«NO A MATRIMONI GAY» | 29 Luglio 2015

«Inonderemo il Parlamento con milioni di firme»

Matrimoni gay, in Senato lavori a oltranza sul ddl Cirinnà. Ma per il comitato “Difendiamo i nostri figli” il testo va bocciato: «Niente fughe in avanti». Raccolta firme per bloccarlo: «Inonderemo il Parlamento»

di LUCA PIACENTINI

Sono decisi ad andare fino in fondo. Perché il milione di persone portate in piazza il 20 giugno scorso non si possono ignorare. Soprattutto non possono ignorarle le forze parlamentari elette dal popolo, e che al popolo, alle istanze manifestate pubblicamente in modo così rilevante, devono guardare. Per questo a partire da mercoledì 29 luglio il Comitato 'Difendiamo i nostri figli' che ha organizzato l'evento a Roma, lancia una petizione contro il disegno di legge sulle unioni civili. Il luogo scelto per avviare a partire dalle 15 la raccolta firme è simbolico: il Senato, quella Camera dove la commissione Giustizia ha deciso di riunirsi ad oltranza per votare i circa 1300 emendamenti al testo. L'obiettivo della relatrice Monica Cirinnà è di arrivare al voto entro settembre. 

RACCOLTA FIRME AL VIA
Ma il comitato alza il cartellino rosso: stop alle fughe in avanti. Scopo del presidio, spiega il portavoce del comitato Massimo Gandolfini, neuropsichiatra e vicepresidente dell'Associazione Scienza e vita, è «ricordare ai nostri rappresentanti che il popolo italiano è fermamente contrario ai matrimoni gay e più ancora a che i bambini vengano adottati dalle coppie omosessuali o acquistati sul mercato degli uteri in affitto». E promette: «Raccoglieremo firme online e con gazebi in tutta Italia». 

INTROVIGNE CONTRO SENTENZA CEDU
Le forze laiciste della sinistra e non solo, visto che come ricorda il deputato Alessandro Pagano i parlamentari disposti a difendere le prerogative della famiglia naturale sono un'esigua minoranza, hanno ricevuto nuova linfa dalla sentenza pronunciata pochi giorni fa dalla Corte europea dei diritti dell'uomo, che ha chiesto all'Italia di riconoscere i diritti fondamentali dei conviventi omosessuali. A riguardo il sociologo torinese Massimo Introvigne, che presiede i comitati Sì alla famiglia, sollecita invece il governo Renzi a muoversi nella direzione opposta in quanto, afferma lo studioso pro-family, «ha l’obbligo morale, civile e politico di presentare appello alla Grande camera e di coltivarlo seriamente sulla base dell'esperienza di governi precedenti che, mobilitando accortamente anche alleanze internazionali, riuscirono a rovesciare la sentenza di primo grado sul crocifisso nelle scuole». 

«STATISTICHE FOLCLORISTICHE» 
«La sentenza sulle unioni gay si basa su grossolani errori di diritto e su statistiche folcloristiche - prosegue Introvigne - come quella che dichiara senza sorridere come solo nell'Italia centrale ci sarebbero un milione di omosessuali, e su sondaggi citati unilateralmente ignorandone altri di segno opposto». Quello che viene lanciato è una sorta di ultimatum: «Non presentare e coltivare l'appello contro una sentenza che contiene rilievi offensivi sull'Italia il suo Parlamento significherebbe che il dialogo a 360° annunciato dal presidente Renzi su questi temi (…) è finito o forse non è mai cominciato. Le forze politiche che fanno parte del governo e sono a favore della famiglia dovrebbero trarne le conseguenze». 

«PORTEREMO LE FIRME DI MILIONI DI ITALIANI»
Il messaggio è chiaro: le famiglie che sono scese in piazza si sono mosse in modo pacifico, continueranno ad esprimere le proprie opinioni con mezzi leciti e democratici, ma restano ferme nella difesa della realtà. E sono proprio i fatti quelli che richiama Gandolfini, ricordando che «le persone omosessuali già oggi godono di un'ampia gamma di diritti e vivono la loro relazione senza discriminazioni» e non hanno bisogno «di alcun riconoscimento pubblico. Per questo inonderemo il Parlamento con le firme democraticamente raccolte di milioni di italiani, per riaffermare il superiore interesse dei minori di crescere con la loro mamma e il loro papà. Il ddl Cirinnà va integralmente respinto in quanto antepone i capricci degli adulti ai diritti dei bambini». 


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

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