POLTRONE & POTERE | 15 Dicembre 2016

In politica c’è chi lascia. Per davvero

Il cattivo esempio di Renzi e le buone abitudini degli inglesi: Cameron entrerà nella storia come il leader che ha portato la Gran Bretagna fuori dall'UE. Ma dopo la sconfitta, almeno ha lasciato ogni incarico e se n’è perfino andato dal Parlamento

di LUCA PIACENTINI

Forse David Cameron non entrerà nei libri di storia per le cose buone fatte in politica interna, né per avere portato alla vittoria il Partito Conservatore. L’ex inquilino di Downing street sarà certamente ricordato come il premer britannico che ha accompagnato Londra all’uscita di servizio dell’Unione Europea. 

Conosciamo la storia: nonostante la campagna a favore del ‘remain’, per l’ex primo ministro inglese il referendum sulla Brexit si è rivelato fatale. La vicenda d’oltremanica ricorda da vicino i recenti fatti di casa nostra. Anche il capo del governo italiano Matteo Renzi è stato travolto da un referendum, in questo caso sulla riforma costituzionale. 

Già il quotidiano britannico The Guardian metteva sul chi va là l’ex sindaco di Firenze, facendo il parallelismo con la fine della parabola dell’ex leader dei Tories. Sappiamo com’è andata. Le analogie sono molte, si potrebbe riflettere a lungo sui tratti comuni. Ma a noi piace sottolineare una differenza sostanziale, che in parte affonda certamente le radici nelle tradizioni politiche britanniche, e in parte è attribuibile a scelte dei singoli tutt’altro che scontate. 

Cameron ha lasciato il numero 10 di Downing street e la guida del Partito Conservatore, Renzi se n’è andato da Palazzo Chigi ma rimane saldamente incollato (almeno finora) alla poltrona di segretario del PD. Theresa May ha vinto le primarie dei Tories ed è succeduta al giovane Cameron: la nuova leader del partito è stata nominata primo ministro. Un sistema chiaro e coerente (certamente favorito dalla logica squisitamente maggioritaria del sistema politico britannico). 

Nella logica del confronto tra i due paesi, è corretto rilevare che a differenza del Regno Unito in Italia l’incarico di primo ministro e quello di capo del partito elettoralmente più forte non sono allineati.  

Pur non essendo chi scrive un cultore dell’esterofilia (per cui quel che si fa all’estero è sempre meglio), teniamo però a ribadire che le buone abitudini andrebbero, se non importate tout court, almeno riprese e riadattate al contesto politico nostrano. Soprattutto se c’è di mezzo, come nel caso di Renzi, la promessa esplicita di lasciare tutto in caso di sconfitta al referendum.

L’esempio di Cameron va addirittura oltre, mostrando realizzabile ciò che in Italia appare finora impensabile: l’ex premier britannico si è infatti dimesso anche da deputato, dicendo che avrebbe lasciato definitivamente la politica. Se Renzi non può lasciare Montecitorio perché nessuno ce lo ha mai portato (leggi: mai eletto), di certo può liberare la segreteria dem e andarsene per davvero. Come promesso. 


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

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