GIOVANI INDUSTRIALI | 06 Luglio 2015

L’Europa? «Meno burocrazia e più opportunità per le imprese»

Giovani imprenditori di Cremona. Faccia a faccia con l’eurodeputato Salini e il consigliere regionale Malvezzi. Le sfide: taglio della burocrazia, concorrenza cinese, agenda digitale e superamento della frammentazione fiscale nell’Ue

di LUCA PIACENTINI

Il mercato europeo di fronte al Trattato transatlantico sul commercio con gli Stati Uniti, la necessità di arginare l’invasione delle aziende cinesi, le misure non più rinviabili per innovazione e semplificazione. Occhi puntati sulle azioni chiave a sostegno delle imprese durante l’incontro, organizzato dai Giovani Industriali di Cremona, con l’europarlamentare del Partito Popolare Europeo Massimiliano Salini e il consigliere regionale del Nuovo Centrodestra Carlo Malvezzi. Il confronto con i due rappresentanti eletti sul territorio si è svolto giovedì 2 luglio presso la sede cremonese di Confindustria. Si tratta del quarto appuntamento promosso dal direttivo locale dei giovani imprenditori, che nelle ultime settimane hanno invitato esponenti del mondo politico ed economico per analizzare i problemi più urgenti in chiave italiana ed europea. 

«Il governo potrebbe fare sicuramente di più - afferma il presidente dei Giovani Industriali di Cremona Stefano Allegri rispondendo ad una domanda del cronista sulla situazione italiana - Il Jobs act offre spunti interessanti ma su burocrazia, taglio alla spesa e giustizia non mi sembra siano stati fatti grandi passi in avanti. Per le imprese resta la difficoltà di difendersi nelle sedi giudiziarie, anche avendo ragione: è l’incertezza del diritto rispetto all'approccio burocratico». 

«In Europa serve un sistema politico più semplice - aggiunge Marco Tresoldi, membro del direttivo di Cremona e vicepresidente dei Giovani Industriali di Confindustria Lombardia - Servono meno burocrazia e più opportunità per le imprese, che devono poter crescere e lavorare in modo omogeneo su tutto il territorio dell’Unione. Purtroppo questo oggi non accade: ogni paese ha le proprie regole, blocchi che ostacolano le nostre aziende». 

E’ stato Massimiliano Salini ad entrare nel merito dei temi europei, sviluppando gli argomenti in agenda nelle commissioni europarlamentari Industria e Trasporti, di cui è membro. «Gli scambi commerciali e il posizionamento dell'Europa in un mercato globale che manifesta gravi segnali di debolezza sono fondamentali all'interno del dibattito politico. Purtroppo - denuncia Salini - Si perde tempo su questioni minori. Dobbiamo recuperare il protagonismo dell’Ue che, nonostante sia il mercato interno più interessante ed esprima la tradizione di impresa più vivace, dispone di un presidio politico quasi inconsapevole». 

«Le sfide sono agenda digitale ed energia - argomenta Salini - insieme al recupero di una situazione fiscale e finanziaria che non ostacoli le imprese». Ma per l’eurodeputato occorre resistere alla tentazioni del populismo. «Chi vuole chiudersi a riccio guardando solo ai difetti, facendo leva sulla paura e proponendo soluzioni di uscita dall’euro darà un colpo mortale all’Europa. Chi invece accetta di aprirsi riscoprirà una relazione più matura con gli Stati Uniti e arginerà l'invasione delle imprese cinesi nei nostri mercati». Quali soluzioni? Secondo l’eurodeputato le cose da fare sono due. «Da un lato - spiega Salini - non dobbiamo riconoscere alla Cina lo status di economia di mercato. È un rischio concreto di cui sta discutendo la Commissione europea. Il riconoscimento non va dato. L’economia cinese deve ancora dimostrare di poter competere garantendo la dignità umana a chi lavora. Dall'altro dobbiamo scommettere sul trattato Transatlantico, che consente una relazione più solida con gli Stati Uniti. Non dobbiamo proteggerci ma rilanciare, eliminando i principali difetti del mercato europeo, che sono un presidio politico debole e un sistema con moneta unica ma 28 regimi fiscali diversi. E’ un problema che toglie competitività al continente e che va risolto in tempi brevi».

Ma se in Europa c’è ancora molto da fare, in Italia, come ricordato dal presidente Allegri, i nodi critici per le imprese sono tutt’altro che sciolti: difficoltà nel credito bancario, tempi biblici per ottenere il pagamento delle fatture dagli enti pubblici e tasse troppo alte. «Gli imprenditori continuano ad avere grossi problemi con la pubblica amministrazione. Difficoltà di pagamento e non solo», spiega Marzia Scaravaggi, vicepresidente Giovani Industriali di Cremona. Un problema che in Italia vale anche nel rapporto con i privati, i cui pagamenti «vanno sempre oltre i 120 giorni, con le conseguenti difficoltà di liquidità per le aziende», costrette a rivolgersi alle banche per ottenere un fido. Che, però, sottolinea l’imprenditrice, gli istituti di credito «concedono fino a un certo punto. E’ vero che oggi grazie alla manovra di Mario Draghi e della Bce sono disponibili a prestare denaro. Ma erogano prestiti a chi forse non ne ha bisogno. Se il rating non è di un certo tipo o se l’impresa è una start up, i fidi non vengono concessi oppure vengono dati con grandi limiti». In questo modo le aziende si trovano sotto un fuoco incrociato e, a causa delle «dilazioni dei pagamenti e della tassazione anticipata, finiscono in sofferenza».  

In Italia uno dei tentativi più strutturati per spianare la strada alla ripartenza economica è stato compiuto in Lombardia, come spiega il consigliere di Ncd Carlo Malvezzi. «Nel 2014 la Regione ha approvato la legge per la competitività delle imprese lombarde - chiarisce l’esponente del Nuovo Centrodestra - Le misure contenute nel provvedimento, dagli accordi sulla competitività e alla semplificazione, renderanno più attrattivo il nostro territorio. A metà settembre approveremo inoltre una nuova norma, che abbiamo chiamato “Manifattura diffusa 4.0”: faciliterà le imprese industriali e artigianali nell’accesso ai fondi europei sull’innovazione. Si tratta di interventi concreti che vanno incontro ai bisogni delle nostre aziende, sostenendole nella sfida del cambiamento». L’obiettivo è coniugare tecnologia, industria, artigianato e tradizione: «Ci troviamo di fronte ad una nuova rivoluzione industriale - conclude Malvezzi - Dobbiamo affrontarla cogliendone tutte le opportunità».


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

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