LA SVOLTA | 15 Marzo 2018

L'Europa non teme Salvini e Di Maio

L'Unione Europea non spaventa più Lega e 5 Stelle. E viceversa Bruxelles non teme Salvini e Di Maio. Mentre il Pd accetta passivamente i vizi del progetto comunitario i leader sovranisti incarnano la volontà di cambiamento degli italiani

di ROBERTO BETTINELLI

L’Europa non fa più paura a Lega e Movimento 5 Stelle. E viceversa. Le forze politiche che prima delle elezioni manifestavano la maggiore ostilità verso il progetto dell’Unione Europea al punto da essere etichettate come ‘sovraniste’, una volta chiuse le urne, hanno cambiato toni e contenuti.

In realtà una modifica alla linea anti-Bruxelles i due leader Salvini e Di Maio l’avevano introdotta anche durante la campagna elettorale. Una necessità che rispondeva ad esigenze diverse: i 5 Stelle dovevano conquistare credibilità presso l’elettorato moderato in fuga dal Pd renziano mentre la Lega non poteva rimanere insensibile al fatto che Berlusconi aveva individuato nel presidente del parlamento di Strasburgo Antonio Tajani il candidato premier di Forza Italia. D’altronde lo stesso Tajani, spinto a rispondere sulle intransigenze lepeniste di Salvini, aveva commentato in modo possibilista l’evenienza di correggere i parametri macroeconomici di Maastricht. Tajani infatti, al pari di Salvini, non scarta a priori l’evenienza di sforare il rapporto deficit-Pil oltre il 3% purché l’operazione serva a dare ossigeno all’economia reale.

Sia Salvini che Di Maio, determinati ad attribuire ai rispettivi partiti le presidenze dei due rami del parlamento italiano, hanno perso ogni forma di rigidità in merito al giudizio sull’Unione Europea. Rigidità che invece, sul versante dell’oltranzismo pro-europeista, caratterizza il Pd di Matteo Renzi che ancora oggi commette l’errore di presentarsi come la sola forza politica sulla quale Bruxelles e gli investitori internazionali sarebbero disposti a puntare per garantire un futuro di stabilità al Paese. Un’analisi ben evidenziata dal ministro dell’Economia Padoan che ha pubblicamente denunciato il presunto allarme delle istituzioni comunitarie davanti all’incertezza di un governo targato Lega o 5 Stelle. Un renziano doc, Padoan, che a seguito della sua affermazione è stato smentito dal commissario agli Affari economici Pierre Moscovici che ha ribadito come l’Italia resti un partner affidabile.

All'orizzonte si profila dunque una nuova simmetria: non solo Salvini e Di Maio non hanno più paura dell’Europa ma anche Bruxelles non teme i due partiti che sono usciti vittoriosi. In un contesto di questo tipo l’argomento europeista, che Renzi ha elevato a elemento cruciale della sfida elettorale del Pd come si evince dal protagonismo concesso ad Emma Bonino, ha perso il suo carattere identitario e dirimente. Anzi, affrontare il perenne negoziato europeo in modo passivo e senza un filtro critico come hanno fatto i dem rappresenta agli occhi degli italiani una nota di demerito.

L’Europa, per diventare davvero un’opportunità, deve cambiare. E' questo il messaggio che Salvini e Di Maio stano lanciando nei giorni in cui il capo dello Stato sta attuando le mosse propedeutiche alla formazione del nuovo governo. Un messaggio che tutto vuol dire tranne che far uscire l’Italia dall’Unione Europea o dall’euro come invece sostengono Padoan, Renzi e Bonino. I mercati e le borse, ha sottolineato Moscovici, non hanno accusato colpi traumatici dopo le elezioni. Sul fronte finanziario vige un clima di sostanziale tranquillità. La vittoria del centrodestra a trazione Salvini e il risultato brillante dei 5 Stelle guidati da Di Maio non spaventano i Paesi partner. E in ogni caso di un’Europa fondata su tecnocrazia e austerity, come è quella che il Pd ha conitnuato e continua a difendere, gli italiani non sanno più che farsene.


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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