VOTATA LA RISOLUZIONE | 06 Luglio 2017

Industria: «Grave inerzia della Commissione UE»

L’eurodeputato di Forza Italia Massimiliano Salini attacca la Commissione Juncker: «Non ha fatto nulla per difendere l’industria europea. Subito un piano di emergenza»

di LUCA PIACENTINI

Così non può reggere. La situazione generale dell’industria europea presenta numerose criticità. Sintetizzate in un dato, tanto semplice quanto drammatico: negli ultimi vent’anni la quota del Pil continentale derivante dall’attività manifatturiera si è ridotta di quasi cinque punti percentuali. 

Una contrazione impressionante. Che fa a pugni con gli obiettivi sbandierati dall’UE ma finora, evidentemente, non perseguiti con la dovuta costanza e determinazione. Di più. 

Secondo l’europarlamentare di Forza Italia Massimiliano Salini, principale promotore della mozione sul tema votata mercoledì 5 luglio a larghissima maggioranza dalla plenaria di Strasburgo, la Commissione presieduta da Juncker non ha mosso un dito nella direzione giusta, limitandosi a dichiarazioni generiche, senza concreti passi in avanti. 

Dichiarazioni, quelle dell’eurodeputato azzurro, riprese dall’Ansa e da Eunews, che puntano il dito su uno dei problemi più gravi per la tenuta del tessuto socio economico del Vecchio continente. Ne va delle aziende e, ovviamente, dell’occupazione. E ne va della capacità stessa di creare innovazione su larga scala, visto che sono proprio i reparti ricerca e sviluppo delle industrie a sfornare brevetti e idee, insomma quelle novità che costituiscono poi il volano di cui beneficia l’intera società.

Per questo l’Europarlamento, con la proposta di risoluzione per la creazione di un'ambiziosa strategia industriale come priorità strategica per crescita, occupazione e innovazione in Europa, sottoscritta da PPE, S&D, ALDE, ECR e VERDI, «invita la Commissione a mettere a punto, entro l'inizio del 2018, di concerto con gli Stati membri, una strategia dell'Unione e un piano d'azione per una politica industriale coerente e globale finalizzata alla re-industrializzazione dell'Europa, con obiettivi, indicatori, misure e tempistiche». Una strategia, si legge nel testo licenziato poche ore fa, che punti «sulla digitalizzazione, su un'economia efficiente in termini di energia e risorse su un approccio basato sul ciclo di vita e sull'economia circolare».

Cruciale il ruolo delle PMI che, viene ribadito, rappresentano la «colonna portante dell'industria dell'UE». Per questo è necessario «rafforzare le catene del valore» tra le stesse piccole imprese, quelle «a media capitalizzazione e le imprese più grandi». In questa logica «i poli di competitività, le reti di imprese e i poli dell'innovazione digitale costituiscono una soluzione molto utile». 

Dietro il linguaggio formale, un’accusa pesantissima: «La Commissione UE non ha fatto nulla per difendere l’industria - spiega Salini, primo firmatario della proposta - l’ultimo documento che contiene indicazioni ufficiali risale al 2014, nel frattempo la quota di PIL generata dal settore manifatturiero è scesa al 15,5%, ben lontana dall’obiettivo del 20% fissato per il 2020. L’inerzia della presidenza Juncker è evidente e molto grave». 

«Per l’industria UE - prosegue l’eurodeputato - serve un vero e proprio ‘piano di emergenza’: un programma di interventi dettagliato con una road map che spinga l’Europa verso la re-industrializzazione, agendo come propulsore con provvedimenti concreti sulla base di obiettivi precisi, indicatori puntuali e una tabella di marcia rigorosa». 

«Il ritardo della Commissione - aggiunge Salini snocciolando i dati - è tanto più paradossale se pensiamo al peso economico della manifattura, che rappresenta oltre la metà dell’export europeo, il 65% degli investimenti in ricerca e sviluppo e dà lavoro, direttamente o indirettamente, a circa 50 milioni di persone, il 20% degli occupati del continente. Rafforzare la base industriale è decisivo per mantenere in UE competenze e know-how».

«Bruxelles - è la conclusione - fissa ‘target’ per tutto, dall’efficienza energetica all’economia circolare. L’assenza di strumenti specifici che consentano all’Europarlamento di controllare passo dopo passo l’efficacia delle politiche pubbliche della Commissione UE sulla promozione dell’industria, è un vuoto inammissibile, da colmare con la massima urgenza». 


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

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