OMBRE SU BRUXELLES | 20 Gennaio 2017

L'Europa rischia di rimanere col cerino in mano

L'inizio dell'era Trump, i primi passi verso la Brexit, i nuovi rapporti con la Russia e il neoprotagonismo della Cina: cambiano gli scenari economici e geopolitici ma l'Europa sembra prigioniera del proprio immobilismo

di LUCA PIACENTINI

La catastrofe economica della Gran Bretagna non c'è stata. La Brexit It non è coincisa con il default di Londra. Nonostante gli allarmismi e le previsioni a tinte fosche di molti esperti. 

Dall'altra parte dell'oceano la vittoria di Donald Trump non ha fatto scivolare gli Stati Uniti nella guerra civile. La borsa non è crollata, i capitali non sono fuggiti in massa. Le istituzioni della più antica democrazie liberale del mondo, con la solidità dei suoi pesi e contrappesi, formalmente in grado di mettere le briglie ad una presidenza troppo disinvolta, sono tuttora in piedi e stanno dimostrando di funzionare (vedi il dinamismo della commissione del Senato sull'hackeraggio russo).

Le contraddizioni e le tensioni che da sempre attraversano la democrazia e la società americane restano, ma il raduno dei sostenitori che accompagna la cerimonia in cui venerdì 20 gennaio il tycoon giura ufficialmente come 45º presidente degli Stati Uniti non sembra proprio un ritrovo di fanatici che marciano sulla Casa Bianca mossi dalla volontà di rovesciare il potere costituito. 

Pur in mezzo a mille incertezze e tentennamenti, Theresa May sta muovendo i primi passi per rispettare la volontà popolare dei britannici, cercando comprensibilmente di trarre il massimo beneficio dall'uscita della Gran Bretagna dall'Europa; dall'altra parte il magnate newyorkese ha costruito la sua squadra, giura in Campidoglio e si prepara a governare con pieni poteri.

Certo, tra i mille dubbi degli osservatori di cose americane. Visto che nessuno sa di preciso come si muoverà il tycoon 'deideologizzato', così forte nel confronto con gli altri ex potenziali candidati del Partito repubblicano ma in molti temi così lontano dalle posizioni tradizionali degli stessi conservatori. Tra gli esperti c'è chi si attende una crescita della spesa pubblica nelle infrastrutture per dare slancio all'industria, un maggiore accento liberistico al mercato interno, un taglio delle tasse alle imprese e, probabilmente, un iniziale approccio protezionista verso l'esterno. 

Nei confronti della Russia, Trump è deciso a tenere la barra dritta rispetto ai propositi iniziali. Non può negare i rapporti dell'intelligence che evidenziano il tentativo di influenzare le elezioni americane da parte degli hacker russi, ma vuole costruire in ogni caso una nuova relazione con Mosca, probabilmente a dispetto di Pechino. 

Quali ripercussioni sugli equilibri globali avrà questo atteggiamento nessuno può dirlo. Difficile escludere il rischio che la Cina reagisca cercando di proporsi paradossalmente come il nuovo alfiere dell'apertura dei mercati e della globalizzazione, un primato tenuto fino ad oggi proprio dagli americani.

In tutto questo rinnovato (o potenziale) protagonismo di Stati Uniti, Gran Bretagna e Cina, c'è da chiedersi che cosa stia facendo l'Unione Europea. Che rischia di rimanere con il cerino in mano: con una moneta unica sempre meno popolare a causa della crescita dei nazionalismi e dei partiti estremisti, politiche migratorie contraddittorie e inadeguate, una sostanziale incapacità di proteggere i propri confini interni ed esterni della minaccia del terrorismo, una crescita economica asfittica, una debolezza cronica sul fronte finanziario e la mancanza di una vera unione bancaria, un disegno istituzionale che nei fatti sono in molti a ritenere sostanzialmente modellato per rispondere ai desiderata di Berlino. 

Non solo. Quale sarà il destino della Nato? Tutto dipende dalla volontà del nuovo inquilino della Casa Bianca di continuare a garantire gli attuali livelli di spesa americani nel garantire la protezione dell'Occidente. Uno scenario, quello di un eventuale taglio nei fondi destinati alla difesa degli interessi extra Usa, che pone i paesi europei di fronte alla propria inconsistenza nella politica di difesa, dove non hanno mai investito abbastanza e per la quale si sono sempre affidati all'ombrello della superpotenza americana. 

Insomma: il mondo cambia, sulla scena angloamericana appaiono nuovi leader e percorsi inediti, si delineano nuovi scenari economici e geopolitici, mentre l'Europa appare immobile, facile preda di crisi di diversa natura e come stretta in una morsa. Saprà trovare Bruxelles le contromisure per non rimanere irrimediabilmente intrappolata?


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

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