DIRITTI | 12 Marzo 2015

L'Europa e l'illuminismo da quattro soldi

Il Parlamento europeo vuole sancire il diritto di aborto. Chi dice il contrario viene tacciato di essere «oscurantista». Ma il lume della ragione non dovrebbe portare a ragionare, discutere, confrontarsi?

di ROSSANO SALINI

Dare dell'oscurantista al proprio avversario è una delle modalità più in voga per evitare un dibattito serio e ragionato su un dato argomento.

Parola strana, oscurantista. Sarebbe il contrario di illuminista, colui che usa il lume della ragione. Eppure viene usata proprio per evitare uno degli usi supremi della ragione: il confronto dialettico. Si dà all'interlocutore dell'oscurantista, e così facendo lo si riduce a un paria con cui non conviene nemmeno discutere.

Questa la tecnica usata in questi giorni anche dall'europarlamentare del Pd Antonio Panzeri. A un giorno solo dall'approvazione della relazione «sulla parità tra donne e uomini nell'Unione europea», presentata dall'eurodeputato Marc Tarabella, l'assemblea di Strasburgo ha dato il via libera alla risoluzione, presentata proprio da Panzeri, «sulla relazione annuale sui diritti umani e la democrazia nel mondo nel 2013». Un testo che evidentemente avrebbe generato reazioni, dal momento che vi si legge che «i diritti fondamentali delle persone LGBTI sarebbero maggiormente tutelati se esse avessero accesso a istituti giuridici quali il matrimonio», e in un altro passaggio vi si sostiene il diritto delle donne «di accedere all'aborto sicuro». Esattamente come la relazione Tarabella ribadiva il fatto che «le donne debbano avere il controllo dei loro diritti sessuali e riproduttivi, segnatamente attraverso un accesso agevole alla contraccezione e all'aborto».

Presentando il testo al Parlamento, Panzeri ha appunto attaccato le voci critiche tacciandole di «oscurantismo». Certo, nell'aula si erano sentite parole deprecabili da parte di alcuni estremisti, che andavano senza dubbio condannate. Ma la scorciatoia di evitare ogni dissenso mettendo tutto nello stesso calderone, come a dire che votare contro quel testo significa in fondo assimilarsi ai deliri di chi parla dei gay come della feccia della società, è espediente retorico di basso livello, indizio di un illuminismo da quattro soldi che non fa onore all'aula del Parlamento europeo. Soprattutto se il dibattito verte intorno alla definizione di diritti umani, e dove l'arte del ragionamento e dei cauti distinguo dovrebbe essere predominante.

In un clima del genere era prevedibile immaginare che entrambe le risoluzioni sarebbero state approvate. Sebbene si tratti di risoluzioni che non hanno alcun valore vincolante (anche perché si tratta di materie su cui decidono i singoli Stati), il dato culturale rimane comunque, e preoccupa. Discrimina gli omosessuali chi ritiene che la famiglia sia quella formata da un uomo e una donna? Discrimina le donne chi sostiene che l'aborto non è un diritto?

Questa la linea che sembra passare. Senza nessuna dimostrazione, senza alcuna argomentazione. Passa perché chi dice il contrario diventa ipso facto un oscurantista. Un ragionare che sarebbe degno delle chiacchiere da bar, e che invece è assurto a modalità di confronto tra i banchi del Parlamento europeo.


ROSSANO SALINI

Laureato con lode in Lettere Classiche, dottore di ricerca in Italianistica, è giornalista professionista. Ha pubblicato articoli e interviste su testate nazionali (Il Riformista, Il Giornale, L’Osservatore Romano, Liberal, Panorama Economy). Ha lavorato al quotidiano on line 'ilsussidiario.net', dopo aver direttamente partecipato all’attività di elaborazione e avviamento del progetto editoriale. Ha lavorato per enti e associazioni nell'ambito dell'attività di comunicazione e ufficio stampa.

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