PENSIERO UNICO | 09 Novembre 2017

L’Europa fondata su persona e comunità

Papa Francesco, nel suo intervento alla Conferenza “(Re)thinking Europe”, ha ribadito i concetti di persona e comunità come i pilastri dell’Europa, mettendo in guardia da un «pensiero unico» che vede l’identità religiosa come una minaccia

di GIUSEPPE ZOLA

Vorrei segnalare un importante intervento di Papa Francesco, tenuto lo scorso 28 ottobre, in occasione della Conferenza “(Re)thinking Europe” organizzata dalla Commissione delle Conferenze episcopali dell’Unione Europea, intervento che ha fatto un riferimento preciso e molto efficace proprio al “pensiero unico”.

Francesco ha detto che il contributo cristiano al futuro del continente si sintetizza in due fattori: «Il primo, e forse più grande, contributo che i cristiani possono portare all’Europa di oggi è ricordarle che essa non è una raccolta di numeri o di istituzioni, ma è fatta di persone […] Riconoscere che l’altro è innanzi tutto una PERSONA, significa valorizzare ciò che mi unisce a lui». Quindi, «l’essere persone ci lega agli altri, ci fa essere COMUNITÀ».

Persona e comunità, dunque, sono i due pilastri su cui si dovrebbe reggere l’Unione Europea. «Non a caso i Padri fondatori del progetto europeo scelsero proprio tale parola (comunità, ndr) per identificare il nuovo soggetto politico che andava costituendosi. La comunità è il più grande antidoto agli individualismi che caratterizzano il nostro tempo, a quella tendenza diffusa oggi in Occidente a concepirsi e a vivere in solitudine. Si fraintende il concetto di libertà, interpretandolo quasi fosse il dovere di ‘essere soli’, sciolti da qualunque legame, e di conseguenza si è costruita una società sradicata priva di senso di appartenenza e di eredità».

Francesco continua la sua analisi affermando che persona e comunità costruiscono luoghi di dialogo, ambiti inclusivi, spazi di solidarietà, sorgenti di sviluppo e promesse di pace.

Parlando, in particolare, del dialogo, Papa Francesco considera «il ruolo positivo e costruttivo che in generale la religione possiede nell’edificazione della società. Penso ad esempio al contributo del dialogo interreligioso nel favorire la conoscenza reciproca tra cristiani e musulmani in Europa. Purtroppo, un certo pregiudizio laicista, ancora in auge, non è in grado di percepire il valore positivo per la società del ruolo pubblico e oggettivo della religione, preferendo relegarla ad una sfera meramente privata e sentimentale. Si insinua così pure il predomino di un certo PENSIERO UNICO, assai diffuso nei consessi internazionali, che vede nell’affermazione di una identità religiosa un pericolo per sé e per la propria egemonia, finendo così per favorire un’artefatta contrapposizione fra il diritto alla libertà religiosa e altri diritti fondamentali». Francesco aveva già fatto un riferimento alla dittatura del pensiero unico in una meditazione mattutina nella Cappella di Santa Marta il 10 aprile 2014.

Dunque, il “pensiero unico” combatte ogni identità ed in particolare le identità religiose, come abbiamo documentato in questa rubrica, per il timore che esse possano indebolire la propria “egemonia”, che tende, invece, a penetrare in ogni aspetto delle vita delle persone, da quello più personale a quello più pubblico.

Il pericolo portato da questo pensiero unico collettivo minaccia direttamente la continuità dell’esperienza europea, basata sui concetti di persona e di comunità. L’intervento di Papa Francesco ci obbliga a una maggiore vigilanza culturale e politica.


GIUSEPPE ZOLA

Giuseppe Zola svolge la professione di avvocato a Milano. E' stato vicesindaco e assessore a Palazzo Marino.

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