ASSOCIAZIONE CIVITAS | 21 Maggio 2016

«L'Europa ha un'identità da difendere»

L'incontro dal titolo «L'identità tradita», organizzato dall'Associazione Culturale ''Civitas'': Francesco Alberoni, Mario Mauro e Massimiliano Salini si sono confrontati su radici cristiane dell'Europa e minaccia del terrorismo islamico

di ROSSANO SALINI

L'identità dell'Europa come origine da riscoprire e rifare propria. Non una particolarità da brandire con vuoto orgoglio, ma la consapevolezza di una radice ultima, umana, culturale e storica, che ancora oggi è l'unica speranza per un'Europa che deve tornare ad essere se stessa se vuole ancora dire qualcosa a un mondo in preda a epocali trasformazioni.

Questo è stato il filo conduttore dell'incontro dal titolo «L'identità tradita», organizzato a Crema dall'Associazione Culturale ''Civitas''. Una Sala Pietro da Cemmo letteralmente gremita ha seguito con attenzione, giovedì 19 maggio alle ore 21, la tavola rotonda su un tema così attuale, anche per la ''civitas'' cremasca, che nel suo piccolo si trova a dover affrontare in modo urgente il tema della propria identità culturale e religiosa. Moderati da Francesco Martelli, sono intervenuti il sociologo Francesco Alberoni, il senatore Mario Mauro e l'europarlamentare Massimiliano Salini.

Due i filoni su cui si è svolto il dibattito: da una parte la situazione geopolitica ed economica dell'Europa in relazione alle grandi realtà mondiali (Usa, Russia e mondo arabo), e dall'altra le problematiche culturali, storiche e religiose relative alla graduale perdita di identità che l'Europa ha vissuto negli ultimi secoli.

Per quanto riguarda l'aspetto geopolitico, il sociologo Francesco Alberoni – che ormai da mesi nei suoi interventi su Il Giornale affronta queste tematiche, alle quali ha anche dedicato il volume Tradimento. Come l'America ha tradito l'Europa e altri saggi – ha messo in luce come gli Stati Uniti abbiano creato con le loro scelte in politica estera quella situazione di immigrazione di massa dai paesi del Medio Oriente, che oggi affligge l'Europa e crea diversi problemi di carattere politico e sociale: «Gli americani non hanno capito quel che stava accadendo nel mondo arabo. Il fermento legato ai movimenti che aspirano ad avere il controllo sul mondo islamico è sfuggito agli Stati Uniti, i quali ora si disinteressano anche delle conseguenze che questo errore sta avendo sull'Europa, che deve fare i conti con l'enorme massa di immigrati islamici».

Ed è così che ci si trova ad avere a che fare con una sorta di «guerra mondiale a pezzi», secondo la definizione di Papa Francesco ripresa da Mario Mauro nel suo intervento. Con un focus particolare da parte del senatore dei ''Popolari per l'Italia'' sulla situazione in Siria: «La guerra civile siriana propone uno scenario equivalente a quello della guerra civile spagnola del secolo scorso: un terreno su cui le potenze straniere hanno giocato le loro aspirazioni egemoniche. La stessa cosa succede oggi in Siria, vero e proprio fronte per lo scontro tra gli interessi dei diversi paesi arabi, cui si aggiungono gli interessi di Russia e Stati Uniti, e in misura minore anche dei paesi europei». E gli Stati Uniti spesso hanno capito tardi e male la situazione: hanno sbagliato prima abbattendo Saddam, «ma ancora di più ha sbagliato Obama lasciando l'Iraq in fretta e furia, e abbandonandolo alla destabilizzazione dell'Isis, che poi si è trasformata in destabilizzazione su scala globale».

Ma se la polveriera siriana è anche il terreno per lo scontro fra interessi di Usa e Russia, ha ricordato nel suo intervento l'europarlamentare del Ppe Massimiliano Salini, allora l'Europa deve giocare un ruolo determinante per far sì che «la Russia non venga tagliata fuori e ridotta a pura potenza regionale, come gli Stati Uniti vorrebbero. Ci vuole un nuovo equilibrio mondiale policentrico, e non uno scontro tra forze contrapposte». In questo l'Italia potrebbe giocare un ruolo determinante: «Non si può pensare che una scelta strategica così delicata possa essere portata avanti dalla Germania, debole nell'industria manifatturiera e ormai completamente dipendente dalla Cina. L'Italia, con la sua grande manifattura, deve ritagliarsi un ruolo privilegiato in questa partita».

Le confuse problematiche di carattere geopolitico hanno però una ragione precisa, che è stata affrontata nella seconda parte dell'incontro: l'Europa, che dovrebbe essere il perno di questo scenario mondiale, non sa che ruolo giocare perché ha smarrito se stessa, e abbandonato la propria identità. «Un abbandono esplicito», ha sottolineato Alberoni. «I paesi protestanti hanno abbandonato la propria identità cristiana molto prima, visto che alcune forme di protestantesimo, come il calvinismo, vanno a identificarsi sostanzialmente con l'ateismo. Poi c'è stata l'ondata giacobina, e infine marxista. Certo, il fondo di valori resta ancora cristiano, ma non esiste una consapevolezza forte, e non c'è nessuno movimento in seno all'Europa che rivendichi con forza questa identità». Mentre il mondo islamico fa della religione il centro della propria azione, il mondo occidentale ha abbandonato la propria origine: «Il Papa stesso, anche se si impone come figura religiosa, emerge più come individualità, e viene valorizzato per posizioni di carattere politico più che religioso». E tutto questo è come «l'incubazione di una catastrofe: i movimenti islamici, terroristici, puntano a portare avanti il loro progetto impossessandosi delle risorse dell'Asia centrale e dell'Africa. E in tutto questo, l'Europa si preoccupa solo di tenere i conti in ordine».

Ma la sfida dell'identità non si vince sul piano politico, con le scelte dei governanti, come ha ricordato Mauro. La sfida la si vede nella sorte di tre ragazzine indonesiane, sgozzate e decapitate nel 2005 mentre si recavano a scuola, in quanto cattoliche. E nelle parole del padre, che disse: «Seppellitele insieme, perché il loro nome è la loro fede». La questione dell'identità è semplice, «consiste nel fatto che di fronte al potere hai qualcosa di più grande in cui sperare». E la presenza di cristiani in area mediorientale, continuamente soggetti a persecuzione – tema a cui Mauro ha dedicato il volume Contro la croce. La persecuzione dei cristiani in Medio Oriente – è fondamentale per far sì che questa area non esploda. «Quei cristiani indifesi e perseguitati ci ricordano, come diceva Manzoni, che la storia degli umili dà significato alla storia dei potenti. La chiarezza dell'identità dà la possibilità di creare le condizioni per ricostruire».
E allora la conclusione di Salini è tornata ancora sull'Europa, che deve «tornare a crescere, anche dal punto di vista demografico. Un popolo che non è aperto alla vita ha perso non solo la propria identità, ma il significato stesso del vivere, del costruire qualcosa». Anche la consapevolezza delle minacce esterne dovrebbe essere parte di questa presa di coscienza della propria identità: «Quando nel V secolo il Nord dell'Africa subiva la minaccia dell'invasione dei vandali – ha ricordato Salini – c'era chi pensava che fosse bene scendere a patti, trovare degli accordi. Così faceva ad esempio il generale Bonifacio. Contro di lui si scagliò Sant'Agostino, invitandolo ''spendere le proprie energie per combattere contro i barbari''. Non l'ha invitato a rassegnarsi, o a cercare una falsa armonia figlia del compromesso. Gli ha detto di combattere!». Ma tutto questo è possibile solo se «l'identità non diventa un discorso nostalgico, o un prurito d'orgoglio. L'identità è consapevolezza. E noi ci difendiamo solo se sappiamo che cosa ci origina».


ROSSANO SALINI

Laureato con lode in Lettere Classiche, dottore di ricerca in Italianistica, è giornalista professionista. Ha pubblicato articoli e interviste su testate nazionali (Il Riformista, Il Giornale, L’Osservatore Romano, Liberal, Panorama Economy). Ha lavorato al quotidiano on line 'ilsussidiario.net', dopo aver direttamente partecipato all’attività di elaborazione e avviamento del progetto editoriale. Ha lavorato per enti e associazioni nell'ambito dell'attività di comunicazione e ufficio stampa.

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