusivamente in capo al Parlamento. Questo esecutivo ha già dato prova di non volere sostenere i grandi valori antropologici, addirittura di produrre leggi contrarie a tali valori. E’ questa una delle ragioni per cui votare no, sia nel merito sia nella vocazione che lo sostiene».

 

Quali sono gli aspetti maggiormente critici della riforma? 
«Gli esempi sono molti. Prenda il nuovo Senato, cosiddetto ‘delle autonomie e delle Regioni’. Sarà composto da cento persone di fatto non elette dal popolo. Ci troviamo dei nominati dai consigli regionali e comunali, sindaci, in una camera che dovrebbe essere rappresentativa del popolo italiano. Viene colpito niente meno che l’articolo 1 della Costituzione, secondo il quale la sovranità appartiene al popolo. E come la esercita? Tramite il principio di rappresentanza e con l’elezione diretta del proprio candidato. Ecco: tutto questo viene negato per una delle due camere fondamentali della Repubblica». 

 

Il popolo della famiglia è sceso in piazza ma non è stato ascoltato. Che cosa è successo? 
«All’indomani dell’approvazione delle unioni civili, trasformate in un simil matrimonio che viola sostanzialmente l’articolo 29 della Costituzione che definisce la famiglia come una società naturale fondata sul matrimonio, eminenti esponenti politici del governo e della maggioranza hanno dichiarato apertamente che metteranno mano a leggi quali l’adozione per tutti, la legge sull’omofobia, la legalizzazione della cannabis, il divorzio breve e l’eutanasia. C’è una vera e propria strategia nazionale che l’esecutivo vuol portare avanti contro la vita e contro la famiglia. Questa è una delle ragioni fondamentali per cui dobbiamo fare di tutto per opporci e bloccare questa iniziativa destruente e deleteria dell’antropologia del popolo italiano». 

 

Dove si vede la mancanza di sostegno, anche economico, alla famiglia da parte dell’esecutivo? 
«L’esecutivo sta varando provvedimenti che hanno le caratteristiche dello spot elettorale. Mancano interventi struttali a favore delle famiglie sotto la soglia di povertà, che oggi sono un milione e 400mila. Inolte il governo non aiuta i nuclei numerosi». 

 

Quali provvedimenti servirebbero? 
«Da molto tempo chiediamo lo stipendio di maternità. Si tratta di garantirlo, almeno per i primi tre anni, alle madri che stanno a casa ad accudire i propri bambini e seguire la famiglia. Donne che svolgono un ruolo sociale di certo non inferiore rispetto a chi va in fabbrica, ufficio o a scuola per lavorare. Un altro esempio: una decurtazione fiscale per le famiglie numerose che tenga anzitutto conto del numero dei componenti e non del reddito. Sono provvedimenti strutturali di cui purtroppo non si tiene conto». 

 

Qual è il messaggio per il 4 dicembre? 
«Anzitutto andare a votare. Ricordo a tutti che siamo di fronte ad un referendum confermativo. Se vanno a votare anche solo 10 persone, è valido ugualmente. In secondo luogo, votare no per due ragioni. La prima è di sostanza e di merito: la riforma è confusa e realizzata male. Va fermata e ripensata in un momento successivo. L’altra ragione è più profonda, di ordine antropologico: si tratta di difendere la famiglia e i bambini dall’ideologia gender che vuole invadere le scuole, dalla legge che vuole legalizzare l’uso della cannabis, una mostruosità sociale e civile. Una ragione di valore per cui dobbiamo votare e far votare convintamente il no». 

 

Quale temete possa essere il prossimo passo verso quella che chiamate ‘destrutturazione della famiglia’?
«Se dovessere vincere il sì, crollerà una diga. Difficile dire quale sarà la road map in ordine temporale. Ma certamente si rimetterà mano alla legge cosiddetta Scalfarotto sull’omofobia, certamente la legalizzazione della cannabis, il divorzio express e l’eutanasia. Ricordo che ci sono ben sei disegni di legge già depositati alla Camera e al Senato che approvano la soppressione dei malati e quindi l’idea dell’eutanasia».


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

AUTORI

COMMENTI

Non ci sono commenti per questo articolo.