PENSIERO UNICO | 17 Aprile 2018

L’attacco alla vita e alla libertà

Il totalitarismo del pensiero unico sta invadendo l’intera nostra società su vari fronti. In questi giorni l’attacco è avvenuto sul fronte della libertà di pensiero e su quello della tutela della vita: il manifesto ProVita e il caso Alfie Evans

di GIUSEPPE ZOLA

Il “pensiero unico”, anzi il totalitarismo del pensiero unico, sta invadendo l’intera nostra società su vari fronti. In questi giorni, abbiamo potuto constatare che l’attacco è avvenuto sul fronte della libertà di pensiero e su quello della tutela della vita.

Sul primo fronte è accaduto questo episodio. L’associazione “Pro Vita” aveva fatto affiggere a Roma un grande manifesto che riportava la fotografia di un “feto” di circa tre mesi significando, nella sostanza, che tutti noi siamo passati per quello stadio della nostra vita e che il procurato aborto impedisce, invece, di superarlo. Un messaggio evidentemente legato alla pura e drammatica realtà, che costituiva l’espressione di un più che legittimo pensiero su di un tema così delicato e decisivo per determinare il grado di civiltà di una intera società. Si trattava, per tutta la grande Roma, di un solo manifesto: “una cosa minima” direbbe Jannacci, ma che è riuscita a provocare la solita reazione della lobby femminista, secondo la quale non si può neppure parlare di aborto, in quanto lo considera un “diritto” della donna. Secondo tale lobby, non è neppure possibile affrontate le tematiche relative agli aspetti di prevenzione, che pure sono contenuti nella sciagurata legge 194, la quale, peraltro, non definisce affatto un “diritto” della donna l’aborto. Comunque sia, l’associazione Pro Vita non aveva fatto altro che esprimere un proprio pensiero, secondo quanto previsto dall’articolo 21 della nostra Costituzione. Malgrado questo, l’ineffabile sindachessa di Roma (non a caso appartenente al movimento dei grillini) ha pensato bene di accogliere l’incivile grido della lobby femminista ed ha oscurato quel manifesto. L’ho considero un gravissimo attacco alla libertà di pensiero, tanto più grave in quanto messo in atto per oscurare un giusto dibattitto su una materia sensibile come quella relativa all’aborto.

Sul fronte della vita, invece, è intervenuta un’altra istituzione pubblica. La magistratura inglese ha ordinato la morte del bambino Alfie Evans di due anni, affetto da una malattia non ancora esattamente certificata: malgrado questo, quella magistratura ha definito “inutile” la vita di quel bambino e quindi passibile di morte, malgrado che i due genitori stiano lottando per mantenere in vita il loro bambino, disponibili a farlo crescere nella situazione in cui si trova. Situazione veramente drammatica, che ci deve tutti preoccupare se ci teniamo ad un futuro che rimanga umano. La vita “inutile” (espressione orribile) veniva sistematicamente eliminata solo in alcune società in epoche antecedenti l’avvento del cristianesimo. La magistratura inglese ha fatto fare un enorme passo indietro alla nostra civiltà occidentale, facendo passare il principio secondo il quale lo Stato in quanto tale ha potere di vita e di morte su ciascuno di noi. E ha dato un duro colpo alla funzione di quella società che si chiama famiglia, la cui esistenza naturale viene prima anche della magistratura. Quella inglese ha condannato a morte un bambino contro la volontà espressa dai genitori! Fa inorridire quanto avvenuto.

Questi fatti incredibili devono rafforzare la nostra decisione di combattere con ogni forza ed ogni intelligenza contro un “pensiero unico” che sta diventando un pensiero barbaro.


GIUSEPPE ZOLA

Giuseppe Zola svolge la professione di avvocato a Milano. E' stato vicesindaco e assessore a Palazzo Marino.

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