PENSIERO UNICO | 21 Febbraio 2018

Il sentimentalismo che riduce tutto a emozione

Uno dei modi con cui il pensiero unico si propaga è quello di fare leva sul sentimentalismo, che riduce tutto a pura emozione. Come nel caso di Sanremo, in cui la canzone “Non mi avete fatto niente” lancia un messaggio che nega la realtà

di GIUSEPPE ZOLA

In Occidente, Italia compresa, stiamo spianando la strada al “pensiero unico” in vari modi. Uno dei modi più frequenti è quello di approfittare del clima di “sentimentalismo” che si sta creando un po’ dappertutto, tanto è vero che una delle parole più usate attualmente è “emozione”. Tutti si stanno emozionando e ciò che non emoziona immediatamente non è considerato vero e degno di attenzione. Ciò è particolarmente evidente in televisione, dove quasi tutti, per approvare qualsiasi cosa, devono dire che essa “emoziona”. Che noia!

Anche il recente festival di Sanremo, visto da quasi tutti gli italiani, ha seguito questa regola, tentando di emozionare forzatamente, anche quando non vi era nulla di cui rallegrarsi.

Vorrei prendere come esempio la canzone che ha vinto il festival, quella che grida “non ci avete fatto niente” a chi ha provocato stragi orribili con centinaia di morti, provocando lutti terribili e infiniti. Quella canzone ha vinto dicendo una grossa bugia. Non è vero che le stragi islamiche non ci hanno fatto niente. Innanzi tutto, hanno provocato immensi dolori, che non saranno certo sminuiti da una canzonetta che cerca di dimenticarli. Poi, checché ne dicano le belle anime politiche, ha cambiato molte delle nostre abitudini: basta andare a prendere un aereo per accorgersene oppure andare in piazza del Duomo a Milano o in piazza San Pietro a Roma oppure andare a partecipare ad una Santa Messa in tante chiese italiane, dove devi sottoporti a continui e asfissianti controlli. E ancora, basta sentire ciò che tanta gente dice negli autobus o nei bar o nei negozi per capire quanto sia falso affermare che non ci hanno fatto niente. Lo dicono solo i bambini, quando vogliono nascondere la verità dell’offesa ricevuta, quando canticchiano: “non mi hai fatto niente faccia di serpente”. Infantile questo atteggiamento!

Ma perché lo dicono? Appunto, perché pensano di poter nascondere la realtà per poter continuare a vivere, perché pensano che il perdono consista nel falsificare e nascondere i delitti (solo alcuni di essi, poi), perché sarebbe troppo scomodo prendere atto della realtà in quanto implicherebbe mettersi a lottare in vario modo e la lotta è sempre scomoda. In fondo, questo sentimentalismo è frutto di censura e quindi di ignavia e, a sua volta, produce ignavia giustificata, mentre l’ignavia costituisce un gravissimo peccato ed un grave danno per l’intera società.

Ma perché questo sentimentalismo aiuterebbe il pensiero unico? Perché esso abbassa la guardia di ogni persona e dell’intera società, rendendo molto più facile la penetrazione di un pensiero che è senza vere ragioni, basato solo sulla presunzione dell’uomo di essere sufficiente a se stesso. In questo senso, l’Occidente manca sempre di più di veri uomini. Troppi sono rimasti fanciulli.


GIUSEPPE ZOLA

Giuseppe Zola svolge la professione di avvocato a Milano. E' stato vicesindaco e assessore a Palazzo Marino.

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