VENTO IN POPPA | 27 Agosto 2018

Inchiesta Diciotti, un regalo a Salvini

Inchiesta sulla Diciotti, Salvini indagato. Un colpo di fortuna che vale l'indebolimento di Di Maio, costretto a prendere le distanze dalle amate procure, ed il totale sostegno di Berlusconi. E gli italiani, dicono i sondaggi, approvano

di ROBERTO BETTINELLI

L’inchiesta sulla nave Diciotti è stata definita da Matteo Salvini, e a ragione, un boomerang. Un’iniziativa dunque, quella della procura di Agrigento, destinata suo malgrado a rafforzare politicamente la posizione del vicepremier e ad indebolire gli avversari del governo gialloverde.

Il giudizio del ministro dell’Interno, fin da una prima analisi, appare fondato. Salvini ha dimostrato ampiamente di avere fiuto in materia di comunicazione. D’altronde quanto sta capitalizzando l’esecutivo di Giuseppe Conte sul fronte del consenso, è soprattutto merito del leader della Lega. Mentre Di Maio fatica a tenere il passo ed è costretto ad inventarsi di tutto e di più sull’Ilva, sulla nazionalizzazione di Autostrade, sullo stop alla Tav e alla Tap, Salvini presidia con grande efficacia il tema strategico dell’immigrazione che chiama direttamente in causa il rapporto fra l’Italia e l’Europa.

Avere trattenuto per cinque giorni i 130 migranti sulla nave della guardia costiera, agli occhi della magistratura siciliana, costituisce un’ipotesi di reato. Per Salvini e per i tecnici del Viminale, invece, l’ordine del mancato sbarco era assolutamente legittimo. Di certo, l’esito che ne è scaturito con l’intervento di Cei, Albania e Irlanda che hanno deciso di farsi carico dei passeggeri rappresenta una vittoria indubbia per il leader della Lega che, nel concreto, è riuscito a provare davanti agli italiani la lontananza dei partner europei. Tutti infatti, compreso l’amico Orban, si sono sfilati al momento di fornire assistenza e accoglienza lasciando il nostro paese nella completa solitudine.

L’esodo dalle coste libiche, proprio grazie all’inedita durezza del governo di Roma sollecitato da Salvini, seguita a calare anche se la partita migratoria necessita di una soluzione strutturale che solo Bruxelles è in grado di assicurare. Vista l’insensibilità dei partner, il braccio di ferro non può che essere inevitabile. Il governo si è stretto compatto intorno al ministro dell’Interno, al punto che Di Maio ha goffamente minacciato le istituzioni comunitarie di bloccare i contributi che l’Italia deve all’Unione Europea.

Non poteva fare diversamente. Non appoggiare il collega significherebbe condannare a vita breve l’alleanza gialloverde. Ma è evidente che nell’esecutivo esistono due sensibilità come dimostra la crescita della fronda interna ai 5 Stelle che invoca una svolta all’insegna dell’apertura, sfoderando un approccio che non individua particolari distinzioni rispetto a quanto è sostenuto dalle sinistre.

I sondaggi, al momento, confortano la linea del ministro dell’Interno. Gli italiani chiedono la linea dura mostrando sintonia con le decisioni di Salvini che, proprio perché indagato per aver ‘forzato la mano ‘ sulla Diciotti, sta incassando più consensi di quanti ne avrebbe avuti in assenza dell’iniziativa della magistratura.

Iniziativa, questa, che ha infragilito prima di tutto il collega Di Maio alle prese con una ribellione sempre più agguerrita in seno al popolo grillino e con la necessità di difendere un ministro indagato che getta nell’imbarazzo i 5 Stelle abituati a celebrare per partito preso l’operato delle procure. Salvini, inoltre, dopo l'apertura del fascicolo da parte dei magistrati ha incassato il totale sostegno di Silvio Berlusconi a testimonianza che la via unitaria del centrodestra, nello scenario politico, rimane un’alternativa percorribile e sempre pronta all’uso contro le intemperanze grilline. Altro che boomerang, l’inchiesta sulla ‘Diciotti’ è stato un autentico regalo per il vicepremier che infatti non ha perso tempo e, invece di fare un passo indietro, ha reagito chiedendo di essere processato dal Senato nella consapevolezza che gli italiani sono in gran parte dalla sua parte.


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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