L’INTERVISTA | 05 Febbraio 2017

«L’Europa cambi o sarà spazzata via»

Dal fallimento sull’immigrazione al terrorismo, dalla disoccupazione all’impoverimento della classe media. L’europarlamentare di Forza Italia Salini sferza l’UE: «L’Europa cambi rotta o sarà spazzata via dalla rabbia nazionalista»

di LUCA PIACENTINI

«Da un lato, con il centrosinistra al governo l’Italia ha perso tre anni. La gravità delle conseguenze è sintetizzata nel rischio di una procedura di infrazione che non possiamo permetterci. Dall’altro, il richiamo della ”odiata” UE sui nostri conti pubblici punta ancora il dito ai decimali, gioca tra le ambiguità di una costruzione europea che non fa nulla per sottrarsi all’immagine negativa di un progetto burocratico a beneficio anzitutto della Germania, che ignora o di fatto lascia indietro i Paesi del Sud». 

E’ necessaria un’operazione ”verità” secondo l’eurodeputato di Forza Italia, gruppo PPE, Massimiliano Salini. Che parte delle recenti tensioni sul deficit tra Roma e Bruxelles per arrivare ad una conclusione: «Nella politica italiana ed europea dobbiamo fissare un ”punto zero” da cui ripartire. Per mille giorni Renzi ha occupato il Paese - governo, parlamento e giornali - presentandosi come l’artefice del cambiamento. Invece ha riportato l’orologio dell’Italia indietro di trent’anni: debito fuori controllo, mercato del lavoro in macerie, spending review rimasta sulla carta e riforme azzerate dal referendum del 4 dicembre». 

E l’Europa? 
«Piange lacrime di coccodrillo. Prenda i migranti e il recente accordo sulla Libia presentato La Valletta. Oggi a Malta i leader UE giocano a indossare gli abiti dei paladini dei confini. Ma è troppo comodo voltare pagina senza riconoscere il fallimento. Per questo, se l’Alto rappresentante UE Federica Mogherini fosse coerente, si dimetterebbe». 

Si spieghi. 
«Oggi la Commissione UE dice che i morti sono già in acque libiche e che gli scafisti vanno fermati prima delle acque internazionali. Propone di bloccare le partenze, fare i respingimenti al largo delle coste africane, stringere accordi con i Paesi dell’area sub sahariana per frenare i viaggi della disperazione e chiudere la rotta del Mare Mediterraneo: tutte cose che il centrodestra guidato da Silvio Berlusconi proponeva quattro anni fa. Allora, però, un grosso pezzo d’Europa, Francia in testa, si oppose, lasciando che la Libia precipitasse nel caos, con le conseguenze disastrose per l’immigrazione che sono sotto gli occhi di tutti».

Cos’è cambiato?
«Il governo di Angela Merkel che spalancava le porte a tutti, oggi offre soldi ai migranti per andarsene spontaneamente dalla Germania. Dobbiamo chiederci: perché? Vedo una sola risposta convincente: il cambio di registro è imposto dalle dinamiche nazionali. Non solo Berlino ma anche Parigi - e la sinistra italiana - temono l’ultra destra. E per paura di perdere le prossime elezioni, fanno ciò che avrebbero dovuto anni fa. Ma forse è troppo tardi». 

Non sta esagerando?
«Oggi queste dinamiche nazionali sono evidenti spinte politiche centrifughe anti europee. Ma ci sono sempre state, solo che agivano sotto traccia. Hanno orientato le politiche di Bruxelles in tutti questi anni. L’unica eccezione è il governatore della BCE Mario Draghi - la cui presenza a Francoforte ricordo per inciso è stata fortemente caldeggiata da Berlusconi. Con la politica monetaria espansiva del Quantitative easing, l’Eurotower ha tentato di invertire la marcia rigorista imposta dalla Germania. Per il resto l’Europa ha lasciato l’economia in stagnazione, voltando le spalle all’Italia e ai Paesi maggiormente in difficoltà. E l’ex premier Matteo Renzi ha fatto di tutto perché Roma venisse ignorata».

In che senso? 
«Le assicuro che nei corridoi di Bruxelles nessuno lo ha mai preso sul serio: chiacchiere e slogan, ma totale assenza di spessore nelle politiche pubbliche. Questa l’immagine di Renzi in Europa». 

Cosa intende per ”punto zero”?
«ln Italia guardo al centrodestra come al luogo da cui il nostro Paese deve ripartire per tornare ad occupare il posto che merita, dall’economia alle relazioni internazionali. Non credo che i poli siano davvero tre come dicono. Il grillismo è un’illusione. Lo spettacolo indegno cui è costretta la Capitale dalla Giunta Raggi ne è l’ennesima conferma. I Cinque Stelle pescano nel vuoto e nel disorientamento lasciato da centrodestra e centrosinistra. Ragione in più per agire rapidamente. E’ questo il momento: Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia e le forze moderate che ne condividono il progetto tornino a collaborare nell’alleanza di centrodestra in una logica bipolare, con l’obiettivo di governare il Paese. E, finalmente, attuare le riforme che gli italiani attendono da decenni»

Quali? 
«Fisco più equo, meno burocrazia e giustizia efficiente: si parte dalle esigenze di famiglie e imprese, sostenendo le prime e semplificando la vita alle seconde». 

E la legge elettorale?
«La bocciatura dell’Italicum da parte della Consulta ha smantellato l’ultimo pezzo dell’edificio renziano. Gli italiani vogliono votare ma la legge è solo uno strumento. Cavilli e tecnicismi non li appassionano. Di certo il Parlamento dovrà garantire governabilità e rappresentanza. Il punto di equilibrio si troverà nel confronto tra le forze politiche». 

Qual è invece la priorità dell’Europa? 
«Serve una presa di coscienza comune: o l’UE cambia o sarà spazzata via. Voci autorevoli come quella del politologo Angelo Panebianco danno l’edificio di Bruxelles pressoché spacciato. A meno che…»

C’è una via salvezza?
«I Paesi membri facciano un passo indietro e trovino un accordo realistico su due o tre punti chiave, ad esempio mercato comune, difesa dei confini e guerra al terrorismo. Il resto venga affidato agli accordi tra Stati, che di fatto governano già gran parte delle dinamiche continentali. Solo che ad oggi vengono decise da una manciata di cancellerie a nord delle Alpi». 

E la moneta unica?
«Se l’EUE ha un barlume di forza istituzionale la moneta unica ha senso. Ma se l’Europa è l’attuale, la moneta unica rimane uno dei tanti punti di debolezza»

Dobbiamo concludere che nel 60° anniversario dei Trattati di Roma, l’Unione Europea si prepara a chiudere i battenti?
«La pace tra gli Stati e il mercato unico sono le due grandi conquiste del percorso comune europeo. I nodi da sciogliere sono più dei problemi risolti. Ma non sta scritto da nessuna parte che la soluzione sia una maggiore integrazione politica. Anzi, ad oggi le certezze sono negative: il malumore e lo scetticismo diffuso nei confronti di Bruxelles, uniti ai fallimenti europei sul fronte dello sviluppo economico e finanziario, nel settore fiscale, sul piano dell’immigrazione e nella lotta al terrorismo, indicano che un tratto importante del cammino fatto insieme dagli Stati membri ha preso la direzione sbagliata. Svoltare non è più nemmeno una priorità. E’ l’unica strada per salvare l’Unione Europea».


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

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