EUROSTAT | 17 Ottobre 2016

In Italia si invecchia. E non si nasce

In Italia il record di ultra ottantenni: nel nostro paese il 6,5% della popolazione è over 80. Primato per quota di anziani, maglia nera nelle politiche famigliari. Misure strutturali e incentivi concreti alla natalità sono a quota zero

di LUCA PIACENTINI

L'Italia è il paese d’Europa con più ottantenni. È il dato percentuale che emerge dall’ultimo rapporto Eurostat diffuso per la Giornata internazionale delle persone anziane. In Europa gli ultra ottantenni sono grosso modo 27 milioni su una popolazione di circa 500 milioni. L’Italia detiene il record relativo: ha il 6,5% di over 80, seguita da Grecia (6,3) e Spagna (5,9). All’altro capo della classifica si piazzano Slovacchia, Irlanda e Cipro, che gravitano intorno al 3%. 

Se a livello europeo la quota di ultra ottantenni continua a crescere (in dieci anni dal 4% al 5,3%), l'invecchiamento generale della popolazione è una tendenza decennale che caratterizza in modo marcato il nostro paese. A lungo si è dibattuto sulle cause. Non abbastanza ci si è impegnati per fare qualcosa, proprio a partire dall’origine del fenomeno. 

Non che gli anziani siano un problema. Tutt’altro. Crediamo che rappresentino un valore e siano una risorsa. Incarnano la tradizione, sono i testimoni del tempo e delle scelte, rappresentano il frutto concreto e il compimento dell’esperienza, sostegno e ricchezza interiore nella relazione con i nipoti. L’elenco potrebbe continuare, arricchito in funzione dei punti di vista e del vissuto di ciascuno. No, il problema non sono gli anziani. Il tema è lo sbilanciamento della popolazione. Detto con un’iperbole: in Italia si invecchia e si muore ma non si nasce. 

Chi ha responsabilità di governo ha l’obbligo di fare qualcosa riconoscendo in questo fatto - l’aumento progressivo della quota di anziani sul totale della popolazione - una vera e propria emergenza, di fronte alla quale occorre porre in essere ogni sforzo possibile. 

Anzitutto, la causa, già implicita nel nostro discorso. Normalmente se aumenta la quota degli over 65 - quello che propriamente è detto invecchiamento della popolazione - l’uomo della strada attribuisce l’incremento all’allungamento della vita e alla riduzione della mortalità. Non è così. O, almeno, non sono queste la cause principali. 

Il nodo non riguarda solo l’Italia, è una tendenza diffusa nel mondo occidentale sviluppato e sta nella contrazione delle nascite

Quali sono gli incentivi alla natalità proposti dal governo Renzi? L'unica cosa che abbiamo visto è la disastrosa campagna di comunicazione promossa di recente dal ministero della Salute sul Fertility Day, che ha creato un vespaio scatenando un'infinità di polemiche. 

Non si tratta di un problema di comunicazione pubblica, ma di un deficit di azione politica. Precisamente di politiche a favore della famiglia, delle giovani coppie e di quei nuclei che si mettono in gioco con coraggio, chi perché disposto a fare figli, chi perché i figli li ha già e deve tirare avanti.  

Su questo aspetto il silenzio del governo presieduto dal premier-segretario PD è assordante, l'assenza di un piano organico per fronteggiare gli ostacoli alla vita delle famiglie, prima leva del cambiamento in quanto nucleo fondamentale della società, è pressoché totale. 

Da questo punto di vista la finanziaria è miope e guarda al breve termine. Altro che disegno lungimirante. Per i più critici l’attuale legge di bilancio è l’ennesima occasione sprecata a causa di una scadenza elettorale, in particolare il referendum.  

Si parla di 600 milioni ‘per le famiglie’. Una goccia nel mare, comunque un provvedimento spot. Il governo lascia intendere che il ‘grosso’ delle misure, quelle strutturali, verrà dopo. C’è chi prevede che il quoziente famigliare probabilmente non sarà affrontato prima del 2018. 

Guardando alla legge, sembrerebbe che per qualcuno famiglia e figli possono anche aspettare. Intanto la popolazione invecchia. 


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

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