SOTTO ATTACCO | 22 Marzo 2016

L’Europa e l'Occidente si preparino a una lunga guerra

Dopo gli attentati di Bruxelles l'Islam ha il dovere di respingere ogni osmosi con il terrorismo e l’Occidente deve combattere i fantasmi creati da un multiculturalismo fallimentare. Sarà una lunga guerra

di ROBERTO BETTINELLI

L’Isis torna a colpire l’Occidente. Pochi giorni dopo l’arresto di Salah Abdeslam, l’uomo più ricercato d’Europa dopo gli attentati di Parigi, i kamikaze si fanno esplodere nell’aeroporto e nel metro di Bruxelles.

Le autorità hanno contato 34 vittime, uccise in pieno giorno e in un orario di punta. La ‘capitale dell’Unione Europea’ ha subito un attacco esemplare nel momento in cui il quartiere di Maelenbeek, vera roccaforte dell’Islam, era sotto assedio. Non ci poteva essere un segnale più forte da parte dei terroristi che sono passati all’azione mentre era in corso l'offensiva della polizia belga e francese. 

Il dato è incontestabile ma davanti alla violenza dell’attacco non bisogna perdere la lucidità. Per prima cosa non si deve trascurare il luogo in cui è avvenuto l’attentato. Bruxelles. E il quartiere di Maelenbeek. Da qui è partito il commando del Bataclan, qui ha continuano a nascondersi Salah nella sua fuga che non può non aver beneficiato della protezione quanto meno di una parte della comunità islamica, qui l’Isis ha continuato a reclutare miliziani e sempre qui un ordigno è esploso nella stazione del metrò uccidendo 20 persone e ferendone 55. 

Bruxelles, quindi, non può essere considerato un obbiettivo nuovo del terrore. Lo è sempre stato come rivela la presenza di una cellula che ha avuto tutto il tempo di reclutare, procurare armi, organizzarsi, pianificare gli obbiettivi e, non ultimo, approfittare di un contesto favorevole come dimostra la reazione di rabbia da parte degli abitanti contro i blitz delle forze speciali. 

I terroristi hanno colpito dove era più facile farlo. Se avessero potuto avrebbero agito in altre città europee. Non è escluso che lo facciano vista la necessità di mostrare i muscoli dopo il clamore dell’arresto di Salah e soprattutto dopo le continue sconfitte dell’armata del Califfato in Siria. Certamente ci proveranno, ma in attesa di costruire le condizioni adeguate hanno scelto l’obbiettivo più a portata di mano.

Non può essere taciuto l’atteggiamento della comunità islamica che non ha saputo sorvegliare le manifestazioni estremistiche sorte al suo interno. Il seme dell’odio non nasce casualmente, va coltivato, predicato, inculcato. E’ il frutto di una dottrina che viene trasmessa e spiegata con cura. Un'operazione che difficilmente rimane nell’ombra a lungo. 

Nè può essere taciuta l’interpretazione errata del multicuralismo che accoglie e perdona gli eccessi dell’integralismo religioso. Le lacune nel sistema di sicurezza ci sono state. Ma è mera utopia pretendere che l’ordine regni nel disinteresse di coloro che per primi dovrebbero sperimentarne i vantaggi. Ossia i fedeli dell’Islam che rifuggono il ricorso alla violenza e sono grati per l'ospitalità di una democrazia come il Belgio che fonda il suo impianto istituzionale sulla tutela delle minoranze. 

La guerra al terrore deve essere portata a termine con mezzi convenzionali, le operazioni militari in Siria e in Libia, ma non può avere successo in assenza di un impegno vero da parte dell’Islam che ambisce a qualificarsi come moderato. 

Sul fronte internazionale le divisioni fra Usa e Russia devono lasciare il passo ad un’alleanza che si ponga il duplice obbiettivo della sconfitta militare dell’esercito del califfato e la pacificazione definitiva del Medio Oriente. I Paesi di religione mussulmana che già hanno aderito alla coalizione internazionale contro l’Isis devono dare il loro contributo. Chi manifesta incertezze o complicità deve essere punito con forza nei suoi interessi vitali. 

In questa prospettiva è decisiva la strategia sul ‘fronte interno’. I musulmani disposti a riconoscere la bontà della civiltà occidentale non possono più tirarsi indietro. Deve finalmente venire alla luce un passaggio culturale che investa la comunità islamica in tutte le sue articolazioni e che sia tale da recidere ogni osmosi fra il terrorismo e la fede islamica. 

E’ estremamente difficile dire se ciò avverrà in tempi ragionevoli o se mai avverrà. Di certo l’Occidente non può stare a guardare, deve difendersi ricorrendo all'uso della forza e delle armi respingendo i fantasmi creati da un multiculturalismo fallimentare. Sarà una guerra. E sarà lunga. 


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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