SALTA IL BANCO | 28 Maggio 2018

L'alleanza improduttiva di Salvini e Di Maio

Dopo tre mesi di trattativa va in pezzi il tentativo di formare un governo Lega e 5 Stelle. L'aspirante ministro Savona colpito dal diktat dell'Europa e di Matteralla. Ma Salvini e Di Maio sono due leader inconciliabili

di ROBERTO BETTINELLI

Paolo Savona vale davvero il ‘governo del cambiamento’? E’ questa la domanda che si stanno facendo i cittadini, ma anche gli addetti ai lavori e i conoscitori della politica più o meno informati dei fatti. Una domanda alla quale non si può dare che una risposta secca: sì o no. Ed è molto probabile che la gran parte degli interpellati, davanti all’alternativa, sia tentata dall'idea di rispondere negativamente.

No, l’economista anti euro non vale un governo un governo della Repubblica. Tanto più se il governo, come hanno più volte dichiarato con orgoglio i due azionisti di maggioranza, doveva realizzare l'atteso e sempre rinviato cambiamento. Irrigidendosi eccessivamente su Savona e incontrando l’opposizione altrettanto granitica del capo dello Stato, alla fine, Salvini e Di Maio hanno dovuto dire addio al contratto di governo. Un saluto definitivo lanciato alla flat tax, al reddito di cittadinanza, alla riforma della legge Fornero, al blocco degli sbarchi. Ma soprattutto un addio alla possibilità di avviare dall’interno un percorso di rinnovamento dell’Europa uniti e dei meccanismi che la tengono in vita.

Che Mattarella, su Savona, abbia obbedito a Bruxelles non ci sono dubbi. E che l’intromissione di un’Unione germanocentrica sia per certi versi sgradita e intollerabile, anche qui, non ci sono dubbi. Ma è pur vero che il ‘ricatto’ dell’Europa trova una facile giustificazione nell’entità del debito pubblico italiano. Ed è anche vero che da quando l’Italia è entrata a far parte dell’euro ha rinunciato, scientemente, alla sovranità sulla moneta. Un concetto che, forse, dovrebbe forse essere ben spiegato agli italiani illustrando vantaggi e penalità di una scelta che risale agli inizi degli anni 2000 quando il nostro Paese ha fatto di tutto e di più, compiendo errori non trascurabili, pur di adottare in tempo utile i parametri di Maastricht.

L’integrazione monetaria ha ridotto di molto la capacità di manovra dei governi nazionali. Ma non si può dimenticare come in altri settori cruciali la piena autonomia non c’è mai stata. La politica estera e la difesa dei confini, per esempio, dal secondo dopo guerra sono stati affidati alla Nato e conseguentemente alla guida degli Stati Uniti. Certo il mancato possesso della moneta, per una nazione abituata alle svalutazioni della lira e priva di ambizioni di prestigio sul fronte della politica estera, rappresenta una perdita maggiore. Ma è proprio questo l’obbiettivo che doveva spingere Salvini e Di Maio a individuare un ‘piano b’ rispetto alla decisione di assegnare il dicastero dell’economia a Paolo Savona. Mattarella, su questo punto specifico, ha fatto aperture importanti mostrando gradimento per il leghista Giorgetti o per lo stesso Conte che poteva rivestire il ruolo ad interim. Un segnale che doveva essere colto se il mandato dell'esecutivo doveva essere quello di provare una riforma ragionevole della UE. Che è cosa differente dall'ordire una strategia di uscita dall'euro. 

L’esito fallimentare del negoziato avviato dopo il 4 marzo rivela un’estrema rigidità da parte di entrambe le parti coinvolte, i due leader dei partiti che hanno la maggioranza in parlamento ed il presidente Mattarella, ma soprattutto è il manifesto di una evidente un’immaturità del patto di governo Lega-5Stelle. Se tutto è svanito ad un  passo dal traguardo è perché il percorso fatto in precedenza è stato più simile ad un logorio sfiancante più che ad un cammino intrapreso serenità e fiducia reciproca. E anche la reazione davanti alla proposta del Quirinale di scegliere come premier incaricato 'mister forbici' Cottarelli, ha messo in luca una innegbaile lontananza. Di Maio, in modo irresponsabile, ha invocato l'impeachment del capo dello Stato mentre Salvini si è guardato bene dal farlo. 

Cottarelli, con ogni probabilità, farà la medesima fine di Conte dal momento che il no prevedibile di Lega e 5 Stelle non consente la formazione di altre maggioranze. Lo scenario è quindi, ineluttabilmente, elettorale. Ma un asse Salvini-Di Maio nuocerebbe ad entrambi i leader per quanto sulla carta appaia comodo e vantaggioso. Soprattutto sul piano dei numeri.

Salvini, infatti, dovrebbe rinunciare al ruolo di guida del centrodestra mentre il delfino di Grillo dovrebbe rinunciare al ruolo di premier. Una carica incompatibile qualora si ripresentasse la coabitazione a Palazzo Chigi con il segretario del Carroccio. E se lo stesso Di Maio ha avanzato dei dubbi sulla reale volontà di Salvini di evitare le urne, è perché l’alleanza gialloverde è fragile. Troppo per formare un governo. Figuriamoci per affrontare una campagna elettorale dove ogni partito, essendo il nostro un regime proporzionale, deve aggredire con forza i competitori per farsi spazio. C’è poi il nodo delle periferie. In tre mesi di dialogo con i 5 Stelle la Lega non ha ottenuto nulla mentre l’alleanza storica del centrodestra dimostra di essere vincente in periferia come hanno dimostrato nel 2018 le elezioni regionali in Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Molise. Il quadro non sfugge a Salvini, che è tutto tranne che uno sprovveduto, e che sicuramente non è disposto a lasciare a cuor leggero il certo per l’incerto.


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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