MERCATO DEL LAVORO | 17 Febbraio 2016

«Italia fanalino di coda in ricerca e sviluppo, dobbiamo crescere»

Occupati e imprese, l’analisi dell’Istat. Il direttore Rossella Spada: «Nel 2013 l’Italia ha investito solo l’1,26% del Pil in ricerca e sviluppo. Meno della media europea, dobbiamo crescere per impedire invecchiamento della forza lavoro»

di REDAZIONE

L’Istat ha registrato nello scorso novembre un tasso di disoccupazione dell’11,3% con 2.871.000 persone in cerca di occupazione. Rossella Spada, direttore del Fondo Formazienda, spiega come il sistema dei fondi interprofessionali sta rispondendo ad una situazione del mondo del lavoro: «Si evidenzia un calo di 48mila unità rispetto al mese di ottobre e di 479mila unità su base annua. Ma il potenziale produttivo italiano è stato fortemente minato dalla crisi economica». 

Per il direttore di Formazienda, ai fini di un rafforzamento della posizione dei nuovi e vecchi occupati, risulta cruciale la strategia di aggiornamento professionale: «In 10 anni abbiamo avuto una riduzione di 2,3 milioni di occupati con meno di 35 anni. Nel 2013 l’Italia ha investito solo l’1,26% del Pil in ricerca e sviluppo. Un dato al di sotto della media del 2% garantita dai partner europei mentre Bruxelles ha fissato per il 2020 il traguardo del 3%. Un contesto che spinge i giovani più promettenti e altamente scolarizzati a scegliere la via dell’estero dopo gli studi». 

La rete dei fondi interprofessionali nel suo complesso ha offerto una risposta efficace con una crescita dell’8%. Fra questi, il Fondo Formazienda, ha saputo intercettare le richieste delle aziende raddoppiando le adesioni nel 2014. Un successo che, sottolinea Rossella Spada, nasce dalla «capacità di cooperare con qualsiasi tipo di azienda: micro, media e grande, compresi i consorzi e le holding. A ciò si deve aggiungere la rapidità del sistema di finanziamento e di attivazione dei corsi fatti su misura per le imprese. Più le persone sono qualificate e più diventa competitiva l’azienda».


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