VOLI DI STATO | 27 Luglio 2018

L'Air Force Renzi e gli slogan dei 5 Stelle

Addio all'Airbus da 150 milioni e 350 posti voluto da Renzi per 'trasportare gli imprenditori italiani nel mondo'. Decisione sacrosanta, ma Di Maio e Toninelli cambino la politica anti-industriale del loro governo

di ROBERTO BETTINELLI

La follia di 150 milioni di euro in 8 anni. Tanto sarebbe costato il leasing voluto da Renzi per avere a disposizione un Airbus da 300 posti con vasca Jacuzzi, infermeria e camera da letto. Il ministro del Lavoro Di Maio ed il collega alle Infrastrutture Toninelli hanno, giustamente, revocato il contratto dando mandato all’Alitalia di ufficializzare la dismissione dell’Airbus A340 che, paradossalmente, Renzi non ha mai fatto in tempo ad utilizzare.

Di Maio e Toninelli hanno indubbiamente fatto bene a chiudere i rubinetti interrompendo quello che può essere individuato come uno spreco di risorse pubbliche. Il risparmio si aggira intorno ai cento milioni di euro. Briciole per uno stato che piange miseria. Ma la decisione è sacrosanta e andava presa.

L’ex premier ha sostenuto di aver voluto l’Airbus, talmente grande da non poter essere ospitato negli hangar degli aerei che fanno parte della flotta governativa, per favorire le missioni degli imprenditori italiani all’estero. Inutile dire che tra i rivali politici nessuno ha mai creduto a questa versione. Per molti si è trattato dell'ennesimo sintomo di un ego debordante quale è quello che molto spesso viene attribuito al neo-eletto senatore di Scandicci.

Eppure un po’ di fiducia a Renzi si potrebbe anche concedere. Che l’economia del paese si stia risollevando, per quanto a fatica, è un dato ogetivamente riscontrabile ed il fenomeno è giustificabile prevalentemente con una congiuntura internazionale favorevole ben colta dalle aziende del Made in Italy, capaci di affermarsi sui mercati esteri. E d’altronde l’Airbus, due viaggi, li ha compiuti davvero trasportando due delegazioni, una volta in India e una volta a Cuba, all’interno delle quali c’erano sicuramente degli imprenditori.

Non è dato sapere quanti di questi abbiano chiuso contratti utili per le rispettive aziende o condotto a termine affari proficui, ma Di Maio e Toninelli forse esagerano nel dire che interrompendo il pagamento per l’Air Force Renzi hanno messo fine ‘all’ancien regime’. Invece di arroccarsi nel privilegio di chi critica i privilegi, il vice premier ed il collega dovrebbero analizzare il proprio operato e, partendo dal ‘decreto dignità’ che è stato unilateralmente osteggiato dalle aziende e che stando all’Inps produrrà una contrazione occupazionale stimata in 80mila posti di lavoro in dieci anni, dovrebbero chiedersi che cosa sta facendo il loro governo per aiutare le imprese.

Finora la compagine guidata dal presidente Conte, proprio su pressione della parte grillina, in nome di una sempre più discutibile causa ambientalista ha detto di no alla Tav, un’infrastruttura nata per integrare ulteriormente la nostra economia con le maggiori economie europee; continua a rimandare al mittente le richieste di chiarezza sulla Tap che dall’Azerbaijan dovrebbe portare il gas a prezzi più convenienti per le nostre aziende e per le nostre famiglie; non sembra avere un’idea chiara sull’Ilva di Taranto al punto da mettere in discussione la gara vinta da Arcelor Mittal con tutto ciò che ne consegue sul fronte dell’incertezza occupazionale; ha ostacolato un ripristino, se non frammentario e insufficiente, dei voucher che sono richiesti a gran voce da imprenditori e lavoratori di settori che producono un indotto decisivo per alcuni territori della penisola. Bilancio assai magro. O dichiaratamente in rosso. Niente di diverso, insoma, rispetto a quanto realizzato con l’Airbus supersonico di Renzi.


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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