L'IMPLOSIONE DEL PD | 20 Luglio 2015

L’aura di Expo non riaccende il carisma di Renzi

L’aura di Expo non riaccende il carisma di Renzi. Promette di tutto e di più. Da 'Mafia capitale' al caso Crocetta-Borsellino, il Pd implode e i giovani militanti accusano il segretario: «Per lui un tabù la questione morale»

di ROBERTO BETTINELLI

La decisione di tenere l’assemblea nazionale del Pd a Milano, dentro la cornice magica e scintillante di Expo, è il simbolo della debolezza della leadership renziana. La figuraccia sull’immigrazione con l’Europa che gli ha voltato le spalle con il risultato di accendere ovunque i fuochi della rivolta anti-profughi, l’umiliante marginalizzazione subita nella crisi greca dove ancora una volta è stata Berlino a impartire gli ordini ribadendo una gerarchia che a Bruxelles non è mai stata messa in discussione, l’implosione del Pd a Roma con l’inchiesta di ‘Mafia capitale’ e il caos della giunta Marino che hanno incrinato la credibilità del partito e della sua classe dirigente, il caso delle intercettazioni che ha portato alle dimissioni di Lucia Borsellino dalla giunta regionale siciliana e che ha travolto il governatore Crocetta al quale sono ormai in moltissimi, dentro lo stesso Pd, a chiedere di lasciare. Di materiale scottante, negli ultimi tempi, se n’è accumulato parecchio contro Matteo Renzi. 

Una pressione aggravata dalla delusione per gli esiti delle ultime tornate elettorali. Il premier, dal canto suo, ha reagito come un animale ferito. Ossia attaccando. Un’aggressività che è esplosa in occasione dell’assemblea dei democratici che è andata in scena all’Expo e che ha visto Renzi lanciare una piattaforma programmatica «rivoluzionaria» da qui al 2018. 

Il segretario dem ha attaccato su tutta la linea. Tasse: «Nel 2016 elimineremo la tassa sulla prima casa». Macchina dello Stato: «La riforma della pubblica amministrazione avrà la lettura definitiva in Senato». Unioni civili: «E’ arrivato il momento di andare e di chiudere. Lo faremo entro l’anno». L’Europa: «Siamo una colonna portante e non lo zimbello. L’Italia è debole solo nel racconto auto-flagellante di sé stessa». Economia: «Il primo trimestre del 2015 è il primo in crescita dopo anni, aumentano i mutui, l’uso delle carte di credito e i consumi, diminuiscono le crisi aziendali, abbiamo trasformato il lavoro precario in lavoro reale, migliorato export e produzione industriale che è aumentata del 3%».

Insomma, invece di fare il bilancio delle tante riforme annunciate e mancate, Renzi ha sfoderato il più consumato dei trucchi in uso ai politicanti. Ha spostato l’asse temporale dal passato al futuro, evitando così di fornire un resoconto impietoso su ciò che aveva promesso e non ha realizzato. Gli italiani, stando alla Cgia di Mestre, pagano quasi mille euro di tasse in più all’anno. La pressione fiscale ha superato il 43% del Pil, ben oltre tre punti sopra la media Ue. Un divario che negli ultimi 15 anni non ha fatto altro che peggiorare con buona pace di Renzi che seguita a dire, contro ogni evidenza, che da quando si è insediato a Palazzo Chigi ha invertito la tendenza.  

La fiducia verso il premier è crollata proprio per questo motivo: l’indisponibilità a far combaciare fatti e annunci. Renzi, durante l’assemblea, è stato contestato da un giovane militante del Pd che in un video pubblicato sul sito di Repubblica l’ha accusato di considerare un tabù la «questione morale» che ormai attanaglia il Pd. 

La scelta di Expo non è casuale. Deve fornire al premier la chance di fronteggiare un Paese che gli crede sempre di meno e un partito che in periferia non ha mai ceduto ai suoi ripetuti tentativi di colonizzazione. Marino, Emiliano, Pisapia, Fassino, Chiamparino, De Luca e i governatori del Centro Italia: è molto lungo l’elenco dei non-renziani ribelli o dissidenti che non sono disposti a farsi da parte. 

Il Pd ha sempre più bisogno della pattuglia di deputati centristi di Ncd/Area Popolare che saranno ricompensati a brevissimo con un ‘rimpastino’ e un ministero. Una formazione, quella di Alfano, dove ormai sembra prevalere la fazione che ha rinunciato a dare battaglia sui temi identitari, prona agli input e ai capricci dell’alleato maggiore. Un aiuto importante, ma non risolutivo per il premier e controproducente per gli stessi alfaniani come dimostra la continua emorragia di voti e consensi. Renzi ha chiesto sostegno anche ai ‘verdiniani’, ma il loro arrivo nella maggioranza non compensa numericamente il peso della sinistra dem. Alla Camera un po’ di agio c’è, ma il Senato è diventato una trappola mortale. 

Se Renzi ha scelto Expo, simbolo del successo del Made in Italy, come il luogo dove mettere in atto una performance che ha il significato di una rivalsa, è solo perché il suo carisma non brilla più come prima. Ha perso il dono del magnetismo. Lui ce l’ha messa tutta, ma i risultati sono alquanto discutibili. 


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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