REALPOLITIK | 27 Marzo 2017

Invece di gridare al lupo, l’UE deve darsi una mossa

Altro che dichiarazioni scandalizzate e inconcludenti contro Mosca o retorica anti Trump. All’UE serve una sana dose di pragmatismo politico: riforme per cambiare l'Europa superburocratica e non prendere in giro i cittadini

di LUCA PIACENTINI

Ci sono pochi dubbi sul fatto che la Russia non sia una democrazia liberale. E che i fermi effettuati in occasione della recente manifestazione non fanno che alimentare preoccupazioni sul futuro di questo grande Paese: evolverà in un sistema autenticamente democratico oppure subirà un'ulteriore involuzione autoritaria?


Sul punto storici e politologi sono molto cauti. Gli studi tendono a sottolineare le grosse difficoltà di Mosca nell'aprirsi, la presenza di un capitalismo di regime, la compressione di spazi di libertà, il moltiplicarsi di segnali che non lasciano ben sperare sul piano di un cambiamento in senso democratico. 


Tra le cause rilevate dagli esperti, ce n'è una strutturale, l'essere cioè Mosca una grande potenza, la cui leadership, anche a causa della fallita democratizzazione sotto Eltsin, tende a focalizzarsi sui rischi di spinte centrifughe disgreganti nell’eventuale passaggio da un'impostazione autoritaria ad una democrazia. 


Da un lato credo sia giusto auspicare l'avvio di un processo di riforme liberali in Russia, ma d'altra parte l'atteggiamento dell'Occidente, in particolare dei leader europei, deve prescindere dal destino del sistema politico di questo vicino 'ingombrante'. Nel senso che, qualunque sarà la strada imboccata da Putin, abbiamo l’obbligo di negoziare, senza gettare fumo negli occhi alle persone con il ‘trucco del nemico esterno’. 


È stato Henry Kissinger, con il suo proverbiale realismo, a proporre le riflessioni forse più utili alla luce dell'elezione di Donald Trump alla Casa bianca e del recente dinamismo spregiudicato di Vladimir Putin lungo i confini occidentali. 


Come riportato da La Stampa, ciò che va fatto secondo l’uomo politico ancora oggi forse più esperto su piazza nel valutare le partite internazionali importanti, è muoversi con estremo pragmatismo, sia nei confronti del nuovo inquilino dello Studio ovale, sia verso Mosca. 
Parafrasando Kissinger, sarebbe infatti un errore leggere le mosse di Putin come espressione di un espansionismo dalle mire globali. La riflessione è semplice: non è questa l'intenzione del leader russo, che si muove secondo una logica squisitamente nazionalista, puntando a riunificare la nazione russa e non a sottomettere o combattere quelle europee. 


Anche se la Russia non avrebbe la forza né militare né economica di sconfiggerci, è il pensiero di Kissinger, lo scontro non conviene a nessuno.


Certo, aggiungiamo noi, l’Unione Europea non può aspettarsi gioco facile e trasparente nelle trattative con Mosca, che tende a tutelare anzitutto i propri interessi, come dimostrano le mosse sulla partita chiave nel settore energetico. 


Come a Bruxelles non conviene scambiare Putin per il nemico, allo stesso modo è inopportuno farla tanto lunga sulle dichiarazioni scoppiettanti e spesso controverse di Donald Trump. Anche quest'ultimo è un negoziatore, e come tale, è il suggerimento di Kissinger, occorre interpretarlo badando al sodo. 


La libertà di commerciare e di manifestare sono cardini della società occidentale e della democrazia, vanno tutelati e difesi con ogni mezzo lecito. Ma i toni apocalittici diffusi in Europa sul presunto neo protezionismo di Trump, insieme alle facili quanto banali letture di un Putin neo conquistatore rischiano di distogliere dalla vera emergenza dell’UE, che rimane interna: la presenza di gravi disfunzionalità istituzionali, lo squilibrio rilevato da molti a favore della Germania, l’assenza di riforme capaci di rispondere alle sfide poste da immigrazione, terrorismo, crisi economica e disoccupazione giovanile. 


Prima di gridare al lupo, l’Europa farebbe bene a leccarsi le ferite, cercando al più presto una cura alla propria malattia. Prima che diventi cronica o, peggio, mortale. 


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

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