PROPAGANDA | 18 Ottobre 2017

Il treno fantasma del Pd

La trovata del ‘viaggio in treno’, venduta da Renzi come una prova di pauperismo per ricongiungersi con il popolo, è tutto tranne che credibile. Il Pd è un partito stanco e ferito come il leader che lo guida

di ROBERTO BETTINELLI

Renzi si è messo in marcia per le prossime elezioni politiche. Chiusa la partita del Rosatellum in versione 4.0, almeno alla Camera, il segretario dem è salito sul treno di ‘Destinazione Italia’. L’obbiettivo del 40% che consente ad una coalizione il governo ‘in solitaria’ è molto difficile da raggiungere, ma il titolare del Nazareno ci crede. E in ogni caso se anche non ci credesse, e fosse pronto a imbastire una grande coalizione in chiave anti-5 Stelle con quel Silvio Berlusconi che non ha mai smesso di corteggiare, Renzi non lo direbbe mai. Adesso è il momento di scaldare il cuore del Pd. E ce n’è un gran bisogno con la Cgil che boccia la finanziaria della coppia Padoan-Gentiloni, il drappello parlamentare di Mdp che protesta per l'insensibilità dimostrata sull’abolizione del superticket e sulla legge elettorale, per non parlare di Pisapia che un giorno allunga generosamente la mano e il giorno dopo la ritira quasi con ribrezzo.

Una campagna di ascolto e non una campagna elettorale. Così Renzi ha descritto il viaggio lungo i binari che lo porteranno in 107 province italiane da qui alla data delle urne. Partenza dalla stazione romana Triburtina con direzione centro e sud. Per ora. Poi si andrà anche al nord. Parola d’ordine: rimanere lontano dal chiacchiericcio della politica.

Una promessa destinata a rimanere lettera morta. L’avvio, nonostante le promesse di basso profilo, era stipato di telecamere e giornalisti. Un’arte, la retorica mediatica, nella quale Renzi ama cimentarsi con risultati alterni. Fosse stato più accorto non avrebbe dovuto lasciare il passo all’anonimo Gentiloni che, sorprendendo tutti, non si è limitato a subentrare passivamente come dimostra il primato ottenuto nei sondaggi a spese del predecessore.

La propaganda renziana non funziona più come prima? Dopo i famosi mille giorni di governo gli italiani ne riconoscono lo stile falso e roboante davanti al quale risulta quasi impossibile non mostrare segni di repulsione. Un tempo il Pd di renzi era fonte di entusiasmo. Oggi di stanchezza. Un sintomo, questo, che nella foto della partenza sembra accomunare il blasonato trio del Pd: Del Rio, Richetti, Rosato. Tre fantasmi che paiono essere sul vagone insieme all’amato leader quasi per costrizione. La curiosità e l'ardore di conoscere il Paese, di cui Renzi si è riempito la bocca per annunciare la trovata del ‘viaggio in treno’ venduta come una prova di pauperismo per ricongiungersi con il popolo, qui mancano del tutto. D’altronde il contenitore dem arriva alla gara per le politiche in affanno e dopo aver compiuto un decennio che ha la pesantezza di un secolo. La cronaca recente è mortificante: la riforma costituzionale affossata proprio dalle frange della sinistra, il naufragio del governo nato dal patto Renzi-Napolitano, la scissione che ha sancito l’addio di alcuni dei più autorevoli fondatori del partito confluiti senza rimpianto in Mdp.

«Il treno del Pd» ci ha tenuto a sottolineare Renzi che non vuole apparire per quello che è in realtà: l’inarrivabile plenipotenziario di un partito che cade a pezzi e che si affida ciecamente al leader per il timore di non sopravvivere. Da qui l’idea del viaggio nelle viscere plebee della nazione che sarebbe da interpretare alla stregua di una rinascita per una leadership che ormai sa di oligarchia. Nulla di nuovo e tutto di vecchio: esattamente come nella fotografia sopra citata dove un manipolo di seguaci emula fiaccamente l’ultima debilitata illusione del capo di turno.


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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