PENSIERO UNICO | 24 Aprile 2017

L'eutanasia e la politica «emozionale»

Dopo aver fatto passare in Italia le cosiddette unioni civili, il pensiero unico ha fatto passare alla Camera dei Deputati, per mezzo di una classe politica assolutamente acritica, anche le disposizioni sul fine vita

di GIUSEPPE ZOLA

E così, dopo aver fatto passare in Italia le cosiddette unioni civili, il pensiero unico ha fatto passare alla Camera dei Deputati, per mezzo di una classe politica assolutamente acritica, anche le disposizioni sul fine vita. In entrambi i casi ha usato l’arma della furbizia, chiamando unioni civili quelle che, di fatto, sono un vero e proprio matrimonio tra persone dello stesso sesso e nascondendo dietro la sigla DAT una vera e propria eutanasia. In entrambi i casi, poi, è stata data ai due provvedimenti una accelerazione insensata, come se si trattasse di materie non rinviabili, mentre le vere e drammatiche emergenze del nostro Paese sono ben altre. Tanto è vero che sono pochissime le persone che sono ricorse alle unioni civili, mentre sono aumentati in misura vertiginosa i poveri, gli immigrati irregolari, le chiusure delle aziende medio-piccole, la caduta dei cavalcavia, l’insicurezza, ecc. Con particolare riferimento all’approvazione del provvedimento sul fine vita, vorrei fare alcune considerazioni.

E’ impressionante l’insipienza della stragrande maggioranza della classe politica, la quale si lascia andare all’onda emozionale del momento, invece che ragionare approfonditamente su temi così delicati come quelli attinenti alla vita ed alla morte. La grande stampa favorisce grandemente questa insipienza, credendo di interpretare una maggioranza popolare che, invece, non esiste (tanto è vero che i giornali vendono sempre meno ed i talk show non li ascolta più nessuno). In questo caso, pochissimi si sono salvati da questa insipienza, frutto di inspiegabile sottomissione al pensiero unico.

Ancora una volta, il legislatore, orchestrato magistralmente dalla manovra radicale, ha voluto, a tutti i costi, dare al Paese una legge più propensa ad assicurare la morte che a promuovere la vita. I radicali, che hanno annullato ogni afflato popolare dei grandi partiti tradizionali, con il divorzio hanno favorito la spaccatura della famiglia, con l’aborto hanno interrotto la vita di tanti innocenti, con le unioni civili hanno interrotto una tradizione ultramillenaria, con le Dat vogliono favorire la fine di una vita (che, evidentemente, dà fastidio).

La novità politica emersa dall’ultima vicenda è data dal fatto che il Movimento 5 Stelle appare del tutto impermeabile a qualunque ragionamento. È stato il più scatenato nel volere questa legge di morte. Già conoscevamo il punto di vista di tutte le sinistre e su di esse, che da lungo tempo hanno ceduto ogni dignità al pensiero unico, già sapevamo che non potevamo contare. Ora c’è la certificazione che anche i grillini sono drammaticamente (e non comicamente) dalla parte sbagliata. Sembra, allora, sempre più incomprensibile l’apertura che parte del mondo cattolico pare stia mettendo in atto nei confronti di quel movimento.

Risulta chiaro che il progetto di legge approvato alla Camera introduce in Italia l’eutanasia, anche se tale nome non appare scritto nel testo. Con l’aggravante che la morte può essere inflitta anche attraverso l’interruzione dell’idratazione e della nutrizione, che, evidentemente, non possono essere considerati trattamenti terapeutici. Fuori dai giri di parole, se passasse definitivamente questa legge, in Italia si potrebbe morire impunemente di fame e di sete.

Tutte le forze sane del Paese devono unirsi per impedire che la legge sull’eutanasia venga confermata anche dal Senato.


GIUSEPPE ZOLA

Giuseppe Zola svolge la professione di avvocato a Milano. E' stato vicesindaco e assessore a Palazzo Marino.

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