L'ATTO DI ACCUSA | 28 Novembre 2014

«Israele è stanco delle promesse vuote dei leader europei»

L’ambasciatore israeliano all'Onu denuncia il «festival dell’odio» contro lo stato ebraico nel Giorno della solidarietà al popolo palestinese. E punta il dito anche contro l’Europa: quando eravamo minacciati, solo gli Stati Uniti ci vennero in aiuto

di LUCA PIACENTINI

Ha denunciato l’«ipocrisia della comunità internazionale» e difeso con passione il significato dell’esistenza di Israele, «piccola isola di democrazia in una regione piagata dalla tirannia e dall’oppressione». L’intervento di Ron Prosor, ambasciatore israeliano all’Onu in occasione del Giorno di solidarietà per il popolo palestinese, è un vera e propria invettiva. 

Sotto accusa ci sono i silenzi colpevoli e le strumentalizzazioni. Due pesi e due misure nei confronti di israeliani e palestinesi. 

Da parte dell'Onu non «una risoluzione rivolta ai palestinesi uccisi in Siria», dice Prosor, né una denuncia del «trattamenti dei palestinesi nei campi profughi in Libano». Si parla dei 700mila palestinesi sfollati «nella guerra iniziata dagli stessi arabi» ma non degli «850 mila ebrei sono stati costretti a fuggire dai paesi arabi». 

Il mondo tace le sofferenze degli ebrei e ignora i benefici oggettivi che l’esistenza dello stato di Israele offre a tutti. Meno dello 0,5% dei 300 milioni di arabi in Medio Oriente gode di vera libertà «e sono tutti cittadini di Israele - sottolinea Prosor - Gli arabi israeliani sono tra i più istruiti del mondo. Sono i nostri migliori medici e chirurghi, sono eletti nel nostro Parlamento e sono giudici nella nostra Corte suprema». Mentre i paesi arabi sono i primi ad isolare e ad opprimere i palestinesi, «discriminati con aggressività» e senza «cittadinanza». 

Gli stessi leader palestinesi, poi, ricorda il rappresentante dello stato israeliano, alimentano il risentimento. Chiedono di impedire agli ebrei di accedere al Monte del Tempio.  Diamentralmente opposto l'atteggiamento delle autorità israeliane: «Sotto la sovranità di Israele, tutte le persone – e ripeto, tutte le persone – indipendentemente dalla loro religione e dalla loro nazionalità possono visitare i siti sacri». 

L’ambasciatore parte dalla genesi dello stato di Israele, osteggiata dai paesi arabi. E punta il dito anche contro l’Europa, ricordando un aneddoto militare legato alla guerra del 1973, quando, nel giorno più sacro per gli ebrei, lo Yom Kippur, mentre gli eserciti arabi avanzavano e Tsahal si tratteneva dal lanciare un attacco preventivo per non perdere il sostegno della comunità internazionale, nessuno aiutò Israele. Nessuno, eccetto un paese: gli Stati Uniti. E l’Europa rimase a guardare. Anzi, tenne un atteggiamento di fatto ostile, vietando l’atterraggio agli aerocargo inviati dagli Usa per dare man forte agli israeliani. 

«Il governo e il popolo di Israele non dimenticheranno mai che, quando la nostra esistenza era in gioco - sono le parole dell'ambasciatore Prosor - un unico paese è venuto in nostro aiuto, gli Stati Uniti d’America. Israele è stanco delle promesse vuote dei leader europei». 

La verità, per l’ambasciatore, è che nel «dibattito di oggi il discorso non è sulla pace o in favore del popolo palestinese, è contro Israele. Non è altro che un festival di odio e di attacchi contro Israele». Difficile dargli torto. 


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

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