GIORNALISMO | 20 Dicembre 2018

L’eredità di Antonio Megalizzi vive in ognuno di noi

Oggi a Trento i funerali di Antonio Megalizzi, il giovane giornalista ucciso nell’attentato di Strasburgo. La sua storia insegna a rincorrere i sogni e lascia un’eredità importante che tutti abbiamo il dovere di cogliere

di REDAZIONE

Antonio Megalizzi è un giornalista. E lo sarà per sempre. Lo ha deciso martedì 18 dicembre il Consiglio nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, ratificando l’iniziativa promossa da Mauro Keller, presidente regionale dell’Ordine del Trentino Alto Adige ed iscrivendo in memoria all’albo dei professionisti un giovane che è morto per inseguire un sogno. Lo stesso che oggi continua a vivere sulle spalle di chi ogni giorno scrive con l’impegno di raccontare la verità. Anche quando sa di follia capace di uccidere, ma non di annientare le speranze di una generazione che crede nella forza di un’Europa unita e che, nonostante tutto, nutre fiducia nelle istituzioni.

Antonio Megalizzi è il reporter europeista rimasto ucciso durante la strage ai mercatini di Natale, che si è consumata a Strasburgo lo scorso 11 dicembre. Era «innamorato dell’Europa», ma rispettava le differenze. Voleva occuparsi dell’Unione Europea a tempo pieno, raccontando attraverso un media service per giovani, tutto da pensare, fondare e costruire, le avventure e le disavventure di un’istituzione che ha conosciuto e conosce le difficoltà di costruire un progetto comune, ma resiste ad attacchi irrazionali che mirano dritti al cuore dell’Europa, senza riuscire a sovvertire l’ordine razionale che muove qualsiasi istituzione democratica.

Chérif Chekatt è il «soldato» dell’Isis, freddato pochi giorni dopo l’attentato di Strasburgo dalla polizia francese, che ha seminato il panico in una città che si preparava a festeggiare il Natale, ma non ha annientato la fame di scoperta e verità che caratterizza la nostra gioventù. Chekatt ha affidato ad una calibro 8 tutto l’inferno che lo logorava dall’interno ed ha aperto il fuoco contro la folla, dopo una vita spesa ai margini, a servizio di uno Stato che conosce solo il sapore dell’odio e della distruzione. Ed è tra gli spari che la sua vita ha avuto fine.

Antonio e Chekatt, due coetanei più lontani che mai. Uno, il riflesso dell’Europa che vuole farcela, l’altro lo specchio di una follia che fa della morte il suo unico senso, ma che non basta a far morire una civiltà come la nostra, fatta di Ragione e disciplina, di apertura e buonsenso. Gli stessi che hanno indotto gli Europarlamentari coinvolti nelle votazioni serali a proseguire i lavori, nonostante poco più in là si stesse consumando l’ennesimo attacco terroristico. A dimostrazione che l’Occidente non si arrende, ma riparte dai sogni di un giovane per guardare con slancio entusiasmante al futuro. Perché la vita di Antonio è stata fatta a brandelli, ma le sue passioni sono più vive che mai.

Antonio è tornato a casa avvolto nel Tricolore. Di lui oggi restano le convinzioni, i sogni e la memoria. E poi c’è quell’iscrizione all’albo dei professionisti, che oggi più che mai, insegna, a chi prova a fare questo lavoro, aggrappandosi strenuamente alla passione, a correre, nonostante tutto e tutti. Ma è anche fonte di una richiesta importante: che la verità, che animava la ricerca di Antonio, resti viva nella penna di tutti. Sempre.

 

Gloria Giavaldi      

 


REDAZIONE

L'Informatore - Quotidiano liberale

Organo di informazione dell'Associazione culturale "Civitas"

redazione@informatore.eu

AUTORI

COMMENTI

Non ci sono commenti per questo articolo.