STRASBURGO | 13 Gennaio 2015

«L'Europa è in guerra e non se ne rende conto»

Massimiliano Salini, eurodeputato del PPE, stronca il discorso del presidente Schulz in apertura della seduta plenaria di Strasburgo: «Parole deludenti»

di REDAZIONE

«L'Europa è nel mezzo di una guerra e non se ne rende conto». Sono forti le parole con cui Massimiliano Salini, eurodeputato del Partito Popolare Europeo eletto nelle file dell'Ncd, commenta il discorso con cui Martin Schulz, presidente del Parlamento europeo, ha aperto la riunione plenaria a Strasburgo ricordando le vittime degli attentati terroristici a Parigi.

All'indomani della manifestazione nella capitale francese, dove erano presenti tutti i capi di Stato e i rappresentanti delle istituzioni europee, tra cui anche lo stesso Schulz, il presidente del Parlamento europeo ha dato il via alla settimana di seduta plenaria – in cui peraltro è previsto il discorso di Renzi a conclusione del semestre italiano di presidenza europea – con parole che Salini definisce deludenti: «Sì, sono parole destinate a deludere tutti i cittadini europei che non possono sentirsi tutelati da chi, anche davanti a un colpo durissimo come quello che è stato inferto dai terroristi islamici, si limita ad utilizzare un linguaggio politicamente corretto che distingue genericamente fra l'Islam moderato e l'Islam dei terroristi. Davanti a un attentato così feroce tutti i leader mussulmani, come ha ricordato Papa Francesco parlando al corpo diplomatico, devono essere chiamati in causa e condannare ''qualsiasi interpretazione fondamentalista ed estremista della religione''. Altrimenti è inevitabile l'accusa di complicità».

Dietro le parole del presidente del Parlamento europeo c'è un problema culturale profondo: «Schulz, e con lui il Pse, sono prigionieri di una retorica pacifista che anima il multiculturalismo del socialismo europeo e italiano» sostiene Salini. «Sostenere che davanti alla violenza non si risponde con la violenza è una banalizzazione del problema. I fatti di Charlie Hebdo dimostrano che davanti ai terroristi si può reagire solo difendendosi e usando tutti i mezzi che abbiamo a disposizione».

Il rischio è che la conseguenza di una tale scarsa consapevolezza della portata del problema che l'Europa deve affrontare sia l'attuazione di politiche inadeguate alla gravità della situazione. «Certo, l'Unione europea si trova ad affrontare un problema nuovo sul versante del terrorismo internazionale», spiega ancora Salini. «E' in corso una vera e propria guerra che ormai ha radici anche all'interno dei confini dell'Unione Europea e che non riguarda più solo la Siria, l'Afganistan, la Nigeria o l'Iraq. Con gli jihadisti addestrati in Medio Oriente e pronti a uccidere in Europa lo scenario è mutato: chi ha la responsabilità di guidare le istituzioni comunitarie deve prenderne atto e iniziare a pensare che bisogna cambiare tattica e strategia».

E di fronte a un tale scenario ogni titubanza deve essere bandita: «Non cambiare nulla della propria strategia – conclude Salini – solo perché ciò presupporrebbe un cambiamento di mentalità, e magari il riconoscimento delle nostre origini giudaiche e cristiane, significa rassegnarsi a subire l'azione dei terroristi in ogni ambito, anche quello culturale».


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