MOVIMENTO 5 STELLE | 09 Febbraio 2017

Il sogno infranto di Beppe Grillo

Roma, Palermo, Parma: ovunque governa il Movimento 5 Stelle registra fallimenti e delusioni. Fotografia di una classe di neopolitici fragili, ambiziosi e in preda alle turbe mediatiche di un uomo di spettacolo che confonde il sogno con la realtà

di ROBERTO BETTINELLI

Frana il sogno dei 5 Stelle. Dovevano essere i guaritori dei mali del Paese, ma non fanno altro che rimbalzare da una figuraccia all’altra. L’ultima, in ordine di tempo, è l’onesta ma politicamente improvvida dichiarazione dell’assessore all’Urbanistica del Comune di Roma Mario Berdini che, a colloquio con un giornalista, ha definito «impreparata» Virginia Raggi. Non solo. Ha pure aggiunto che «è circondata da una banda». Un giudizio che, attribuito all’esponente più in vista dei pentastellati se si escludono Grillo e il rampante duo parlamentare Di Maio-Di Battista, smonta la presunzione di superiorità morale e operativa rispetto ad una classe politica incompetente, schiava della logica familistica, autoreferenziale, irrimediabilmente separata dalla realtà del Paese.

Pare che la Raggi, forse per non umiliare ulteriormente una giunta che sembra colpita da una maledizione atavica, abbia perdonato l’incauto assessore. Ma resta il fatto che Berdini ha detto la verità confermando, in termini risolutori e dalle conseguenze inevitabilmente imbarazzanti per il Movimento 5 Stelle, ciò che in fondo pensa la maggioranza degli italiani. E cioè che Roma è una città ormai allo sbando, priva di un timoniere adeguato e neanche minimamente all’altezza delle difficoltà del presente, perfino peggiore rispetto ai precedenti quando in auge c’erano i volti del Pd e di un centrodestra a trazione ‘aennina’.

Virginia Raggi è stata eletta sull’onda degli scandali di Mafia Capitale, un’inchiesta che è sfociata in 113 assoluzioni fra le quali si registrano i nomi eccellenti dell’ex primo cittadino Alemanno accusato di associazione mafiosa e del governatore della Regione Lazio Zingaretti che doveva rispondere di corruzione, e nessuno mai avrebbe pensato di vederla indagata a sua volta nel giro di pochi mesi. Tanto più che, al momento dell’elezione, valeva l’obbligo delle dimissioni irrevocabili per gli eletti grillini colpiti da un avviso di garanzia. Regolamento, questo, che Grillo ha visto bene di rivedere con una tempistica alquanto sospetta proprio a ridosso dei guai giudiziari del sindaco romano.

Ma se la capitale resta in balia di una grossolana improvvisazione che si colloca all’estremità del concetto di buon governo della cosa pubblica, anche nel resto del Paese la situazione dei 5 Stelle è tutto tranne che rosea. A Palermo tre deputati per un totale di 14 militanti sono finiti nel tritacarne giudiziario con l’accusa di aver falsificato centinaia di firme per presentare in tempio la lista alle elezioni comunali del 2012. Dopo aver ricevuto l’avviso di garanzia lo scorso novembre, quando ancora era in essere il codice etico originario, i tre esponenti parlamentari furono sospesi dai probiviri del partito. Una ‘ghettizzazione’ lautamente propagandata dai compagni che siedono nei banchi di Montecitorio e Palazzo Madama, ma che non ha certo spinto i rei a mollare poltrona e stipendio.

Risalendo la geografia dello stivale non si registrano miglioramenti come rivela la faida tra Parma e Bologna con il leader regionale Bugani che si è precipitato nella roccaforte del sindaco Pizzarotti, il primo pentastellato a trionfare in una elezione locale, per arginare la continua fuga di esponenti e simpatizzanti attratti dalla nuova lista sponsorizzata dal primo cittadino. Un divorzio, quello fra Pizzarotti e Grillo, ormai datato al punto da trasformare Parma nel focolaio di una rivolta che rischia di contagiare le altre città italiane. A innescare la miccia il liderismo estremo e la finta partecipazione che descrivono la vita interna del movimento, in aperto e plateale contrasto con la favola ugualitaria narrata dai 5 Stelle. Il capriccioso autoritarismo del comico genovese, l’oligarchica dei frontman romani e della Casaleggio & Associati, le purghe sistematiche: sono tutti esempi di un clima paranoico e ossessionato dalla sindrome dell'accerchiamento.

Unica fonte di orgoglio per i seguaci di Grillo sempre più sulla difensiva come dimostrano le bordate lanciate in direzione dei giornalisti da un Di Maio sbraitante e sguaiato, è il sindaco di Torino Chiara Appendino. Il più amato d'Italia secondo l'annuale indagine del Sole 24 Ore. Un barlume di speranza dentro l'assordante mediocrità che si sta palesando ineluttabilmente sul fronte dei sondaggi dove i 5 Stelle registrano un calo costante. Un declino che rispecchia le performance tutt’altro che esaltanti degli esponenti grillini ma che, nonostante la violenza delle reazioni, non genera lo scatto di onestà e di autocritica che dovrebbe produrre chi ogni giorno accusa la vecchia classe politica di non essere capace di mettersi in discussione precludendo alla nazione la possibilità di svoltare pagina e di andare incontro ad un nuovo destino. 


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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