PENSIERO UNICO | 29 Settembre 2016

L'errore di cedere alla logica del mondo

Oggi anche molti cristiani sembrano cedere al fascino del «pensiero unico», convinti del fatto che non ci sia alternativa, e che scendendo a compromessi si possa riavvicinare un maggior numero di fedeli

di GIUSEPPE ZOLA

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Vorrei ritornare su di un tema, già sfiorato in alcune occasioni, che riguarda il contributo dato dai cristiani allo sfondamento del pensiero unico in tutto il mondo occidentale, pensiero che, evidentemente, ha tutto il fascino che la tradizione, la cultura e la letteratura cristiane attribuiscono al demonio. Parrebbe un fascino irresistibile, al quale non resterebbe che cedere acriticamente. In questi ultimi tempi, malgrado l’invito di Gesù a non cedere alle lusinghe del “mondo”, tanti cristiani sembrano fare di tutto per piacere a quello che lo stesso Gesù chiamava “il mondo”, impersonato, in questo periodo storico, da quello che noi, insieme a tantissimi altri, definiamo come “pensiero unico”.

Forse, i cristiani che più sono andati in questa direzione sono stati gli Anglicani, i quali, nel tentativo di recuperare i fedeli perduti, hanno pensato bene di ubbidire a chi diceva loro di aprire al sacerdozio femminile, di ordinare vescovi donne, di ordinare sacerdoti dichiaratamente omosessuali, di non porre più ostacoli a comportamenti morali contrari alla tradizione cristiana e così via. Il risultato è stato che i fedeli sono ancora meno di prima, anche perché essi, evidentemente, tra una chiesa mondana ed un “mondo” vero, alla fine preferiscono quest’ultimo, senza più problemi e senza più scrupoli.

Anche i luterani, almeno in Europa, hanno visto svuotarsi le loro chiese, per gli stessi motivi, avendo dimenticato che il cristianesimo ha creato nel mondo una realtà “diversa”, non riducibile ad alcun criterio semplicemente umano.

Purtroppo, lo stesso fenomeno si sta riproducendo, a poco a poco, anche tra i cristiani cattolici, i quali, malgrado i grandi pontificati di quest’ultimo secolo, si sentono quasi in dovere di aderire al pensiero altrui, scambiando il dialogo per un compromesso anche sui principi. Questi cattolici sembrano quasi pensare che annunciare l’esperienza e la verità di Cristo costituisca di per sé una possibile offesa all’altro, autolimitando così la propria responsabilità di dire a tutti la rivoluzione umana portata da Cristo. Questo atteggiamento, portato alle sue estreme conseguenze (come sta avvenendo) induce tanti cattolici a pensare che sia praticamente inutile ogni tentativo di almeno limitare l’invasione del pensiero unico e dittatoriale: e pertanto essi rinunciano anche a lottare per le difesa di ideali e di principi che rendono vera ed umana la nostra vita, pensando, con un pessimismo anticristiano, che “oramai non c’è più niente da fare, perché abbiamo già perso”. Così, tanti cattolici, anche in politica, finiscono con l’essere indifferenti di fronte all’imposizione dei matrimoni tra persone omosessuali, del divorzio ad alta velocità, dell’adozione per tutti, dell’eutanasia, della liberalizzazione delle droghe cosiddette leggere, di una riforma costituzionale che potenzia il potere statale a danno dei corpi intermedi e della sussudiarietà in contrasto con tutto l’insegnamento della dottrina sociale della Chiesa. Ma anche tra i cattolici, questo cedimento al mondo non produce un aumento dei fedeli, anzi: è una pura illusione quella di credere che un indebolimento della presenza cristiana favorisca l’avvicinamento delle persone “lontane. La mia esperienza è esattamente contraria. Io mi sono avvicinato alla Chiesa proprio perché essa mi è stata proposta nella sua fantastica e grandiosa integralità. Una Chiesa mediocre non affascina alcuna persona di buon senso e lascia la strada, anzi l’autostrada, aperta ad un pensiero che ha, come obiettivo principale, proprio quello di eliminare ogni possibile riferimento alla tradizione cristiana. In questo senso, è clamoroso ciò che sta avvenendo in Francia. Ma anche in Italia non si scherza! Nessuno dovrebbe gioire per l’indebolimento sempre più evidente della presenza della Chiesa nel nostro Paese. Ci sarebbe meno libertà per tutti.


GIUSEPPE ZOLA

Giuseppe Zola svolge la professione di avvocato a Milano. E' stato vicesindaco e assessore a Palazzo Marino.

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