TERRORISMO | 29 Gennaio 2015

Isis? «Chiamatelo Stato islamico»

«Sostenere i post islamici stanchi di imam che predicano il trionfo dell’Islam». L’analisi di Luttwak dopo l’attentato di Parigi. Errori di intelligence? «Servizi di sicurezza italiani migliori dei francesi: hanno imparato antiterrorismo da lotta alle Br»

di LUCA PIACENTINI

«Non bisogna né invadere» militarmente, «né legittimare l’Islam in Europa». Che, non dimentichiamolo, «è piena di post-islamici che vogliono crescere i propri figli come cittadini» occidentali. E vanno evitate le sigle fuorvianti: impariamo a dire non «Isis» ma «Stato islamico». Il politologo Edward Luttwak analizza la situazione dell’Europa sconvolta dagli attentati di Parigi. Esperto di strategia militare, Luttwak è noto per i giudizi tranchant. Sul rapporto tra Islam e Occidente ha opinioni che fanno discutere; a chi è abituato al politicamente corretto, le sue tesi risultano scomode. Comunque la si pensi, Luttwak parte dai fatti. E una cosa è certa: le sue riflessioni suscitano interrogativi che vanno al cuore del problema. 

I POST ISLAMICI IN EUROPA
«Oggi l’Europa è piena di post islamici che hanno detto basta», spiega il politologo. «Sono persone venute dal Nord Africa, dal Medio Oriente e dal sub continente indiano. Hanno deciso che l’Islam deve essere lasciato indietro, e vogliono fare crescere i loro bambini come cittadini degli stati occidentali. Lo fanno per proteggerli e tenerli lontani dai predicatori islamici, anche quelli più moderati, che vogliono comunque riportarli all’idea che l’Islam è la sola religione col diritto di esistere».

«Moltissimi immigrati che si trovano in Europa e in America stanno rapidamente diventando post islamici. Dobbiamo appoggiarli - è la convinzione di Luttwak - Solo in Francia ce ne sono centinaia di migliaia, ancora di più in Germania. Anche in Italia sono moltissimi». Dicono no a qualsiasi forma di radicalismo religioso. «Non vogliono sentire l’imam che predica il trionfo islamico all’angolo della strada. Non vogliono che le menti dei loro bambini vengano avvelenate così». 

ISIS? «E' STATO ISLAMICO»
Cosa fare? «Usare il termine Isis è un modo per evadere - risponde Luttwak - dobbiamo usare la parola Stato islamico». E poi occorre smetterla di dire «che siamo contenti dell’Islam, che l’Islam è parte della nostra vita, o che il vero Islam è quel simpaticissimo imam sempre ben vestito, con la barba molto ben tagliata, che partecipa agli incontri interreligiosi, e che i cattivi sono solo quelli dell’Isis». Così facendo, dice Luttwak, non si aiutano certo i genitori post islamici nel tentativo di salvare i figli dagli estremisti. 

«Gli islamici moderati sono un falso tema - argomenta Luttwak - Perché l’Islam moderato, per dottrina, è una religione di espansione, conquista e vittoria». Lo studioso cita i casi di predicatori che prima fanno una «dichiarazione super moderata», subito dopo «poi parlano in arabo e dicono: “dobbiamo andare avanti, ogni bambino musulmano che nasce in Europa è un passo avanti”».

«DA LOTTA CONTRO BR LEZIONE ANTITERRORISMO»
Riguardo agli attentati di Parigi, in molti hanno sottolineato gli errori compiuti dall’intelligence. Luttwak è d’accordo: dal punto di vista della prevenzione «non è stato fatto abbastanza». E fa l’esempio dell’Italia. Di fatto i terroristi hanno colpito in Spagna, in Inghilterra, in Francia, ma non in Italia. Il politologo elogia l’efficenza dei servizi di sicurezza italiani: «I francesi sono molto meno capaci degli italiani nel gestire l’antiterrorismo - spiega - Si vede che la lotta alle Brigate rosse ha insegnato alla polizia e ai servizi italiani come fare contro terrorismo». 

La chiave, per Luttwak, è spegnere il fuoco sul nascere, là dove viene appiccato. «L’approccio essenziale - ribadisce il politologo - è andare alle radici. Ogni volta che qualche persona si alza in piedi nel ruolo di imam, ci deve essere un agente della polizia nella sala. Ogni volta. E quando incita, o inizia a parlare di Palestina e va a finire ad incitare, questo individuo deve essere portato via. Poi si fa il dossier. E’ così che si agisce con prudenza». 

GLI STATI UNITI: «STANNO GIA' FACENDO TROPPO»
Sul piano internazionale sottolinea che «lo Stato islamico sta combattendo contro gli sciiti e contro l’Iran» e, alla domanda se non sarebbe auspicabile un maggiore coinvolgimento degli Stati Uniti, risponde così: «Gli americani stanno facendo anche troppo dal mio punto di vista, perché se lasci lo Stato islamico in pace, combatte contro l’Iran e il fanatismo sciita. Un fanatico combatte l’altro, mettersi in mezzo è una bruttissima idea». 

«Io sono contrario ad ogni intervento che gli Stati uniti stanno facendo contro lo Stato islamico, che è sunnita e vuole uccidere gli sciiti prima ancora dei cristiani. Occorre non interferire, non invaderli e non occuparli, né cercare di modernizzarli. E non dare alcun appoggio o legittimazione a questa religione, che è una religione di conquista, la quale non ammette la coesistenza di altre religioni. Quindi: né invadere i loro paesi, né legittimare l’Islam in europa. Né l’uno, né l’altro». 

BOKO HARAM: «CAPACI SOLO DI COMBATTERE RAGAZZINI DISARMATI»
Quanto a Boko Haram, Luttwak ricorda che il problema «è lo Stato fallito della Nigeria, che ha sì un grande esercito ma non l’ha neppure inviato nel nord est, dove opera Boko Haram». Questo gruppo di estremisti è «una banda di scalmanati che sa combattere solo contro ragazzini disarmati. Se ci fossero centocinquanta soldati europei, li massacrerebbero». Quanto alle ragioni dell’immobilismo della comunità internazionale, inerte di fronte alle stragi compiute da questi assassini, Luttwak risponde ricordando «la 'piccola' questione della sovranità nigeriana: anche se fallito - conclude - la Nigeria è uno Stato che proclama la sovranità, e sul proprio territorio non ammette controlli».


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

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