PENSIERO UNICO | 14 Settembre 2016

L'asse Obama-Renzi e la grave ingerenza sul referendum

Il premier Renzi ha seguito pedissequamente Obama, paladino mondiale del pensiero unico sui cosiddetti diritti civili. Ora ottiene in cambio il favore, con l'appoggio dell'ambasciatore americano per il sì al referendum. Un'ingerenza inaccettabile

di GIUSEPPE ZOLA

Il disastroso Obama ha lasciato che la situazione mondiale, soprattutto in Europa e in Medio Oriente, andasse deteriorandosi in misura drammatica e forse senza ritorno, ma nel contempo si è atteggiato, in misura sempre più arrogante, a grande campione mondiale del pensiero unico in tutte le sue forme e le sue espressioni.

Internamente al suo Paese, ha lavorato alacremente perché si affermasse in tutti gli Stati USA l’obbligo ad imporre il matrimonio tra persone dello stesso sesso, aiutato da una corte suprema molto politicizzata. Sull’onda di questa “vittoria”, ha favorito in ogni modo tutte le tendenze che vanno nella direzione di affermare e confermare quello che abbiamo definito come “pensiero unico”.

La stessa cosa è accaduta anche in sede internazionale, con alterna fortuna. Durante un viaggio in Africa, ha cercato di imporre anche in alcuni di quei Paesi il matrimonio gay, ricevendo, però, un sonoro schiaffo in faccia, visto che gli è stato pubblicamente detto che quell’idea non fa parte della cultura africana, peraltro afflitta da ben altri problemi. Il pensiero unico, infatti, costituisce il “vizietto” dei Paesi ricchi ed opulenti. Chi è povero è molto più sano ed umano, anche perché è impegnato in problemi di sopravvivenza e non ha tempo da dedicare alle distorsioni del sano pensiero dell’uomo comune (così Chesterton definiva chi era dalla parte del pensiero umano elementare).

Obama, invece, ha trovato ampio spazio ideologico in Italia, tramite il nostro boy scout cattolico, che si trova a fare il Premier senza essere mai stato eletto. In tale funzione, Renzi ha stretto un particolare rapporto, contraccambiato, con Obama, soprattutto sui temi sensibili che riguardano la concezione dell’uomo e della famiglia. Lo si è visto in occasione dell’iter della legge Cirinnà (sarebbe meglio chiamarla legge Obama), che parla ufficialmente di “unioni civili”, ma che di fatto ha introdotto in Italia il matrimonio tra persone dello stesso sesso. Pochi minuti dopo l’approvazione in Senato di tale legge, Renzi telefonò ad Obama per annunciargli la buona novella e per dire al suo amico “guarda come sono bravo, ti sto obbedendo”. Ed Obama ha poi gratificato il nostro fedifrago boy scout con tanti riconoscimenti pubblici, fino a concedergli un posto di rilievo nella festa di addio (finalmente!) alla sua presidenza, riconoscendogli, di fatto, la funzione di campione del pensiero unico.

Ma non è finita qui. Abbiamo visto, proprio in queste ore, come Obama abbia contraccambiato il favore, facendo assumere al suo ambasciatore a Roma un atteggiamento molto esplicito di sostegno alla riforma costituzionale promossa dall’ineffabile duo scout Renzi&Boschi, commettendo una grave scorrettezza istituzionale: una potenza straniera si è indebitamente ingerita negli affari interni del nostro Paese. Inaudito! Eppure, l’entourage di Renzi sta difendendo quella presa di posizione senza precedenti. E senza vergogna. Capisco che Renzi sia disperato e che la lobby mondiale del “pensiero unico” debba sostenerlo (visto che lo scout si è prostrato ad esso), ma ciò non toglie che la nostra politica abbia raggiunto, con questo episodio, il massimo dell’indecente servilismo sia culturale che istituzionale. Un motivo, molto convincente, per votare NO al referendum. Del resto, Obama aveva già sostenuto Cameron nella Brexit e Cameron ha perso. Speriamo che avvenga altrettanto con Renzi.


GIUSEPPE ZOLA

Giuseppe Zola svolge la professione di avvocato a Milano. E' stato vicesindaco e assessore a Palazzo Marino.

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