ASSOCIAZIONE CIVITAS | 21 Febbraio 2016

«Imprese ignorate dall'Europa e dal governo»

Oltre duecento imprenditori alla serata organizzata a Erbusco (Brescia) dall'Associazione Civitas. Presenti gli europarlamentari Salini e Tajani, e il presidente del gruppo Feralpi Giuseppe Pasini

di REDAZIONE

Una serata con oltre duecento imprenditori. Per parlare di impresa, di politica industriale, di situazione europea. «Come tornare protagonisti in Europa?»: questo il titolo dell'affolatissimo evento organizzato a Erbusco dal Circolo delle imprese dell'Associazione Civitas, che ha visto protagonisti gli europarlamentari di Forza Italia Massimiliano Salini e Antonio Tajani. Un'occasione per fare il punto sui temi centrali di politica industriale in Italia e in Europa, e anche per conoscere da vicino una grandissima realtà imprenditoriale come il Gruppo Feralpi, con il presidente Giuseppe Pasini. Lo schema ormai consolidato delle serate organizzate dal Circolo Civitas è infatti proprio quello di partire da esperienze concrete, realtà industriali vincenti che possono servire da modello e che possono farsi conoscere direttamente dalla platea di imprenditori presenti.

Dopo il saluto di benvenuto del presidente dell'Associazione Civitas Francesco Borsieri, Salini ha subito focalizzato i problemi centrali in termini di politica industriale che caratterizzano l'Italia. Un problema su tutti: «Il governo Renzi ignora le imprese. Preoccupato solo di costruire una narrazione comunicativa interessante, non si rende conto che sta isolando sempre di più l'Italia dal contesto europeo, concentrandosi solo su come scaricare le colpe dei nostri problemi sulla Germania». Proprio per questo motivo il governo italiano è assente rispetto a una grande battaglia che proprio in questi mesi si sta giocando in Europa: «Insieme a Tajani e a tanti altri ci stiamo battendo perché non si commetta il gravissimo errore di concedere lo status di economia di mercato alla Cina. Sarebbe una sciagura per le nostre imprese, in primis quelle del reparto siderurgico stasera qui rappresentate proprio dal Gruppo Feralpi». Non per nulla nei giorni scorsi si è tenuta a Bruxelles una manifestazione contro questa ipotesi, a cui Salini e Tajani hanno partecipato. Cinquemila persone da tutta Europa hanno sfilato di fronte alle istituzioni europee per dire no alla concorrenza sleale cinese. Tra loro anche i lavoratori dell'acciaieria Arvedi, insieme all'amministratore delegato di Finarvedi Mario Caldonazzo. È il settore dell'acciaio infatti che sarebbe tra i più colpiti da un'azione di questo genere. «La Cina lavora in una situazione del tutto diversa dalla nostra, sia per quanto riguarda le condizioni del lavoro, sia per gli aiuti di Stato. Dobbiamo poter combattere ad armi pari. Queste sono le battaglie su cui dobbiamo essere in prima linea, se vogliamo parlare di impresa, di lavoro, di sviluppo del nostro Paese».

Anche per Antonio Tajani la «salvaguardia delle nostre imprese» dev'essere l'obiettivo essenziale. «Dobbiamo continuare a puntare sullo sviluppo di quelle realtà che effettivamente creano lavoro e ricchezza. Continuo a ritenere che l'obiettivo di raggiungere entro il 2020 il 20% di Pil prodotto dal sistema manifatturiero sia una sfida importante, da perseguire con forza». La lotta contro la concorrenza sleale della Cina vede Salini e Tajani in prima linea. Per questo motivo il presidente di Feralpi Giuseppe Pasini, nel suo intervento, ha voluto ringraziare gli europarlamentari per il loro impegno: «Grazie a voi l'Italia sta facendo da traino in questa battaglia importantissima, e sta portando altri paesi come la Germania ad opporsi a questa prospettiva». Resta il fatto che, come ha ricordato Tajani, «l'Europa non sta facendo abbastanza per difendere la nostra economia».

Molti altri i problemi messi sul tavolo durante gli interventi. Salini, in particolare, ha ricordato i difetti strutturali che attagliano l'Italia di oggi: «Siamo un paese in cui le famiglie con genitori che hanno meno di 35 anni hanno perso il 60% del reddito negli ultimi vent'anni; quelle con genitori che hanno più di 60 anni invece hanno aumentato il reddito nella stessa misura. In Italia oggi ci si trova in difficoltà se si è giovani, se si è padri, se si è imprenditori. È un paese che non è fatto per chi rischia». Da dove ripartire allora? «Dai contenuti di serate come questa. Tutto quello che qui accade e che qui ci diciamo deve diventare il contenuto di una nuova narrazione politica. Non voglio fare il partito delle imprese: voglio solo che la politica impari da gente come voi».


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L'Informatore - Quotidiano liberale

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