ELEZIONI | 24 Novembre 2014

Il terremoto dell'astensionismo

Che gli elettori siano sempre più in calo lo si sa da tempo. Ma il dato dell'Emilia Romagna con poco più di un terzo dei votanti è un fatto nuovo

di REDAZIONE

Alle elezioni conta innanzitutto chi vince e chi perde. E per l'ennesima volta negli ultimi mesi il centrosinistra ha vinto, anzi stravinto, e il centrodestra si deve leccare le ferite. Vittoria in Emilia Romagna con il 49 per cento, e vittoria schiacciante in Calabria con il 61 per cento.

Detto questo, sarebbe sciocco non guardare con grande attenzione al dato dell'astensionismo: in Emilia, regione solitamente attaccata al voto, sono andati alle urne poco più di un terzo degli elettori (37%), un numero paurosamente al di sotto delle aspettative. Addirittura un 7% in meno rispetto alla Calabria (44%), e sappiamo bene che tradizionalmente l'affluenza è più alta al nord che al sud.

Il Pd può anche far finta di nulla, e dire che questi sono problemi secondari. Renzi fa come al solito lo spaccone e liquida subito tutti via twitter dicendo che c'è chi vuole «chiacchierare» mentre lui cambia l'Italia. Però i numeri ci sono, e dicono che più di un milione e 200mila elettori avevano tracciato il simbolo Pd alle europee, mentre domenica l'hanno fatto poco di 500mila persone. Un'oscillazione forte, che deve far riflettere. Non che Renzi debba cospargersi il capo e dirsi responsabile di una certa disaffezione alla politica (anche se, come fa notare Pigi Battista sul Corriere, a fallire è proprio la «disintermediazione» di Renzi, e l’astensionismo di ieri rappresenta la reazione ritorsiva dei corpi intermedi). Comunque sia, almeno una riflessione è necessaria, a meno che non venga ritenuto positivo, o non preoccupante, il dato della minore affluenza. Può anche essere, ma è un punto che va chiarito. Partendo dalla constatazione inequivocabile che un'Emilia Romagna ferma al 37% di votanti è un fatto del tutto nuovo, completamente diverso da ogni altra forma di astensionismo vista negli anni precedenti.

Di gran lunga peggiore la situazione del centrodestra. Forza Italia entra nel novero dei partiti a una cifra, e il connubio Ncd-Udc non porta nemmeno ad ottenere un seggio. Disastro totale. E per di più con una Lega che avanza notevolmente e doppia i voti del partito di Berlusconi. I commenti sono unanimi da Forza Italia e Nuovo Centrodestra: qui è tutto da rifare. Al di là di accuse a questo o quel responsabile del disastro, il dato delle totale inconsistenza del centrodestra in questo momento è quanto di più evidente a tutti. Se i voti della Lega di Salvini siano un dato significativo, o la solita gonfiatura di voti dati a chi sbraita in un momento di confusione generale, lo si vedrà.

Su Grillo c'è poco da dire: voti in calo. Ma tanto non cambia nulla. Che sia alta o bassa l'asticella dei voti presi dal movimento del comico genovese, il dato comune a tutte le elezioni è sempre la stessa totale e irreparabile ininfluenza del Movimento 5 stelle: un po' di seggi all'opposizione e niente più.


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