PENSIERO UNICO | 11 Febbraio 2015

L'ambiguità dei ''cattolici adulti''

In nome di una malintesa laicità, molti cattolici, una volta arrivati al potere, mettono in secondo piano le loro più profonde convinzioni. Gli esempi di Romano Prodi e Matteo Renzi

di GIUSEPPE ZOLA

Abbiamo già visto come il “pensiero unico” sia penetrato non solo nella società occidentale, ma anche nella stessa impostazione delle istituzioni di molti Paesi, che stanno facendo scuola. La penetrazione pervasiva di tale pensiero appare particolarmente clamorosa ed efficace in quello che usiamo chiamare “il mondo cattolico”. Qualche esempio aiuterà a chiarire il concetto.

Le leggi, avversate politicamente dai cattolici, riguardanti divorzio ed aborto sono poi state firmate da ministri “cattolici” e non mi risulta che ciò sia avvenuto con particolari crisi di coscienza, al contrario di quanto successe al Re del Belgio Baldovino (in odore di santità), che per non firmare una legge che riteneva contro l’umanità ha addirittura abdicato.

Passando a cose più piccole, nelle scorse settimane uno dei servizi peggiori sul convegno organizzato dalla Regione circa la famiglia fu effettuato dal TG3 Lombardia, anche se all’apice di tale mezzo di comunicazione vi sono due cattolici su tre.

Tornando a cose grosse e gravi, il boy-scout Matteo Renzi, rottamatore del PD e dell’intero Paese, ha confermato che, appena approvate quelle bazzecole delle riforme elettorali e costituzionali, passerà a far approvare dai suoi sudditi le leggi relative ai “diritti” che riguardano la vita affettiva e la conseguente educazione ad essa, proprio negli stessi giorni in cui il Presidente della CEI, Card. Angelo Bagnasco, attaccava in modo deciso l’introduzione dell’educazione gender nelle scuole, bollandola come una rivoluzione dell’alfabeto dell’umanità.

Tutto ciò significa che in nome di una malintesa laicità, i cattolici, una volta arrivati al potere, mettono in secondo piano le loro più profonde convinzioni, cedendo, di fatto, al ''pensiero unico'' che appare sempre più come un moloc nei confronti del quale non si possa che cedere le armi, peraltro molto spuntate.

In questo contesto culturale di carattere generale, ricordiamo tutti come il Prof. Romano Prodi si definì cattolico “adulto”, proprio per rivendicare la propria totale autonomia di pensiero rispetto ad una fede che, evidentemente, non ha più alcuna incidenza sulla vita della società, malgrado i ripetuti appelli di tutti i Pontefici e dell’intera dottrina sociale della Chiesa a rendere palese anche pubblicamente la cultura (e la politica) che deriva dalla concezione diversa che la fede dovrebbe portare nel mondo.

Insomma, la cultura cattolica sembra cedere sempre di più al “pensiero unico”, venendo così meno alla sottolineatura evangelica secondo cui i cristiani sono nel mondo ma non sono del mondo. E la cultura liberale, per non cedere al pensiero unico, deve cercare di non tradire la realtà oggettiva delle cose.

Termino con una domanda: come giudica l’AGESCI il comportamento, in proposito, del suo più illustre allievo boy-scout?


GIUSEPPE ZOLA

Giuseppe Zola svolge la professione di avvocato a Milano. E' stato vicesindaco e assessore a Palazzo Marino.

AUTORI

COMMENTI

A proposito di crisi di coscienza. Racconta R. Farina, rivolgendosi a una lettrice:«Cara Amica! Criticai sul Sabato molto duramente quella firma di Andreotti, contrapponendola al rifiuto di re Baldovino che, pur di non dare il suo assenso ad un “crimine abominevole” Gaudium et Spes si dimise per un giorno. A quei tempi, 1979-1980, Andreotti rispose che quello del re del Belgio gli pareva sì un gesto simbolico, ma in fondo transitorio, in fondo comodo. Più tardi, quando lo frequentai di più, si disse profondamente pentito di aver avallato una legge genocidiaria. Lo ammise anche in pubblico. Mi confidò che riteneva le accuse di mafia e altri attacchi da lui in coscienza ritenuti ingiusti, una pena in vita di quel tradimento. Cercherò le dichiarazioni pubbliche di Andreotti, ma credo stiano anche nel mio libro sui dieci anni trascorsi con lui. Di certo Andreotti se ne dichiarò colpevole con Madre Teresa e con Giovanni Paolo II».