CONVEGNO SU EUROPA E SVILUPPO | 22 Aprile 2016

«Industria e manifattura siano al centro dell’Europa»

I Giovani Industriali sull'Europa. Allegri: «Manifattura sia centro Ue». Giannino sul rischio Brexit: «Sisma finale». Salini (FI): «Governo privo di politica industriale. Ma cultura d’impresa fa la differenza». Toia (PD): «Avanti insieme». VIDEO

di LUCA PIACENTINI

«Dobbiamo certamente partire da quello che abbiamo: mercato e moneta unica. Ma manca ancora una leadership diffusa rispetto ai temi politici. Il senso del convegno è questo. Siamo di fronte ad un bivio: o creiamo qualcosa che conviene a tutti o facciamo un passo indietro e destrutturiamo. Noi imprenditori siamo ottimisti e pensiamo si debba andare avanti». Così venerdì 22 aprile Stefano Allegri nell’introdurre l'ultimo convegno da presidente dei Giovani Industriali di Cremona sul tema «Europa, identità, etica e sviluppo». 
 
L'incontro si è svolto a Palazzo Trecchi alle 18. Ospiti il giornalista economico Oscar Giannino e gli eurodeputati di Forza Italia Massimiliano Salini e Patrizia Toia del Partito Democratico. 
 
Come si muove l'Italia, il ruolo delle categorie economiche a Bruxelles, l'impatto delle istanze nazionali sulle politiche europee, che attraverso direttive, decisioni e raccomandazioni decidono il destino dell'intero continente, sono alcuni dei nodi affrontati nel dibattito. Il cui filo conduttore è apparso chiaro: l’industria e la manifattura devono tornare al centro dell’Europa. 
 
ALLEGRI: «MANIFATTURA SIA AL CENTRO»
«Abbiamo pensato ad alcuni punti da cui partire per una nuova Europa - spiega Allegri - Anzitutto la manifattura deve essere al centro. Dobbiamo portare avanti il concetto di Industrial compact. Siamo la seconda manifattura europea e l'ottava del mondo in termini di pil».
 
Altro problema urgente sono gli aiuti di Stato: «Oggi gli Stati membri li usano per farsi la guerra tra loro - sottolinea il 'past president' dei Giovani Industriali - Alcune banche sono state salvate, in altri Stati invece non è accaduto. Ma occorre essere chiari: aiutare l'Ilva non è aiuto di Stato, bensì aiuto all'Europa. E, mentre ci chiediamo se si può aiutare l'Ilva, scopriamo che la Cina potrebbe essere presto riconosciuta economia di mercato. Il primo settore a soffrirne sarà la siderurgia».


 
SALINI: «CULTURA D’IMPRESA FA LA DIFFERENZA»
Il tema dell'industria non può essere separato da quello educativo, ha spiegato Massimiliano Salini, membro delle Commissioni Industria e Trasporti del Parlamento europeo: «Il governo Renzi non ha raccolto la sfida dell'educazione - sottolinea nell’intervista rilasciata a margine dell’incontro - L'Italia ha poche materie prime ma grande capacità creativa, che nella sua storia ha fatto la differenza e oggi si riflette nei primati della nostra manifattura». 
 
«È un'idea di uomo che fa la differenza - aggiunge - proprio ciò che il centrosinistra ha dimenticato trascurando la cultura d'impresa. Spendere il 4% del Pil nell'educazione e il 18% in pensioni dà la cifra di un Paese che a queste condizioni non può ripartire». 

«L'EUROPA CHE NON VUOLE LA MANIFATTURA E' SENZA COSCIENZA»
«Senza manifatura l'Europa non avrà posti di lavoro - prosegue Salini - Tra 2000 e 2013 si è perso quasi il 4% della nostra capacità di generare valore, il che significa perdere dieci milioni di posti di lavoro. Chi non vuole 'l'Europa della manifattura' è senza coscienza. Per questo il senso di responsabilità che sale come grido forte dall'area mediterranea e dall'Italia in particolare per tutta la politica europea ci costringe a rimettere al centro dell'agenda un'economia che dà valore all'industria. Il che non significa dare genericamente valore al profitto, ma a chi sa fare bene con la testa e con le mani. Un'Europa che dimentica questo, già debole nel rapporto con le altre culture come documenta la crisi dei migranti, diventerà debole da tutti i punti di vista: sarà la 'cenerentola' degli equilibri geopolitici mondiali, quando in passato ne è stata invece la protagonista». 
 
TOIA: «DAVANTI A NOI COMPITO IMMANE»
«Abbiamo di fronte un compito immane - afferma in un passaggio della discussione l’eurodeputata Toia, vicepresidente della Commissione Industria e capodelegazione Pd a Strasburgo - Una parte si chiude e scappa, penso ai muri ma non solo. Anche alla Francia che decide la politica estera e poi chiede la solidarietà europea. E poi c'è l'Europa che costruisce, quella del documento tra i cinque presidenti, che vuole andare avanti tutta insieme. Da che parte stare è una scelta dei governi ma anche del mondo imprenditoriale e della società. Penso che la maggior parte dell'Italia voglia costruire». 
 
SALINI: «PIANO JUNCKER NON BASTA»
«Il problema è la qualità degli investimenti - sottolinea Salini parlando del piano Juncker - Serve una nuova ipotesi nel rapporto tra Stati e investitori. Senza riproporre le vecchie formule, né aspettando che solo il privato ci metta i soldi rischiando e scegliendo il servizio pubblico. Le caratteristiche interne del piano Juncker lo rendono ancora insufficiente a rilanciare gli investimenti»
 
GIANNINO: «BREXIT POSSIBILE SISMA FINALE PER UE»
A tenere banco l'intervento del noto giornalista ed esperto di economia Oscar Giannino, che ha corredato come sempre le proprie riflessioni con una raffica di esempi e dati aggiornati. Giannino tocca i temi di maggiore attualità (banche, politica industriale, innovazione tecnologica) sottolineandone uno in particolare: «Sono preoccupato - sottlinea - sapendo che la Bundesbank e la Banca di Francia si stanno preparando per quello che potrebbe accadere il 23 giugno». Il riferimento è al rischio Brexit: i britannici dovranno decidere con un referendum se restare o no nell’Unione Europea.


 
«C’è chi mette in conto di gestire un vero e proprio terremoto - aggiunge Giannino - Per l’Europa potrebbe essere il sisma definitivo. Se i favorevoli all’uscita vincessero di misura, Cameron sarebbe costretto a dare seguito alla decisione». Il momento cruciale sarebbero i due anni di confronto con la Gran Bretagna - sempre nel caso dello scenario peggiore - per ridiscutere i trattati. E, avverte il giornalista, noi italiani rischiamo grosso in quanto «pieni di debito e con banche scassate».


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

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