RIFUGIATI | 26 Settembre 2016

Immigrazione, politica sotto scacco

«Finiti i soldi» per l’accoglienza. L’allarme di ong e associazioni: servono 600 milioni di euro. I dilemmi del governo nella gestione dei migranti, tra costi esorbitanti dell’ospitalità e malumori diffusi nei territori

di LUCA PIACENTINI

Il braccio di ferro europeo sulla chiusura delle frontiere orientali e la rotta balcanica. L'allarme lanciato in Italia dalle ong che gestiscono l'accoglienza e che dicono: soldi finiti. I segnali di un possibile spostamento a ovest del baricentro migratorio, con siriani e afghani che a tratti sembrano sfruttare anche la rotta mediterranea. 

La geografia dell'immigrazione è in costante evoluzione. E incide sull'agenda e sulla mappa politica.

Lo abbiamo visto in Gran Bretagna con la Brexit e in Germania nei lander, lo ha confermato Eurostat rilevando che si tratta di un problema in cima alle preoccupazioni dei cittadini. E l'Italia non è immune al fenomeno. Cosa dobbiamo aspettarci? Dove ci porterà la debolezza del governo Renzi, stretto tra una gestione ‘passiva’ dell'accoglienza sempre meno popolare sui territori e le richieste di aiuto a Bruxelles, apparentemente destinate a cadere nel vuoto?

Quel che succede non può essere sottovalutato. Né dai cittadini, né da chi ha responsabilità di governo. 

Non solo perché si tratta di un fenomeno destinato a cambiare le nostre società, che si trovano a fronteggiare di colpo quella che viene chiamata 'accoglienza diffusa', la quale suscita malumori e preoccupazioni tra i sindaci in varie parti d'Italia, provoca la capacità critica razionale di ciascuno sollecitando una presa di coscienza. Il flusso dei migranti interroga soprattutto la classe politica, chiamata a elaborare risposte efficaci, correndo il rischio di venire travolta per prima da questa ondata, segnale di un cambiamento dalla portata ventennale. 

Dicevamo la Brexit. Nella campagna referendaria ha tenuto banco, tra gli altri, il problema dell'immigrazione collegato al tema economico, in particolare alla disoccupazione. Sappiamo com'è andata: la Gran Bretagna ha votato per uscire dall'Unione Europea imboccando una strada le cui conseguenze non sono ancora ben chiare. Di certo in futuro Londra godrà di maggiore autonomia nelle decisioni sulle politiche migratorie. Ma le scelte non le farà David Cameron, il primo a cadere sulla scia del «no». 

È un esempio di come un tema entrato prepotentemente nell'agenda politica (in questo caso referendaria) abbia poi contribuito a trasformare anche la geografia del potere. In Germania il partito di Angela Merkel ha incassato una sonora sconfitta alle elezioni regionali, che hanno visto la crescita impetuosa della destra, da molti interpretata come reazione dell'elettorato all’atteggiamento di Berlino di fronte all'emergenza, una sorta di bocciatura dell'approccio tutt'altro che intransigente all'arrivo di nuovi immigrati. 

Insomma: i nodi vengono al pettine. E’ vero per i governi europei, lo sarà anche per l’esecutivo italiano. Da un lato in Italia si profila la necessità di evitare una diffusione a macchia d'olio delle proteste dei primi cittadini, che con sempre maggiore frequenza lamentano la redistribuzione unilaterale dei richiedenti asilo nei loro paesi, un'assegnazione 'calata' dall'alto senza che i sindaci abbiano strumenti legittimi con i quali opporsi. 

D'altra parte le richieste di denaro delle organizzazioni che gestiscono l'accoglienza segnalano l'urgenza di risorse (servono 600 milioni di euro, scrive il Corriere della Sera) con cui coprire costi sempre meno sostenibili. 

Così non si può proseguire a lungo, come segnalano molti sindaci sul territorio e come dimostrano i costi enormi dell’accoglienza, che richiamano la politica nazionale alla responsabilità di far quadrare i conti pubblici, fronteggiando anche sul piano economico, non solo morale e umanitario, questa emergenza. Dove troverà le risorse? Aumenterà la tassazione sui cittadini? Taglierà la spesa pubblica? Nessuna scelta sarà indolore o priva di conseguenze. Di certo la credibilità del governo dipenderà anche da come Palazzo Chigi si muoverà sul terreno accidentato delle politiche migratorie.


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

AUTORI

COMMENTI

Non ci sono commenti per questo articolo.