NON SOLO UNIONI CIVILI | 25 Febbraio 2016

L’alleanza impossibile fra Pd e 5 Stelle

Pd e 5 Stelle sono i partiti di massa del mercato elettorale italiano e sono nemici irriducibili. La Cirinnà passa solo perché Ncd si è legato al carro di Renzi e non è disposto a scendere per nessun motivo. L’alternativa sinistra-Grillo è impossibile

di ROBERTO BETTINELLI

L’esito della legge sulle unioni civili ha decretato una volta per tutte la sostanziale incompatibilità del Partito Democratico e del Movimento 5 Stelle. 

Lo spettro che ha aleggiato fin dal giorno dopo le elezioni, e cioè un accordo fra dem e grillini, non si è mai tradotto in una minaccia reale. Pierluigi Bersani, ricevuto l’incarico da parte del presidente della Repubblica Napolitano, ha provato in ogni modo a formare un esecutivo con i 5 Stelle. Questi, dopo aver illuso l’ex segretario del Pd della possibilità di raggiungere un accordo, l’hanno logorato a fuoco lento. L’agonia si è prolungata fino a quando tutti hanno avuto evidenza del fato che Bersani non era l’uomo giusto per dare all’Italia un governo. La conseguenza è stata la sua estromissione definitiva e l’ascesa, rapida quanto il declino, di Enrico Letta. Bersani, consapevole del fatto che dal negoziato con i seguaci di Grillo dipendeva il suo insediamento a Palazzo Chigi, era disposto a concedere tutto. Ma niente da fare. I ‘parvenu’ dei 5 Stelle non hanno ceduto alla tentazione delle poltrone e hanno preferito trincerarsi in un’opposizione cieca e oltranzista. 

Un atteggiamento che non è venuto meno nel voto sulla Cirinnà. Le avance di Renzi non hanno avuto successo e il tentativo del premier di sostituire l’alleanza con Ncd è fallita. In nome della dignità del parlamento che non deve essere scavalcato con espedienti antidemocratici come l’emendamento canguro, i grillini hanno detto no alla collaborazione con il Pd. 

Fra i due partiti di massa del mercato elettorale italiano, come li ha definiti giustamente Angelo Panebianco, è ormai certificata l’impossibilità di trovare un punto di equilibrio stabile che possa dare vita ad una maggioranza. La rivalità diventa conclamata quando si prendono inn esame le percentuali nei sondaggi, poco sopra il 30% per il Pd e poco sotto il 30% per il M5S, e la classifica dei leader che testimonia come Renzi non possa che temere l’avanzare baldanzoso e costante di Luigi Di Maio. 

Il Movimento 5 Stelle ha un programma di sinistra, dove spicca la proposta del reddito di cittadinanza, ma a differenza del Pd è caratterizzato da una violenta e irriducibile ostilità verso l’establishment e le gerarchie della politica tradizionale. La componente dell’antipolitica è così forte da legittimare l’esistenza stessa del partito-movimento agli occhi degli attivisti e dell’elettorato. E’ l’elemento più autenticamente indentitario e originale di una forza che ha una visione livellatrice e ugualitaria della democrazia, ma sa incorporare in tema caro alla destra come la rivolta fiscale e si distingue per una feroce critica delle élite.  

Un dna che è agli antipodi del Pd ‘pigliatutto’ di Renzi. I rapporti non possono che essere conflittuali tanto che il premier, pur di disinnescare l’appeal che i 5 Stelle esercitano sull’elettorato giovanile, non ha esitato a mettere in campo misure ridicole come i 500 euro regalati ai diciottenni per andare al cinema e fare gite fuori porta. 

La tesi di Alfano e dei centristi, ampiamente sostenuta durante la bufera scatenata dalla Cirinnà, non risulta minimamente credibile. Se la legge che equipara matrimonio e unioni delle coppie gay verrà apportava, e lo sarà sicuramente dopo l’accordo fra Pd e Nuovo Centrodestra, è solo perché esiste un governo dove gli ex berlusconiani governano innaturalmente con la sinistra. Un’eventuale alternativa tenuta a battesimo da Renzi e Grillo, semplicemente, non è data. Ergo, non ci sarebbe stata nessuna Cirinnà. 


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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