SUD MALATO | 04 Agosto 2015

La superficialità di Renzi e la morale spompata di Saviano

Dopo la botta del rapporto Svimez, Renzi rilancia il Sud a forza di annunci. Saviano lo attacca con il peggiore repertorio del ‘vittimismo sudista’. Intanto burocrazie e i politicanti meridionali mandano in fumo gli investimenti europei

di ROBERTO BETTINELLI

A sentire i titoli dei Tg e gli strascichi del botta e risposta tra il premier Renzi e lo scrittore Roberto Saviano, in Italia, la vera priorità italiana sarebbe il Sud. E’ vero. Che il Meridione sia ormai ridotto in una situazione che ne mette a rischio la stessa sopravvivenza, non c’è dubbio. Peccato però che non si tratti di un’emergenza, per così dire, attuale. Non siamo alle prese con una ‘breaking news’. Il Sud è da sempre prigioniero di una miseria civile oltre che economica. Se si escludono poche, rarissime eccezioni le regioni dello stivale che si protendono nel Mediterraneo sono i territori che in Europa forniscono da sempre i peggiori indici in riferimento a povertà, corruzione, criminalità. Il confronto con quanto avviene nel Nord e nel Centro, è impietoso. E, soprattutto, non è una novità. 

L’allarme di Renzi e Saviano è scoppiato dopo la pubblicazione del rapporto Svimez che ha denunciato come il Sud Italia, dal 2010 al 2013, è cresciuto meno della Grecia, facendo segnare il peggiore risultato di tutta l’Eurozona. Un documento, quello redatto dall’Associazione per lo sviluppo nell’industria nel Mezzogiorno, che esprime un giudizio implacabile sul presente e lascia poca speranza per il futuro: «desertificazione industriale», «assenza di risorse umane, imprenditoriali e finanziarie», «sottosviluppo permanente». La crisi economica ha riportato il numero degli occupati ai livelli del 1977, l’anno di inizio delle serie storiche dell’Istat. Il Pil complessivo è risultato negativo per il settimane anno di fila con un un meno 13% rispetto al 2007 contro il meno 7,4% del Centro Nord. Il Pil pro capite è precipitato, rispetto al resto d’Italia, ai valori di 15 anni fa. Per non parlare delle condizioni di vita delle donne. Soltanto una cinque, infatti, ha un posto di lavoro. Una povertà diffusa che ha fatto tabula rasa anche della predisposizione delle famiglie meridionali ad avere figli. Nel 2014 le nascite si sono bloccate a quota 174mila. Un dato che risale a 150 anni fa. Se si pensa che le regioni meridionali, a differenza di ciò che succede nel Nord, non riescono a beneficiare dello stimolo della domanda estera, si capisce che è molto difficile guardare al domani con fiducia. 

Inutile dire che questa situazione era nota da tempo. La polemica scoppiata fra Renzi e Saviano risulta fastidiosa e stucchevole soprattutto perché vede da un lato il premier costretto a difendersi in merito all’operato del suo governo che, stando a Saviano, avrebbe «il dovere di ammettere che ad oggi nulla è stato fatto». D’altro canto lo scrittore partenopeo esibisce nella sua lettera indirizzata al presidente del Consiglio i luoghi comuni della peggiore retorica assistenzialista incolpando lo Stato che dovrebbe «chiedere scusa a quei milioni di persone che sono state considerate una palla al piede e, allo stesso tempo, sfruttati come un serbatoio di energie da svuotare». 

Considerata la risonanza mediatica dell’attacco dell’autore di Gomorra, Renzi non è stato certo zitto e ha scritto un tweet di fuoco contro i «piagnistei sul Sud». Il ministro Guidi ha buttato in pasto all’opinione pubblica un piano ad hoc che potrebbe disporre della mirabolante cifra di 80 miliardi di investimenti per le regioni meridionali. Scoppiato il bubbone, il capo del Governo non ha esitato a comportarsi esattamente come i vecchi notabili democristiani che per decenni hanno ‘allattato’ le popolazioni meridionali con una pioggia torrenziale di contributi. 

Ma ciò che né Renzi né Saviano dicono con la giusta determinazione è che i territori del Sud sono amministrati male. Una risposta che può sembrare semplicistica ma che però trova un immediato riscontro nei circa 10 miliardi di euro che l’Unione Europea ha destinato per i progetti di sviluppo e che non sono stati ancora rendicontati dalle regioni. Investimenti fermi al palo e che interessano i settori cruciali delle infrastrutture, della produzione industriale, del credito e dell’innovazione tecnologica. Ma i miliardi in attesa di essere sbloccati sono quasi 100 se si considerano i periodi 2007-2013 e 2014-2010. Una paralisi che può essere addebitata solo alla proverbiale incapacità della burocrazia pubblica e del ceto politico. Da ricercare, prima di tutto, in loco. 

Saviano dovrebbe riconoscere che, invece di costrure nemici immaginari, il Sud dovrebbe fare una seria autocritica. Quanto al segretario del Pd, troppo impegnato a sbrogliare le beghe di palazzo e le faide del suo partito, tralascia le imperdonabili responsabilità della categoria alla quale appartiene: i politici di professione. Che nel Mezzogiorno hanno garantito performance ancora più squallide di quanto è stato registrato altrove. 

Ma ora che sembra così essersi ricordato del Sud Italia, per quanto alla sua maniera tutta all'insegna della superficialità e dell'improvvisazione, speriamo che il premier faccia altrettanto con il Nord. L’unica e vera locomotiva del Paese. Anche questa dimenticata da un governo che ha dimostrato di non avere uno straccio di politica industriale e che continua a strangolare le imprese con una tassazione che supera il 60% e che si ostina a non pagare, nonostante le promesse di Renzi, i debiti che ha contratto con le aziende. 

Il Sud è importante e fa bene il presidente del Consiglio ad occuparsene. Ma è il Nord la chiave di tutto. Qui c’è l’Italia che produce. Se muore questa Italia non ce n’è più per nessuno. Mezzogiorno compreso.


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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