E’ ORA DI CAMBIARE | 02 Febbraio 2018

L’eredità disastrosa del PD

Nonostante le rassicurazioni da campagna elettorale del governo PD, i dati macroeconomici restituiscono l’immagine di un paese zavorrato da alto debito pubblico, lavoro precario, bassa crescita e aumenti dell’Iva pronti a scattare

di LUCA PIACENTINI

Mentre ministri e candidati di centrosinistra preparano la full immersion della campagna elettorale, dando spesso la sensazione di arrampicarsi sugli specchi offrendo interpretazioni del lavoro dell’esecutivo a trazione PD al limite del sensazionale (vedi Gentiloni che acclama numeri da record sull’occupazione, come non si vedevano, dice, da «40 anni»), gli ultimi dati macroeconomici restituiscono in realtà una fotografia molto più prosaica, l’immagine di un Paese purtroppo ancora zavorrato da pesi insostenibili sul medio e lungo termine, a meno di non cambiare radicalmente direzione di marcia. In altre parole: serve una vera frustata all’economia, che spinga consumi e crescita, riducendo le tasse e aumentando il Pil.

Secondo l’ultimo report dell’Istat riferito a dicembre, la disoccupazione giovanile è infatti al 32,2% ma resta la peggiore d’Europa dopo Spagna e Grecia. Guardando poi in generale al mercato del lavoro c’è da mettersi le mani nei capelli. La disoccupazione è al 10,8% ma vede un calo di 47mila disoccupati abbondantemente superato dalla crescita di 112mila inattivi, cioè coloro che il lavoro non lo cercano neppure più. 

L’ultimo trimestre 2017 registra inoltre un leggero incremento degli occupati (+0,1%) ma che riguarda essenzialmente posti precari. Come sono in gran parte a tempo determinato (in alcuni casi ‘ultra’ determinato poiché tratta di stagionali) gli occupati su base annua, aumentati di circa 300mila unità. Negativo il confronto in rapporto a novembre, rispetto al quale l’ultimo mese dello scorso anno evidenzia una flessione di -66mila occupati. 

La realtà è dunque molto meno rosea di quanto non vorrebbe ammettere l’esecutivo. E non sono solo i dati dell’occupazione a dirlo. Andiamo con ordine. La crescita c’è (merito delle imprese, non della politica), è la più alta da otto anni, ma il tasso dell’1,5% resta tra i più bassi d’Europa. Il debito pubblico: livelli da record, attorno al 132%. E i costi di finanziamento di questa enorme zavorra? Bassi, in particolare grazie al quantitative easing varato dal capo della Bce Mario Draghi, non certo per i meriti di Palazzo Chigi. 

Legge di bilancio: varata per il rotto della cuffia solo grazie alla clemenza di Bruxelles, che se da un lato ha chiuso un occhio, dall’altro fa agitare lo spettro di una manovra correttiva da tre o quattro miliardi, prontamente rinviata ad aprile e scaricata sulle spalle del prossimo governo. Capitolo Iva: una clausola di salvaguardia che vale qualcosa come 19 miliardi pronta a scattare dal 2019, se non sarà disinnescata, se cioè non si troveranno i soldi da qualche altra parte. Si spera tagliando la spesa pubblica. Ce n'è quanto basta per invocare legittimamente un cambio di passo in politica economica. Mandando a casa anzitutto il centrosinistra, che negli ultimi cinque anni ha sostanzialmente deluso gli italiani.  


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

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