PENSIERO UNICO | 17 Marzo 2017

L'ennesima censura Lgbt

Il caso della dottoressa Silvana De Mari di Torino, messa sotto processo per aver espresso liberamente delle opinioni, è uno degli esempi più significativi come sia in atto una censura da parte del pensiero unico

di GIUSEPPE ZOLA

Allora, è proprio vero: il pensiero unico non vuole solo affermarsi in tutto il mondo ed in tutti i settori, ma punta soprattutto a far fuori la libertà di pensiero e di opinione, prevista, nel nostro ordinamento, dall’articolo 21 della Costituzione: «Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione».

Uno dei bracci armati del pensiero unico, quello rappresentato dalla lobby LGBT, sta facendo di tutto perché l’articolo 21 venga di fatto abolito. Avevamo già fatto tanti esempi in questa rubrica, ma in questi giorni sta facendo clamore (ma non troppo) un caso limite e, per questo, emblematico di un atteggiamento che vuole tappare la bocca a chi la pensa diversamente da sé. Non mi sto riferendo al sindaco di Napoli De Magistris che avrebbe voluto impedire ad un avversario politico di parlare nella “sua” città, caso anch’esso inquietante, peraltro. Mi sto riferendo al caso della dottoressa Silvana De Mari di Torino, la quale ha osato esprimere pubblicamente alcune opinioni (che non sono solo sue, anche se altri non hanno il coraggio di dirle) sui comportamenti omosessuali, che, sulla base di certe ricerche ed alcuni studi, contraddicono il pensiero della famosa lobby. Per il solo fatto di avere osato tanto, la De Mari ha avuto grane con l’ordine dei medici di Torino sul presupposto che le sue tesi non avrebbero, a parere di alcuni, vero fondamento scientifico, mentre la dottoressa ha dichiarato a “la Verità” che «a sostegno delle mie affermazioni ci sono una miriade si studi e articoli scientifici».

Ma non basta: in seguito ad un misterioso esposto, la procura di Torino ha aperto un fascicolo istruttorio, nel quale si ipotizza che alla De Mari si dovrebbero applicare le norme relative alle aggravanti derivanti dall’odio razziale, come se gli omosessuali fossero una razza. Assurdo. Ma non basta ancora. Pare che anche il Comune di Torino e la Regione Piemonte abbiano l’intenzione di presentare analoga denuncia all’autorità giudiziaria.

Insomma, viene messa sotto processo l’espressione di una opinione liberamente detta. Ma, a mio parere, viene anche messa sotto processo le libertà della ricerca scientifica, la quale non può essere definita solo da quello che sostiene la lobby LGBT in modo molto fazioso e molto interessato. Sotto questo profilo viene violato una altro articolo della Costituzione e precisamente il primo comma dell’articolo 33, che così si esprime: «L’arte e la scienza sono libere e libero che ne l’insegnamento». La De Mari ha espresso un suo legittimo parere tecnico-scientifico sui danni che possono derivare a seguito di rapporti omosessuali. Le sue tesi devono, eventualmente, essere contraddette sul piano tecnico-scientifico, ma non sul piano giudiziario del diritto penale. Sarebbe la fine della democrazia ed anche della scienza, che, per progredire senza preconcetti ideologici, deve poter essere libera e liberamente espressa.

Appare sempre più giusto, come stiamo facendo da tempo, parlare di “dittatura del pensiero unico”, visto che si stanno attaccando i capisaldi dell’impostazione democratica della nostra convivenza. E nessuno può rimanere tranquillo, perché oltre alla libertà di pensiero ed alla libertà della scienza, sono sotto attacco la libertà religiosa, la libertà di educazione, la libertà di impresa e così via. Stare dalla parte della dottoressa De Mari significa dare un contributo a difendere la libertà di tutti.

 


GIUSEPPE ZOLA

Giuseppe Zola svolge la professione di avvocato a Milano. E' stato vicesindaco e assessore a Palazzo Marino.

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