RENZI E IL GOVERNO DELLE TASSE | 05 Marzo 2016

«In autunno mazzata da trenta miliardi»

L’isolamento di Renzi in Europa, i tagli lineari che penalizzano le Regioni virtuose ma salvano lo Stato centrale. Intervista a Massimo Garavaglia, assessore all’Economia di Regione Lombardia: «Le tasse aumentano. E rischiamo pesante manovra» . VIDEO

di LUCA PIACENTINI

L'approccio del governo Renzi agli enti locali è «troppo semplicistico», in particolare nel confronto con le Regioni. Il rovescio della medaglia? Un sostanziale centralismo, che si riflette nell'incapacità di ridurre la spesa centrale. Mentre la scure dei tagli non colpisce Roma, si abbatte invece sulla periferia. E lo fa nel peggiore dei modi: un rasoio lineare che non distingue caso per caso, non salva gli enti più efficienti per punire gli organi disseminati di disfunzioni. In altre parole non usa «i costi standard». Con il risultato che le Regioni penalizzate sono le solite. Nei fatti quelle del Nord, le più virtuose, a partire da Lombardia e Veneto. E’ una sonora stroncatura il giudizio dall’assessore all’Economia di Regione Lombardia Massimo Garavaglia sul governo guidato da Matteo Renzi. 

Leghista, ‘uomo forte’ della Giunta Maroni, apprezzato per la competenza e il carattere determinato, Garavaglia non manca certo di chiarezza. Boccia la legge di stabilità, che definisce una scommessa persa dal premier: Renzi ha puntato tutto sulla crescita ma ha fallito, è il nocciolo della riflessione, con l’effetto di ritrovarsi a mani vuote: senza investimenti e con più tasse. Mentre già appare all’orizzonte l’ombra di una maxi manovra da trenta miliardi che minaccia di abbattersi sugli italiani in autunno. Ecco l’intervista che ci ha rilasciato. 

Il governo nazionale e le Regioni. Qual è l’approccio dell’esecutivo nell’interlocuzione con gli enti regionali, nella conferenza Stato-Regioni e nelle singole trattative?
«E’ un approccio molto semplicistico. Tutti gli enti locali sono stati usati sostanzialmente per fare cassa». 

Come valuta le azioni di Palazzo Chigi rispetto alla spesa pubblica? 
«Il governo è incapace di ridurre la spesa centrale. Se si guarda alla legge di stabilità, nel triennio fino al 2018, i tagli al centro si riducono quasi del 50%. Dunque non si taglia a livello centrale, mentre alle Regioni vengono aumentati i tagli dell’85%. Può anche essere giusto, purché si faccia con i costi standard. Se si riduce in maniera lineare per tutti, si penalizza come al solito la Lombardia, il Veneto e l’Emilia Romagna». 

Qual è il suo giudizio sulla legge di stabilità?
«Purtroppo questa legge di stabilità è in linea con la precedente. E’ una scommessa molto azzardata, che Renzi ha fatto ma ha perso. L’aveva già persa l’anno scorso, quest’anno ancora di più». 

In che senso? 
«Il premier ha scommesso tutto sulla crescita dando questi dieci miliardi sostanzialmente per abbassare un po’ le tasse». 

Qual è il problema? 
«Che l’ha fatto a sbalzo, senza cioè avere le risorse. Quindi, invece di avere risolto la questione, l’ha peggiorata. Evidentemente era meglio per tutti finanziare gli investimenti»

Invece che cosa ha ottenuto?
«Il risultato di questa operazione è molto semplice: il Pil non cresce, se va bene quest’anno siamo all’uno per cento. Rispetto ad una previsione di 1,6%, significa che si arriverà molto vicini al 3% del deficit».

Tradotto, che cosa vuol dire?
«Serve una manovra correttiva, minimo nell’ordine dei cinque miliardi, se non addirittura quindici, che si aggiungono agli altri quindici miliardi necessari per evitare l’aumento dell’Iva. In autunno ci aspetta una mazzata molto pesante. Circa 30 miliardi di manovra». 

Quindi lo stato metterà più tasse?
«Sì. Ma già quest’anno abbiamo un aumento delle tasse, nonostante tutto quello che viene detto. Basta guardare le tabelle: in fondo alla legge di stabilità c’è un prospetto molto semplice, che descrive le entrate tributarie dell’anno scorso e le entrate di quest’anno. E’ indicata la differenza, che è pari a +12,1. Sono tutti miliardi di tasse in più». 

Secondo lei, da dove nasce l’atteggiamento di diffidenza dell’Europa nei confronti del presidente del Consiglio?
«In Europa Renzi si è isolato molto, per ragioni di politica estera e per la poca credibilità nella politica economica. Va bene fare scelte di rottura, e Bruxelles ha anche consentito uno sforamento controllato. Ma aveva chiesto di usarlo per fare investimenti. Invece è stato utilizzato per dare ‘mancette’ elettorali. E questo in Europa non piace».

 


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

AUTORI

COMMENTI

Non ci sono commenti per questo articolo.