I VELENI DI ROMA | 29 Ottobre 2015

Il sindaco poltronaio e il partito avvoltoio

Marino non molla poltrona. Il Pd di Renzi lo scarica per farsi bello davanti agli elettori. Un’operazione ipocrita e irricevibile per i romani che vogliono votare e punire i colpevoli di un disastro che umilia tutta la nazione

di ROBERTO BETTINELLI

Roma è la capitale d’Italia. Dovrebbe brillare di luce propria. Invece è ofuscata dai veleni di una giunta che tutti considerano morta e sepolta. Tranne il sindaco Ignazio Marino che, a sorpresa, ha fatto capire di voler ritirare le dimissioni presentate lo scorso 8 ottobre. Una decisione destinata a diventare irrevocabile solo dopo la data del 2 novembre. Può farlo. E’ nelle sue disponibilità. Ma il gesto dimostra che Marino è semplicemente uno dei tanti ambiziosi poltronai di cui è piena la scena politica. 

 

Un gesto che pare non essere tollerato, se non da tutti i dirigenti, almeno dai due ‘Mattei’ del partito di maggioranza relativa: Renzi, segretario, e Orfini, presidente. Preoccupoati di non veder calare il consenso a livello nazionale, sanno di non rimetterci nulla direttamente. Anzi, dall'addio di Martino potrebbero solo uscrine bene. Più forti e credibili di prima. Puri e trasparenti. Testimonial di un partito che ha espulso le tossine e si è rigenerato. 

E' l’immagine di un ‘Pd avvoltoio’ che, pur di non retrocedere nei sondaggi, non esista a divorare chiunque pur di sfamarsi. Se si perde il passo, si rallenta, si cade a terra e si fa fatica a rialzarsi, non si può sperare in nessun aiuto. L’unico parametro è il successo mediatico del segretario e del partito. Le due cose ormai coincidono in tutto e per tutto.

Spieghiamo meglio. Sul fatto che il sindaco di Roma non sia stato in grado di amministrare la capitale non ci sono dubbi. Marino non ha risolto un solo problema di quelli che gli sono stati consegnati dalla giunta Alemanno. Semmai, ne ha aggiunti. Roma è nel caos sul fronte del trasporto urbano, l’Atac è rimasta quella che era ossia l’azienda partecipata al 100% dal Comune con un miliardo e mezzo di debiti, non c’è nessuna strategia per affrontare il Giubileo alle porte ed è stato provato dalla magistratura che non è possibile rivendicare alcuna discontinuità rispetto alla mala gestione che ha alimentato negli anni Mafia Capitale. 

Marino non ha rappresentato una svolta per la capitale del Paese che non ha conosciuto una virtuosa rinascita nella gestione dei conti pubblici e tantomeno su quello, importantissimo per una città che ha il compito di rappresentare il meglio dell’Italia, il prestigio. 

 

Veniamo al Pd di Renzi. Prima di tutto è da sottolineare che i due, sindaco e segretario, non sono mai andati d’accordo. Entrambi hanno avuto l’ardire di sfidare la vecchia guardia nelle primarie. Con la differenza, però, che Renzi ha vinto mentre il chirurgo genovese è arrivato terzo dopo Bersani e Franceschini. Un risultato che non ha mai rasserenato Matteo Renzi dal momento che Marino ha strappato alla destra il Comune di Roma tentando in ogni modo, e in parte riuscendoci, di imporre un’autonomia che il premier non ha mai sopportato. 

Ma la verità è che Marino è stato introdotto nella vita politica della capitale come una speranza dal Pd che oggi, visto il fallimento, non esita a sacrificarlo davanti all’opinione pubblica. Una strategia da campagna elettorale tanto scoperta quanto maldestra. Catapultato dagli States, Marino si è seduto al tavolo con chi di dovere e ha firmato tutti gli accordi che era necessario firmare per assicurarsi il Campidoglio. Il Pd ha visto bene di sfruttarne le potenzialità di professionista e accademico. 

 

Ma dopo due anni Marino si è rivelato un bluff. Incapace di conquistare il cuore dei romani e di gestire una macchina comunale corrotta e fuori controllo. Il Pd, punto di origine di un disastro amministrativo e morale che discredita tutta la nazione, ora lo scarica. Un’operazione ipocrita e irricevibile sul piano morale che non convince nessuno e men che meno gli elettori romani che sperano di tornare al voto il prima possibile sperando nella buona sorte e di individuare finalmente chi potrà renderli fieri della loro città.


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

AUTORI

COMMENTI

Non ci sono commenti per questo articolo.