SPETTACOLO INDEGNO | 08 Aprile 2016

Immigrazione, è l'Europa del «tutti contro tutti»

Emergenza immigrazione, Europa sempre più divisa. Dalla bocciatura olandese dell'accordo con l'Ucraina alla minaccia austriaca di chiudere il Brennero. Mentre l’intesa sul nuovo sistema di accoglienza sembra lontana

di LUCA PIACENTINI

Sull'emergenza immigrazione l'Europa offre uno spettacolo indegno. Altro che «unione». Di fronte al flusso di disperati che cercano di sfuggire alla guerra e alla precarietà di Africa e Medioriente, e vittime delle proprie incapacità di dare vita ad un argine politico e operativo compatto, gli stati membri corrono ai ripari, in quella che appare sempre di più una battaglia di tutti contro tutti, dove gli attori si muovono al grido del «Si salvi chi può» o, se volete, «Mors tua vita mea». 

Sembra rispondere a questa logica la minaccia dell'Austria di chiudere la frontiera del Brennero con l’Italia. I paesi del nord temono che gli stati in prima linea ai confini meridionali non siano in grado di fronteggiare la nuova ondata di arrivi attesi sulla rotta del Mediterraneo - dove si stimano 300mila migranti solo in Italia - e sono tentati di sbarrare le porte. La ministra dell'Interno Johanna Mikl-Leitner si è rivolta all'Italia minacciando di chiudere il passo per bloccare un «flusso incontrollato».

Toni inaccettabili, che fanno capire quanto l’unità europea sia ancora lontana. D’altronde le crepe nell’edificio di Bruxelles sono tornate a evidenti nei giorni scorsi davanti alle difficoltà di un’intesa sul trattato di Dublino e la riforma del sistema di accoglienza. 

Altro segnale negativo viene dall'Olanda, che ha bocciato l'accordo con l'Ucraina nel referendum consultivo. Gli esperti leggono nel «no» olandese la paura di una nuova ondata migratoria di ucraini. Mentre gli euroscettici esultano, si avvicina il referendum sulla Brexit, l'uscita dall'Europa su cui il 23 giugno dovranno pronunciarsi i cittadini del Regno unito.

Oggi le istituzioni europee reagiscono all’emergenza con estrema lentezza. Tra le cause dell’inefficienza e dell’incapacità decisionale si indica spesso il peso eccessivo dato agli stati più piccoli, che sono capaci di condizionare in modo sproporzionato le scelte Ue. La loro forza sta nel diritto di veto in Consiglio, il luogo di rappresentanza degli stati nazionali e dei governi, dove tra i 28 membri si cerca di seguire la regola del consenso anche quando si può votare a maggioranza; inoltre anche stati molto piccoli possono avere un Commissario. 

Da parte loro, i grandi stati non si può dire remino nella stessa direzione. Spesso hanno visioni molto diverse su questioni chiave. A partire dall'economia: la Francia non disdegnerebbe un'apertura dell'Unione Europea ad eventuali sussidi alle aziende nazionali, il Regno Unito è un forte sostenitore della liberalizzazione del mercato mentre la Germania guarda con convinzione al cosiddetto modello sociale europeo. 

Gli stati nazionali hanno tradizioni, lingue ed esigenze spesso lontane tra loro. Come abbiamo visto, gli strumenti per provocare stalli decisionali e sfruttare a proprio vantaggio le fragili istituzioni europee non mancano. Occorre però evitare di cadere in un doppio errore: da un lato che gli stati prevarichino l'Ue cercando di usarla solo per gli scopi nazionali, dall'altro che l’Ue assolutizzi la condivisione degli obiettivi ad ogni costo.

Non dimentichiamo che la complessa ma precaria costruzione messa in piedi tra Bruxelles, Strasburgo e Lussemburgo esiste per fare gli interessi dei cittadini e degli stati, che devono rimanere insieme cercando una faticosa mediazione. 

Per questo motivo, se chi guida l’Unione Europea vuole evitare che governi e cittadini la percepiscano come un nemico, sollevando pesanti interrogativi sulla sua utilità e chiedendosi se non sia piuttosto il caso di abbandonarla - come si interrogheranno gli inglesi nel referendum sulla Brexit - deve mostrarsi il più possibile incline ad ascoltare le esigenze legittime degli stati, sforzandosi di individuare rapidamente un efficace punto di sintesi.


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

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