I 100MILA DI BOLOGNA | 09 Novembre 2015

L'ex piazza rossa ingabbia il «premier mai eletto»

A Bologna rinasce un Centrodestra unito capace di 'essere' opposizione fino in fondo. Stoppato al centro dal muro berlusconiano, Renzi deve subire la scissione a sinistra oltre alla concorrenza dei 5 Stelle. Il suo Pd ‘pigliatutto’ è un colabrodo

di ROBERTO BETTINELLI

La manifestazione di Bologna è stata un successo. Lo è stata sul versante della partecipazione popolare. Ma anche dal punto di vista della strategia politica. Era tutt’altro che scontato concentrare 100mila sostenitori in piazza Maggiore. I simpatizzanti di Forza Italia, Lega Nord e Fratelli d’Italia hanno risposto generosamente all’appello dei rispettivi leader. Silvio Berlusconi, Matteo Salvini e Giorgia Meloni, nonostante l’ondata di anti politica dominante nel Paese e il fuoco micidiale della macchina comunicativa renziana, sono riusciti a riempire la piazza ‘rossa’ per eccellenza. 

 

Il primo obbiettivo, quindi, è stato raggiunto. Ma la vera vittoria sta tutta nella compattezza che hanno ritrovato le forze del centrodestra capaci finalmente di offrire un’opposizione unita, chiaramente identificabile, alternativa al Pd e a Renzi. Un fronte che impedisce al premier di sfondare al centro dove ormai Silvio Berslusconi, grazie allo stimolo ricevuto dai due più giovani colleghi, ha eretto una barriera insuperabile. Un problema grosso per Renzi che ha scommesso tutto sulla trasformazione del Pd in un partito ‘pigliatutto’ rivolto a corteggiare la fascia mediana dell’elettorato. Ora il segretario del partito di maggioranza relativa si trova in grande difficoltà dal momento che non più proseguire nella sua campagna di conquista ‘a destra’ confermata da una legge di stabilità che contiene misure studiate appositamente come l’abolizione della Tasi e l’aumento del contante fino a 3mila euro. 

 

Renzi, a questo punto, deve fare i conti con la scissione a sinistra che è destinata inevitabilmente a indebolire il Pd. Gli elettori del Nazareno, infatti, da ora in poi avranno come alternativa non solo il Movimento 5 Stelle, che resta un partito dall’impronta programmatica di sinistra, ma anche la nuova formazione lanciata da Fassina, Vendola e che a breve attirerà nella sua orbita anche Giuseppe Civati e la versione nostrana di Podemos. 

 

Il premier non può dimenticare che nelle ultime turnazioni elettorali il Pd ha lasciato sul campo un numero incredibile di voti dimostrando di essere la forza che più ha subito l’aggressione dell’astensionismo. Ciò vuol dire che l’elettorato storico si sta disaffezionando. Un fenomeno che viene registrato anche nell’ultimo sondaggio di Pagnoncelli pubblicato sul Corriere della Sera dove, pur in un quadro sostanzialmente positivo per l’esecutivo, si evidenzia come il 20% degli elettori del Pd non apprezzi le misure varate dal governo con la manovra finanziaria. 

 

Renzi, a differenza del passato, è chiuso in una morsa che rischia se non di stritolarlo almeno di congelarne il consenso. Una battuta d’arresto che lo espone al pericolo di dover gareggiare con un Movimento 5 Stelle agguerrito e un Centrodestra rinato alle prossime elezioni nazionali. Due competitor che, anche in presenza dell’Italicum, possono verosimilmente contendere lo scettro al Pd. 

 

Se il premier vuole proseguire nel suo avanzamento a destra sarà costretto ad andare ben oltre provvedimenti berlusconiani come Tasi e il tetto più alto per i contanti. Un’azione, questa, che però non è più destinata a intercettare il sostegno di Forza Italia ormai passata decisamente all’opposizione e impegnata in una contrapposizione dura e inflessibile. D’altro canto più insiste in questa direzione e più il segretario del Pd rischia di favorire la neonata Sinistra Italiana o Grillo. 

 

La manifestazione di Bologna ha ridato al Paese un’opposizione desiderosa di ribattere punto su punto alle tesi renziane, raccontando un Paese che non si evince dalla narrazione entusiasta e autocelebrativa del premier e dei suoi ministri. 

 

Renzi, domenica, era in visita a Riad e ha fatto un sopralluogo nel cantiere della metropolitana dove lavora l’azienda italiana Impregilo Salini. Oltre a non perdere occasione per essere identificato con il Made in Italy in giro per il mondo, ha commentato con evidente risentimento la manifestazione di Bologna: «L’Italia vuole ripartire, non è fatta solo da chi sa urlare e insultare per la strada. Basta con chi vuole bloccare il paese». 

 

Al premier «mai eletto», come l’ha giustamente definito Berlusconi dal palco di piazza Maggiore, bisognerebbe ricordare che un’opposizione non solo è auspicabile ma necessaria per chi voglia fare bene alla guida del Paese. Il fatto che Renzi non la pensi così è il segnale inequivocabile che ormai è prigioniero dell’ambizione smisurata di chi si sente al di sopra delle critiche e che proprio per questo motivo non è adatto a governare una grande democrazia come l'Italia.


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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