TASSE: I SOLITI ANNUNCI | 10 Dicembre 2015

Imu e Tasi. Altro che tagli, arriva la super stangata

L’Italia di Renzi dove calano le tasse resta un miraggio. Per ora c'è la maxi batosta Imu-Tasi, mentre la riduzione dell’Ires slitta di un anno. Se metà degli italiani giudica negativamente l'operato del governo qualcosa vorrà pur dire

di LUCA PIACENTINI

Il boomerang delle tasse è tornato indietro a Matteo Renzi, che solo poche settimane fa aveva puntato tutto sulla sforbiciata fiscale. La comunicazione del premier nelle apparizioni televisive e nelle dichiarazioni sui giornali macinava quotidianamente percentuali, mirabolanti cali di imposte cui avremmo progressivamente assistito tra 2015 e 2018. Purtroppo per gli italiani, e molto probabilmente per il consenso del presidente del Consiglio, visto che sondaggi parlano di oltre il 50% degli elettori delusi dall'azione del governo, non accadrà. 

Restiamo sulle imprese. Primo inconveniente: il taglio dell'Ires è slittato di 12 mesi. E non entrerà in vigore a partire dal 1 gennaio del prossimo anno. Qualcuno potrebbe pensare che queste critiche sono una pugnalata alle spalle del premier, che ce la mette tutta per fronteggiare il terrorismo. Lo spostamento al 2017 della riduzione dell'Imposta sul reddito delle società è stato infatti giustificato con la necessità di ricavare due miliardi da destinare alla lotta al terrorismo, un miliardo in cultura e un miliardo in intelligence e sicurezza. Nessuno gode a fare il pessimista. Resta il fatto che una misura già insufficiente, criticata dalle piccole e medie imprese perché che sarebbe andata a beneficio solo delle società di capitali e dei grandi gruppi (secondo la Cgia di Mestre il 12% del totale delle aziende italiane sarebbe interessato dalla riduzione), non entrerà in vigore e finirà tra le azioni programmate, previste, sperate. I documenti dei ministeri sono zeppi di azioni politiche pianificate di cui non c'è traccia nella storia italiana. Questo per l'Ires. 

Se poi andiamo a vedere quanto sborseranno gli imprenditori il 16 dicembre tra Imu e Tasi, viene da chiedersi dove sia l'Italia che pagherà meno tasse descritta dal capo del governo. Per il centro studi della Cgia di Mestre, artigiani, piccoli imprenditori e liberi professionisti prenderanno una batosta da 5 miliardi di euro. In primis gli albergatori, i più colpiti con versamenti medi pari a seimila euro circa, seguono magazzini commerciali, grandi industrie, artigiani e piccoli imprenditori. 

Secondo Paolo Zabeo, che coordina l'ufficio studi, lo sguardo va dato al medio periodo: «Dal 201, ultimo anno in cui abbiamo pagato l'Ici, al 2015, l'incremento del carico fiscale sugli immobili ad uso produttivo e commerciale è stato spaventoso. Tutto ciò ha dell'incredibile. È utile ricordare, soprattutto ai sindaci, che il capannone, ad esempio, non viene esibito dall'imprenditore come elemento di ricchezza, bensì è un bene strumentale che serve per produrre valore aggiunto. Accanirsi fiscalmente su questi immobili com'è avvenuto in questi anni non ha alcun senso, se non quello di fare cassa, danneggiando l'economia reale del paese e, conseguentemente, l'occupazione». 

Gli aumenti in quattro anni suddivisi per categorie mettono i brividi. «Dal 2011 e 2015 l'incremento del carico al lordo del risparmio fiscale sugli uffici ha toccato il 145,3%. Per i negozi l'aumento è stato del 140,5%, per i laboratori artigianali del 109,6%», afferma la Cgia, mentre per le altre categorie, alberghi e industrie, è quasi raddoppiato. 

Dov'era il governo quando i Comuni incrementavano l'Ici? Perché nessuno è intervenuto bloccando quella che sembra una spirale destinata a strangolare coloro che decidono di rischiare, generano valore intraprendendo e creano posti di lavoro? Nessuno può sottrarsi alla critica. Neppure il governo Renzi che al momento, per incapacità, inefficienza e cause di forza maggiore, non mantiene le promesse. Qualcosa significherà se i sondaggi non solo sulle intenzioni di voto, ma anche sull'operato del governo, penalizzano l'ex sindaco di Firenze. L'ultimo in ordine di tempo realizzato da Eumetra per il Giornale descrive una realtà fortemente negativa, secondo la quale oltre la metà degli italiani, il 54%, non è soddisfatto dell’esecutivo: il 33% giudica l'operato complessivo abbastanza negativamente, il 21% addirittura molto negativamente. Insomma, una bocciatura senza appello. Più chiaro di così.


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

AUTORI

COMMENTI

Non ci sono commenti per questo articolo.