IL RITORNO DEL CAV | 28 Maggio 2015

L'età pesa, ma il guerriero non smette di lottare

Il ritorno in tv di Berlusconi. Per i ‘giornaloni’ solo gaffe e il triste ricordo di quello che fu. Ma lui ha un nuovo progetto politico. Il peso dell’età si fa sentire, ma in mezzo a tanti nani della politica è ancora un gigante

di ROBERTO BETTINELLI

Un campione del ring che nonostante l’avanzare implacabile dell’età e le numerose ferite che hanno segnato la sua carriera di uomo politico, non vuole lasciare il quadrato. E’ questa l’immagine che ispira il ritorno televisivo di Silvio Berlusconi. 

Ma a giudicare da come viene trattato dai principali organi di stampa dopo le sua apparizioni a ‘Che tempo che fa’ e ‘Porta a Porta’, il Cavaliere è derubricato a uno spassoso autore di gaffe. Gli si nega, a torto, il rango che gli appartiene e che si è conquistato spavaldamente in oltre due decenni di battaglia all’ultimo sangue contro le sinistre. 

Berlusconi non è affatto un comico giunto a fine carriera. Ma è un lottatore instancabile al quale il Paese deve molto e proprio sul fronte di quella maturità democratica che gli avversari gli hanno sempre contestato interpretando la sua discesa in campo come il prologo di una deriva autoritaria. La realtà è ben diversa. Se l’Italia ha conosciuto il bipolarismo e la regola anglosassone dell’alternanza è grazie a lui. 

Eppure gli organi di informazione, a partire dai ‘giornaloni’, all'indomani della sua apparizione nella trasmissione ‘Porta a Porta’ di Bruno Vespa si sono sbizzarriti, se non a dargli contro, nel tentare di metterlo in ridicolo. Tutti hanno titolato sull'errore commesso da Berlusconi che ad un certo punto si è rivolto al conduttore chiamandolo ‘dottor Fede'. Una svista che ha provocato la simpatica reazione di Vespa e quella un po' più malevole delle due illustri firme presenti in studio, Antonio Polito del Corriere della Sera e Marcello Sorgi della Stampa. Un lapsus innocente e assolutamente perdonabile soprattutto per chi, dopo aver ammesso con schiettezza di accusare «il peso dell’età», si è lanciato in una brillante lezione di politica. 

Berlusconi ha dichiarato che sta lavorando a un progetto che vuole trasformare i moderati da «maggioranza numerica a maggioranza politica» e ha affermato che o si costruisce un contenitore nel quale i leader dei partiti della destra dovranno «mettere da parte le loro ambizioni personali» o la sinistra continuerà «a governare per tanti e tanti anni». Ha ribadito che non sarà lui il leader del movimento che vuole incarnare «la rivoluzione liberale» e ha ammesso finalmente la necessità di indire le primarie per individuare chi sarà in grado di assicurarsi la fiducia e il voto dei moderati. 

«Non si può trasferire il carisma. O si è leader o non lo si è» ha sottolineato Berlusconi segnando un’importante differenza rispetto al passato. Nelle sue intenzioni non si tratta di replicare le primarie del PD che «sono manipolabilissime e hanno generato i peggiori sindaci della storia della sinistra». Ma la necessità di una libera concorrenza per la leadership è un punto fermo che ha rimarcato più volte nel corso della trasmissione al punto da suggerire che dovrebbe essere il parlamento a disciplinare l’istituzione delle primarie.  

Si è detto convinto che ci sarà «un'evoluzione della politica» determinata dalla nuova legge elettorale, l'Italicum, che deve spingere la maggioranza degli italiani a modificare il loro comportamento nelle urne. Ovviamente, nel mix fra descrizione del presente e proiezioni del futuro, non ha mancato di promuovere Forza Italia in vista delle elezioni regionali di domenica 31 maggio. Un passaggio inevitabile. E comprensibile. Ma ha anche spiegato che il richiamo a un atteggiamento più virtuoso nei confronti del mercato politico deve portare a un voto utile e «non più frantumato», premiando le forze di ampie dimensioni. Una riflessione che non risponde solo a un mero calcolo elettorale dovuto alla contingenza, ma è il frutto di considerazioni che prendono avvio dalle modifiche introdotte dalla legge che sostituirà il Porcellum. «In America - ha detto - ci sono i democratici e repubblicani. I democratici in Italia ce li abbiamo già. Ciò che manca è l'unione dei moderati». Dopo di che ha lanciato un vero e proprio appello in diretta chiedendo di andare a votare per combattere l'astensione provocata da un motivato «disgusto per la politica» e per i «professionisti che usano i partiti come fossero dei taxi». 

In merito alla crescita della Lega Nord di Salvini, Berlusconi ha detto che non solo molti elettori del Carroccio potrebbero essere tentati dal movimento dei moderati, ma lo stesso segretario potrebbe partecipare alle primarie per diventarne il leader. «In tutta Europa è dimostrato che non sono le estreme che possono guidare un Paese ma è il centro politico» ha risposto a Sorgi facendo intendere che se Salvini vuole avere qualche chance di governare prima o poi dovrà abbassare i toni troppo ‘provocatori’ e corteggiare gli elettori moderati. 

Sulla tempistica del progetto che lui stesso giudica «difficile ma ambizioso» non ha manifestato alcun dubbio: «Almeno due anni e mezzo. Bisogna essere pronti per il 2018. Credo che non sia possibile andare a votare prima della fine della legislatura». Il motivo è semplice: «Se si andasse a votare domani con la nuova legge elettorale la maggior parte di coloro che oggi sono in parlamento non sarebbe mai rieletta. Non conviene a Renzi e non conviene ai parlamentari».  

Insomma, a riascoltare le sue parole emerge un progetto politico fatto e finito. Ma di tutto questo non c’è traccia sui ‘giornaloni’ e sui media che hanno puntato lo zoom sulla gaffe del ‘dottor Fede’. E ce ne sarebbe abbastanza per impensierire Matteo Renzi. L’obbiettivo di Berlusconi è il medesimo del segretario del PD: occupare il centro dello schieramento politico ed espandersi sempre di più. Una strategia perseguita ormai dallo stesso presidente del Consiglio che aspira a un partito maggioritario capace di vincere al primo turno le prossime elezioni nazionali; da Alfano che ha fondato Area Popolare in collaborazione con l’Udc di Cesa e Casini per fare da ago della bilancia, memore della lezione del Psi di Bettino Craxi; infine dal Cavaliere che, a differenza del suo ex delfino, ha deciso di non venire a patti con la sinistra nella consapevolezza che l’equidistanza dei poli non paga elettoralmente e che il ‘centro’ deve esercitare una forza di attrazione verso le estremità se vuole funzionare davvero da catalizzatore di consenso.   

I detrattori possono anche esercitarsi nell’arte sterile dello sbeffeggio, ma il ritorno in tv del vecchio guerriero suscita ancora simpatia, affetto e, a tratti, ammirazione. Non è più il Berlusconi dei tempi d’oro. Questo è incontestabile. Ma se messo a confronto con i tanti e inutili nani che affollano la scena politica resta un assoluto gigante.


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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