BRUXELLES | 02 Maggio 2017

«L’appartenenza della Turchia all’UE non è più realistica»

Dopo il referendum che aumenta i poteri del presidente, il caso Turchia approda all’europarlamento. Il capogruppo PPE Weber: Ankara sta andando «nella direzione sbagliata, dobbiamo porre fine a qualsiasi forma di ipocrisia»

di REDAZIONE

«La Turchia sta andando nella direzione sbagliata. È giunto il momento di rivedere la nostra relazione. Perché l'appartenenza all’Unione per la Turchia non è più realistica. Dobbiamo porre fine a qualsiasi forma di ipocrisia». E’ quanto afferma di capogruppo del PPE Manfred Weber alla luce del referendum del 16 aprile in Turchia, che accresce i poteri del presidente gettando più di un’ombra e alimentando i timori sulla possibile deriva autoritaria del paese. 

La Turchia è membro associato della Comunità economica europea dal 1963. La richiesta di aderire risale al 1987. Il riconoscimento ufficiale come Stato candidato all'adesione è avvenuto dopo oltre dieci anni mentre i negoziati sono iniziati nel 2005. Al momento, però, solo solo 16 dei 35 capitoli sono stati aperti e solo uno è stato chiuso.

L’europarlamento si era già pronunciato sulla difficile situazione in Turchia nel novembre scorso, quando Strasburgo aveva adottato una risoluzione per chiedere che i negoziati venissero sospesi fino al persistere delle repressioni in Turchia.

Il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, ha dichiarato durante il dibattito di mercoledì scorso che: «L’Unione europea non intende in alcun modo chiudere la porta al popolo turco, che rimane nostro amico». Allo stesso tempo, però, non si può guardare altrove quando gli eventi prendono una direzione in disaccordo con i principi della Costruzione europea. «La libertà di stampa, la libertà di espressione - ha detto Tajani - sono diritti fondamentali per chiunque voglia aderire all'Unione europea e la pena di morte, analogamente, è una linea rossa invalicabile». 


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