SCIOPERO GENERALE | 21 Novembre 2014

In piena crisi il sindacato ferma il paese

Cgil e Uil: sciopero generale. E la Cisl dice agli statali di stare a casa

di ROBERTO BETTINELLI

Se c’è una forza che oggi frena la ripartenza dell’economia e della società italiana, è il sindacato. Anche se in realtà una funzione retrograda, autoreferenziale e priva di prospettiva, il sindacato la esercita da decenni. Da quando la cieca e brutale contestazione ha messo fine alla cooperazione del boom. Prima il Pil italiano cresceva del 7% all’anno, ma all'inizio degli anni ’60 è cambiato tutto. E’ qui che il sindacato ha perso di vista le ragioni autentiche del lavoro sposando una linea ideologica che dura tuttora. E' qui che ha smesso di rispondere alla domanda cruciale di come si crea l'occupazione senza portare il debito pubblico al collasso. 

Una domanda che la segretaria della Cgil Susanna Camusso o il collega pari grado della Fiom Maurizio Landini, non si pongono più. O forse non si sono mai posti. Entrambi convinti che il lavoro debba essere creato dallo Stato. Assumendo direttamente o obbligando le imprese a farlo con una legislazione ideata appositamente. E’ così che sono nati gli scempi del giuslavorismo italiano: lo statuto dei lavoratori e l’articolo 18. 

Il 12 dicembre, se tutto va come annunciato dalla Cgil seguita a ruota dalla Uil, ci sarà lo sciopero generale. Il che vuol dire che l’Italia si fermerà. E non per colpa della crisi economica, del cambio sfavorevole dell’euro, della concorrenza sleale dei prodotti made in China, del costo dell’energia o della miopia delle banche. Ma per colpa di chi oggi combatte una battaglia di retroguardia a favore dell’articolo 18 e ritiene che il Jobs Act debba sfociare nelle assunzioni di massa dei precari statali. 

La Cisl si è sfilata. Ma solo apparentemente. Il segretario nazionale Annamaria Furlan è stata costretta a proclamare un altro sciopero per l’1 dicembre, riservato però solo ai dipendenti pubblici. 

«Il presidente del Consiglio dialoga solo con chi gli dà ragione» ha detto la Camusso. Renzi dal canto suo seguita a ripetere che sta cambiando il Paese. «L’Italia è divisa in due: tra chi si rassegna e chi va avanti». Ottimista inguaribile il premier. Un merito, indubbiamente, e non solo di questi tempi in cui si moltiplicano gufi e civette. Ma sul cambiamento non siamo d’accordo. Le poche riforme fatte finora sono deludenti. Prendiamo le Province: ci sono ancora, vive e vegete. Legge di stabilità: cifre roboanti, gli 80 euro per i dipendenti, ma per le imprese c'è davvero poco. Il Jobs Act. «Inutile», così l’ha definito Berlusconi. Non ha torto. Il suo ex ministro del Lavoro, l’ottimo Maurizio Sacconi, attuale capogruppo Ncd in Senato e plenipotenziario del partito di Alfano nella trattativa con Pd e sindacati, sta facendo miracoli per salvaguardare un minimo di concretezza dentro una legge snaturata dai continui assalti della minoranza Dem. 

Quello fra Renzi e il sindacato è un dialogo fra sordi. Lo sciopero generale è il colpo di grazia sul corpo malato di una nazione che sta cercando faticosamente di reagire per tornare a crescere. Ma non può farlo se a prevalere sono il familismo categoriale, lo spirito di fazione, la bolsa e infinita concertazione che condanna all’inconcludenza. 

Renzi non sta cambiando il paese. Ci prova. Ma è molto lontano dalla meta nonostante gli enormi sforzi sul piano comunicativo, che alla fine resta l’ambito in cui esprime il suo vero talento. Sui sindacati abbiamo già detto abbastanza. Se questa è la nuova sinistra, gli italiani ci metteranno poco a capire che è solo una fregatura. Grande, e già vecchia.


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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