PENSIERO UNICO | 11 Novembre 2015

In difesa della ''santa ira''

Come dice San Giovanni Crisostomo, «se mancasse la collera, non progredirebbe la conoscenza di Dio». Oggi invece dominano buonismo e politicamente corretto, alla base del pensiero unico

di GIUSEPPE ZOLA

Abbiamo già accennato, in un precedente articolo, al fatto che uno degli strumenti con cui un pensiero unico collettivo si espande è quello che abbiamo indicato come “buonismo”, che costituisce l’altra faccia della medaglia del “politicamente corretto”, che, insieme, impediscono di fatto la possibilità di un libero dibattito sui fatti e sulle idee.

Forse pensando a questo, un amico mi ha segnalato una bella citazione di San Giovanni Crisostomo, posta all’interno di un discorso sulla “santa ira”. La propongo ai nostri lettori: «Soltanto colui che si arrabbia senza motivo è colpevole; chi si adira per un motivo giusto non incorre in nessuna colpa. Poiché, se mancasse la collera, non progredirebbe la conoscenza di Dio, i giudizi non avrebbero consistenza ed i crimini non sarebbero repressi. E ancor di più: chi non si incollerisce quando lo esige la ragione, commette un peccato grave, poiché la pazienza non regolata dalla ragione propaga vizi, favorisce le negligenze e porta al male, non soltanto i cattivi, ma soprattutto i buoni».

Mi pare una citazione particolarmente attuale, perché oggi difendere, con la ragione, certe idee non è più possibile, perché si viene subito tacciati di una qualche fobia (tipo, ad esempio, “omofobia” e “islamofobia”). Figurarsi se è possibile anche solo scaldarsi per tutelare certe verità; figurarsi se ci si può “arrabbiare” per riconfermare certe evidenze, che l’umanità ha sempre sostenuto come ovvie per millenni.

Se oggi, in un convegno pubblico, ti scaldi per dire che la famiglia, anche quella descritta dall’art. 29 della costituzione più bella del mondo, è costituita da un uomo e una donna con dei figli, passi subito per omofobo oscurantista e magari devi chiamare la polizia per poterlo dire. Se oggi un educatore (genitore o insegnante) si scalda per assicurare una certa educazione ai ragazzi e magari per dire qualche “no” a fin di bene, passa per un retrogrado di un altro secolo. Se oggi ti scaldi per testimoniare che Cristo è al «centro del cosmo e della storia», come ha scritto San Giovanni Paolo II, passi per essere integralista (soprattutto tra molti cattolici).

Questo raffreddamento del pensiero e degli atteggiamenti imposto dal pensiero unico ha effetti devastanti soprattutto in campo educativo, perché ha dissuaso gli educatori dall’intervenire, mentre educare significa anche affrontare il rischio della impopolarità nei confronti di chi si ha il dovere di educare. Quanti genitori non osano più richiamare i figli per paura di questa impopolarità, preferendo dichiararsi “complici” dei propri figli; e quanti insegnanti rinunciano alla loro autorevolezza per mendicare una benevolenza che, nella maggior parte dei casi, non porta ad alcun risultato.

Penso che sia quanto mai utile rimeditare le parole di un grande cristiano prima citate, affinché ci diano il coraggio di non abdicare alle verità che fede e ragione ci dettano. E perché sia chiaro che è lecito, anzi doveroso, “arrabbiarsi” affinché il “pensiero unico” non abbia ad impossessarsi definitivamente delle nostre menti e dei nostri cuori.


GIUSEPPE ZOLA

Giuseppe Zola svolge la professione di avvocato a Milano. E' stato vicesindaco e assessore a Palazzo Marino.

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